CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Associazionismo e partecipazione

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Quale ruolo possano avere le associazioni nel contribuire a superare la crisi identitaria che sembra attanagliare le forze politiche di sinistra in questo delicato frangente della nostra storia è il punto focale di un denso contributo di Maria Medici [1].

Decalcomanie, Rene Magritte

Uno dei presupposti del ragionamento è la “crisi della forma partito”. Assunto inoppugnabile, sul quale sarà il caso di tornare, poiché soltanto interrogandosi a fondo su tale questione sarà meno arduo sciogliere alcuni nodi riferibili alla solidità dei modelli di rappresentanza, nonché all’esigenza di leggere con “nuove lenti” i processi di trasformazione in atto a livello planetario. Nell’economia di questa breve nota ci si limita a riprendere l’opinione di Ezio Mauro, a giudizio del quale “non c’è più cultura politica che sappia interpretare queste fragilità disperse, queste individualità dimenticate, riconducendole dentro un discorso collettivo, trasformando singole frustrazioni e aspirazioni private in una causa comune” (La paura di avere paura, in “La Repubblica”, 10 luglio 2018).

È quasi pleonastico sottolineare quanto l’esigenza di fronteggiare l’attuale quadro di disaggregazione politica e di smarrimento civile assuma caratteri di urgenza democratica dinanzi al montare di opzioni politiche (quelle dell’attuale esecutivo) a metà strada tra la propaganda e il velleitarismo. Per le forze politiche che si richiamano ai valori sui quali è fondato il nostro ordinamento costituzionale incombe l’onere di riacquistare il terreno perduto sul piano del consenso da parte dei cittadini. Ripensare, dunque, le modalità con le quali esse possano mettersi in relazione – come osserva Medici – con “quella realtà così significativa rappresentata dall’associazionismo” [1] è ineludibile per non restare ai margini dei processi di decisione politica. Partire “dal basso” (mentre “dall’alto” si trovino le strade di una nuova progettualità) implica un impegno partecipativo dei cittadini, che possono trovare nelle associazioni lo strumento per concorrere all’elaborazione di scelte politiche adeguate, per dibattere nel modo più ampio e approfondito questioni al centro delle esigenze collettive, per promuovere e/o organizzare momenti di confronto pubblico e di scambio anche tra soggetti con analoghe finalità e con valori convergenti.

L’articolo 118 della nostra Costituzione prevede espressamente che ciò avvenga. Si tratta, con tutta evidenza, di dare sostanza a quel principio attraverso il duro e costante sforzo di tradurlo in forme operative consistenti. Rafforzare i “corpi intermedi” (come usa chiamarli Giuseppe De Rita) significa far progredire il modello di democrazia partecipativa che è stata il tessuto connettivo delle forze politiche della sinistra dagli albori dello Stato di diritto. Il patrimonio di progettualità proprio di quegli orientamenti ideali deve trovare nelle associazioni un elemento di crescita, di confronto, di “prova del fuoco” per dare linfa e significato all’elaborazione di proposte e di spinta provenienti dalla società civile.

L’impegno individuale in un’associazione è totalmente compatibile con la “militanza” di partito. Si tratta di due percorsi che possono procedere in parallelo, alimentandosi vicendevolmente. Entrambe le scelte, infatti, postulano un diretto e consapevole impegno politico, nel senso originario e profondo dell’aggettivo. Occorre, peraltro, fare bene attenzione a non incorrere in errori del passato o in possibili storture nel rapporto – delicatissimo – tra partecipazione dei cittadini e ri/costruzione di soggetti politici in grado di interpretare e guidare le istanze provenienti dalla società. Va evitato di cadere nel collateralismo o, peggio ancora, di pensare alle associazioni come “cinghie di trasmissione” di un partito o di una sua corrente. Se questo avvenisse, qualunque associazione sarebbe fatalmente fagocitata dentro un partito (o una sua frazione) e perderebbe il carattere di soggetto in grado di esprimersi in piena autonomia sulle questioni sulle quali ha profuso il suo impegno nel dibattito pubblico e nella partecipazione civica.

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[1] Maria Medici, Ripensare la Politica e il ruolo dei partiti, L’Italia che Verrà, 28 Maggio 2018

L'Italia Che Verrà

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