Civismo e Partecipazione

Cambridge Analytica non sia una scusa per i nostri fallimenti

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Dopo le dichiarazioni di Christopher Wylie al Guardian delle scorse settimane molti di noi hanno letto o sentito parlare dello scandalo Cambridge Analytica. Ma al netto della violazione del sistema di protezione dei dati di Fecebook che ha obbligato Mark Zuckerberg (dopo un bel tonfo in borsa) alle pubbliche scuse, c’è il rischio che la vicenda si trasformi, per un certo establishment politico, nella scusa perfetta ai propri fallimenti.

I fatti li possiamo riassumere più o meno così: una società privata, la “Global Science Research”, mette in rete nel 2014 una app-test chiamata “thisisourdigitallife”. Scaricata circa 270’000 volte l’applicazione ha raccolto una profilazione non solo di chi -consensualmente- aveva effettuato il download, ma anche delle rispettive cerchie di “amici”. I dati di questi ultimi però, sono stati scaricati senza alcun consenso dei diretti interessati. Così facendo la società ha messo nei propri database circa 50 milioni di profilazioni di cittadini statunitensi. Vale a dire dati personali, preferenze e, soprattutto, la time-line delle interazioni, ovvero i “like” che mettiamo sul social network.

A destare ancora più scalpore è stato il fatto che Cambridge Analytica è stata, a detta dello stesso Wylie, una “macchina di propaganda a tempo pieno” per la campagna elettorale di Donald Trump nel 2016. Da qui è partita -comprensibilmente- una sorta di psicosi collettiva che si è inserita a pieno titolo nel filone narrativo delle cosiddette attività di manipolazione della rete. Un contesto fertile fatto un giorno di ingerenze di potenze straniere, l’altro di Fake News.

Non è questa la sede per entrare nel dettaglio su come e, soprattutto, se, pratiche di questo tipo siano effettivamente in grado di manipolare le preferenze elettorali degli individui. Basti dire che la letteratura scientifica mette da tempo nero su bianco più di qualche dubbio.

Questo vuol dire che non è successo niente e va tutto bene? Assolutamente no, la situazione non va affatto banalizzata. Per molti aspetti lo scandalo Cambridge Analytica è l’apertura del vaso di pandora che renderà inevitabile un dibattito sulla protezione dei dati personali nella rete e sugli strumenti legislativi per proteggerli. Ma dal punto di vista politico, come sottolinea brillantemente Boccia Altieri in un suo recente articolo, c’è il rischio che un simile evento possa essere utilizzato come scusa o, il altre parole, come strumento consolatorio per una sconfitta storica di una certa parte politica.

Pensare che Trump abbia vinto solo grazie a strumenti come quelli sopra descritti sembra una forzatura utile a nascondere le responsabilità di un certo establishment politico progressista che non ha saputo leggere il malessere profondo della società. Anche perché, se vogliamo essere sinceri Trump non è stato né l’unico né il primo ad utilizzare strumenti di analisi di big data e propaganda mirata. Infatti, stando alle dichiarazioni di Carol Davidsen, responsabile “integration and media analytics” per Obama nella campagna del 2012,  pratiche di profilazione dettagliata attraverso il noto social network erano già state messe in campo in quell’occasione.

Per quello che riguarda le ultime elezioni del nostro paese poi, sembrerebbe che la stessa società abbia collaborato alle ultime elezioni politiche anche con un partito italiano. Nessuno sa bene quale sia, ma già si leggono alcuni commentatori puntare il dito sulla possibile manipolazione di fasce dell’elettorato. In sincerità questa polemica sembrava già iniziata, in via preventiva quando, alla fine dello scorso, abbiamo assistito al primo caso di un rapporto settimanale di partito sulle Fake-News. Anche in questo caso si intravede, da una parte, il tentativo di costruire una narrazione a discolpa di chi non ha saputo leggere fratture e malesseri profondi della nostra società. E, dall’altra, l’atteggiamento sottointeso e conseguente di colpevolizzare un elettorato incapace, sotto queste lenti, di comprendere e valutare -magari razionalmente- le proposte di questo o quel partito politico.