Civismo e Partecipazione

Che cosa ci dice la “testata” di Ostia.

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Secondo diversi documenti storici, Ostia nacque come un accampamento fortificato per difendere Roma dagli attacchi marittimi e divenne poi un importante polo per il commercio. Al giorno d’oggi scopriamo che la prima porta di accesso di Roma dal mare è diventata una straordinaria metafora, non della capacità di Roma di espandersi, ma di una città che regredisce ad una velocità sempre maggiore.

Arrivano ormai con cadenza quotidiana immagini del degrado della capitale d’Italia. Immagini di un degrado urbano, dato lo stato fatiscente delle sue infrastrutture e dei suoi quartieri; immagini di un degrado sociale, date le condizioni delle sue periferie, una disoccupazione giovanile superiore al 40% (dati Istat 2016) e le numerose aziende che stanno lasciando la città; immagini di un degrado civile, fotografate perfettamente dai tanti cittadini di Ostia che giustificano e coprono gli episodi di criminalità organizzata ad opera degli Spada e di altre famiglie malavitose. C’è anche uno straordinario tessuto civile, che si ribella e che combatte, che cerca con pratiche di cittadinanza attiva di sovvertire questo stato delle cose. C’è però anche, e lo dico da romano, una insopportabile coltre di qualunquismo cinico che non fa i conti con cosa sta diventando Roma, sempre più divorata da fenomeni criminali che pervadono non solamente le sue periferie ma anche il centro.

Si arriva a dire che a “Roma la mafia non esiste” per poi cadere dalle nuvole, o addirittura dare giustificazioni di comodo, davanti a episodi come quello della famosa “testata” di Roberto Spada, che hanno ormai fatto il giro del mondo. Che messaggio manda, di un paese intero, l’immagine della sua capitale in preda al degrado e alla criminalità organizzata? Quali sono le ripercussioni di tali episodi per la credibilità dello stato? Ed è proprio qui il punto: l’impressione è che a tali domande il paese non abbia risposta. L’impressione è che si guardi a quanto sta succedendo con sufficienza, con presunzione, come se quanto succede a Roma possa essere derubricato ad un mero caso locale degno di poca attenzione. E così si delinea un secondo ritratto, ossia quello di un’Italia che non solo non si cura di una capitale degradata, ma che non riesce più a ragionare in termini di bene comune, di paese.

Insomma, la vicenda di Ostia è divenuta emblematica da diversi punti di vista. Da Ostia infatti è possibile vedere l’immagine di una capitale diventata provincia, che assiste in maniera cinica al dilagare della criminalità organizzata. Da Roma invece si vede l’immagine di un paese, altrettanto cinico, che disprezza Roma, la sua finestra sul mondo, e che non accomuna il degrado della sua capitale al suo.

Da ostia si arriva facilmente ad una riflessione sul nostro paese e su alcune delle sue inclinazioni. L’Italia che verrà dovrebbe aver bene chiaro in mente il rapporto che vuole avere con la sua capitale, senza aspettare che sia un episodio di violenza come una “testata” a ricordarglielo.

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