Civismo e Partecipazione

Come leggere i sondaggi sulla corruzione in Italia: ovvero la distanza tra percezione e realtà

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Un articolo del prof. Sabino Cassese sul Corriere della Sera di qualche tempo fa – vedi qui – ci offre spunto ed argomenti per comprendere come i sondaggi, quando non bene interpretati, possono dare origine a informazioni e impressioni errate.

Il tema in questo caso è la corruzione in Italia, tuttavia le conclusioni da trarne possono essere estese a tutti gli argomenti che colpiscono l’attenzione dell’opinione pubblica.

Nell’articolo sopracitato – utilissimo leggerlo – veniva posta in discussione, senza se e senza ma, l‘affidabilità stessa dei sondaggi di Trasparency International, della World Bank e della Country Risk Guide. Come noto, questi sondaggi collocano l’Italia agli ultimi posti nella classifica internazionale della corruzione, dopo il Ghana, lo Zambia, Cuba e l’Arabia Saudita.

Su quali argomenti si basava quella contestazione?

Il punto principale dell’argomentazione di Cassese – indirizzato alla statistica di corruzione più di moda, quella che Trasparency International –  organizzazione facente capo alla Banca mondiale e istituita nell’anno 1993 –  elabora ogni anno  come indice della corruzione percepita (vedi qui l’indice dell’anno 2016) risiede nell’affermazione incontrovertibile che tale indice non può essere definito come “indice della corruzione”: molti quotidiani italiani usano da anni presentare queste statistiche enfatizzando al massimo il termine “corruzione”, ma pochissimo spiegando l’aggettivo “percepita” (vedi fra tutti La Stampa del gennaio scorso): il lettore, poco avvertito e/o non avvertito, legge e capisce altro. Già lo scorso anno 2016, Giampaolo Galli osservava sulle colonne de Il Sole 24 ore – vedi qui –  che iI problema di questo indice è che “necessariamente riflette valutazioni soggettive e può – dunque – essere anche molto distante dalla realtà……..come evidenzia Nando Pagnoncelli, gli italiani hanno una percezione spesso sbagliata della realtà sociale e tendono a dilatare la portata di molti problemi“. Da cui un “tasso di affidabilità” non elevato dell’indice di percezione in questione.

Vero è che non è possibile avere una “statistica diretta” della corruzione – in nessun luogo al mondo – perchè non esistono e non esisteranno mai degli “indicatori ufficiali” di un fenomeno del genere. Allora si aggredisce il tema della conoscenza ricorrendo ad altre evidenze statistiche indirette ed estrinseche al fenomeno in sé e per sé, tentando di fornire una “proiezione” che si avvicini il meglio possibile alla realtà. Tuttavia, se questo è il metodo, allora esistono indicatori “indiretti” utilizzati dalla Commissione europea e dall’ISTAT che pervengono a conclusioni opposte a quelle di Trasparency international: se, infatti, al posto della “corruzione percepita” , si misura il fenomeno più vicino alla realtà dei tentativi di corruzione dei quali gli intervistati siano stati oggetto o testimoni (a) nel corso della loro vita,  (b) nell’ultimo anno, emergono dati che smentiscono radicalmente i risultati dei sondaggi sull’indice di percezione della corruzione. Vediamo qui di seguito l’ultimo sondaggio pubblicato dalla Commissione dai quali emerge che la percentuale di Italiani fatti oggetto o testimoni di atti di corruzione negli ultimi 12 mesi è INFERIORE alla media UE, pari a Gran Bretagna e Spagna, di poco inferiore alla Francia e alla Svezia, di molto più bassa di Croazia, Bulgaria, Grecia e Belgio (si vedano le pagg. 89 e seguenti del sondaggio – clicca qui).

Da segnalare infine, con la stessa metodologia di rilevazione della Commissione europea, il sondaggio pubblicato dall’ISTAT lo scorso ottobre 2017, che certifica dati anche più lusinghieri ( vedi qui “La-corruzione-in-Italia”, completo di analisi del fenomeno in tutti i settori della pubblica amministrazione.)

Giuste, pertanto, le critiche di Cassese a un certo tipo di statistiche sulla corruzione? Noi diremmo di sì, perché ci consentono di comprendere che certe conclusioni, specie se rilanciate rumorosamente dagli organi di stampa, meritano sempre un’attenta riflessione sulla metodologia utilizzata: una cosa è leggere il fenomeno dal punto di vista della percezione , altra cosa è quello di monitorarlo basandosi sulle testimonianze dei cittadini fatti oggetto di tentativi di corruzione. Le statistiche “indirette”, basate su dichiarazioni soggettive, sono solo utili ausili per comprendere un fenomeno, come usa in tutte le buone famiglie di studiosi. Tuttavia vanno esaminate nel loro complesso e non presentando una parte per il tutto.

La corruzione in Italia è sconfitta? Sarebbe ridicolo suggerire una tale conclusione! Tuttavia va anche ricordato che i fenomeni corruttivi sono da sempre intrinseci a tutti i sistemi sociali organizzati, anche in realtà storicamente forti. Il punto vero è la qualità degli strumenti giuridici di contrasto che uno Stato è capace di predisporre e  come li fa funzionare nella realtà concreta.