CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Grillo, la democrazia, l’acqua calda e l’uovo di Colombo.

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Manuale di ignoranza democratica con cenni sulla vera demarchia. 

Fin dalla sua nascita, nell’antica Grecia, la Democrazia, ha avuto vita molto contrastata ed irta di pericolosi ostacoli.

La democrazia, nacque dalla constatazione che l’affidare tutto il potere ad un uomo solo, senza un’investitura popolare ed una durata delimitata del mandato, era una pratica pericolosissima, anche perché il potere tende a cambiare, in peggio, le persone, facendo loro perdere la prospettiva delle cose e la necessaria obiettività.

D’altro verso, l’anarchia, il governo di tutti senza regole, era stata scartata come regola di convivenza civile, perché portava inevitabilmente allo scontro, anche fisico, di tutti contro tutti, che può avere, in ultima analisi, come unica legge regolatrice, la legge del più forte, l’homo homini lupus di Plauto (o Hobbes se preferite la filosofia).

Scelta quindi, gli antichi greci, la democrazia, immediatamente, con essa nacque la demagogia, quella che oggi chiamiamo populismo, la sua fiera avversaria, che puntava con vari trucchi, a corrompere il pensiero dei più semplici, indicando loro finti problemi e finti nemici, come fonte di tutti gli inevitabili problemi della loro quotidianità, fin da allora, complicata e complessa.

Una risposta alla demagogia fu il passaggio alla democrazia rappresentativa, in cui il popolo sceglieva un numero limitato di suoi rappresentanti, fra i più stimati, attraverso gli strumenti democratici del voto e della maggioranza e da allora, con poche eccezioni, quel sistema è rimasto quello sicuramente più praticato, sia pure con mille difficoltà, perché la demagogia era sopravvissuta, sia pure con metodi più complessi, anche al sistema parlamentare.

La guerra è antica, quindi, coloro che propongono soluzioni giuste e complesse alla  complessità dei problemi della convivenza umana, hanno sempre visto il forte contrasto della loro opera riformatrice, necessariamente graduale e paziente, per non lasciare indietro nessuno, da parte dei demagoghi che offrivano facili e rapide, quanto inutili soluzioni a problemi che non erano risolvibili se non con soluzioni altrettanto complesse.

Fu così, che fin dall’antica Grecia, i demagoghi ebbero spesso la meglio sui più saggi governanti, molti dei quali, spesso fra i migliori, conobbero l’ostracismo , come come Aristide e Temistocle od al padre del grande Pericle, Santippo e l’esilio, se non la morte, come successe al filosofo Socrate, ad esempio.

Da allora del termine democrazia, simbolo di uguaglianza di diritti, si è fatto un grande abuso, ognuno si è mentalmente costruito un’idea, a proprio uso e consumo del significato della parola, al punto che la quasi totalità dei regimi autoritari, ossia del regime agli antipodi della stessa, si è autodefinito democrazia, cambiando addirittura il nome della propria nazione per aggiungere in premessa “Repubblica Democratica”: la quasi totalità dei paesi che si definiscono nel nome “repubbliche democratiche”, sono governati da regimi autoritari o lo sono stati in un passato recente.

Copertina del libro “Contro le Elezioni” di Van Reybrouck (dal blog di Beppe Grillo)

Venendo, all’oggi, Beppe Grillo, il primo autore dello sconvolgimento in atto nella politica italiana, iniziato da oltre un decennio, avendo portato, con la demagogia, complici gli effetti della lunga crisi economica del paese, i suoi sempliciotti al potere, scopre e confessa, in un post sul suo blog dello scorso 27 giugno dal significativo titolo Il più grande inganno della Politica: farci credere che servano i politici, che anche loro sono una soluzione sbagliata ai problemi del paese, ed anzi, probabilmente, sono governanti “peggiori” di quelli che ha contribuito a defenestrare, con complicità di “sistema” che un giorno la storia ci racconterà, scoperchiandone le motivazioni di interesse recondite.

Grillo, quindi, dopo tutto questo tempo, ha finalmente scoperto, che la democrazia, anche quella diretta e on line, è un’arte difficilissima e per definizione imperfetta, e con la sua attitudine di comico, spiazzante ed anticonformista a tutti i costi, invece di fare ammenda ed ammettere la sua superficialità foriera di danni incalcolabili alla credibilità del nostro paese, ma anche alle sue finanze, in prospettiva, si spinge ancora oltre pensando, magari di imitare altri “esempi” mondiali di democrazia sui generis, fra i quali quello già praticato, pare, in Bulgaria (storicamente una culla della democrazia, tant’è che esiste l’espressione democrazia bulgara, come sinonimo di dittatura con un popolo totalmente asservito) di scegliere i parlamentari per estrazione a sorte: l’ennesima soluzione sempliciotta ed inconcludente alla complessità della democrazia, diretta od indiretta che sia.

Secondo quanto scrive nel suo post sul suo blog, non noto per l’accuratezza dei dati riportati, questa pratica di democrazia “a casaccio”, da lui definita Demarchia, aveva questi nobili ascendenti:” La “demarchia” era un concetto fondante della civiltà classica, anche Aristotele, nella Retorica, definisce la democrazia stessa come la forma in cui si estraggono a sorte i rappresentanti.” , nulla di meno vero, visto che questa pratica in antica Grecia come oggi in Italia e nel mondo è una pratica scelta per selezionare persone per specifichi incarichi di limitata portata, come i membri di una giuria popolare di un tribunale, il cui potere è ben delimitato dalla legge e sorvegliato dal magistrato che presiede il giudizio.

Anzi, guarda caso, il termine Demarchia, secondo più fonti, nasce, con ben altro significato, nell’opera di un filosofo ultra-liberista Friedrich von Hayek (Vienna 1899 – Friburgo 1992), uno di quelli che oggi ispirano le politiche economiche ultraliberiste di Trump &co, tanto simpatiche all’attuale governo italiano: Hayek, infatti, non parla di sorteggio ma oppone il termine a democrazia, che a suo parere, sarebbe diventato, nel tempo, sinonimo di potere illimitato della maggioranza, proprio quella cui oggi assistiamo con un qualche allarme proprio a causa di gente come Grillo.

La parola Democrazia , quindi, per Hayek, avrebbe dovuto essere allora sostituita dal termine Demarchia che lui così definisce: “sarebbe il nuovo nome di cui (si) ha bisogno, se si vuole preservare l’ideale alla sua radice, in un’epoca in cui, dato il crescente abuso del termine democrazia per designare sistemi che tendono alla creazione di nuovi privilegi attraverso coalizioni o interessi organizzati, un numero sempre crescente di persone si allontana dal sistema prevalente […]. Se tale reazione giustificata contro l’abuso del termine non si vuole che porti a discreditare l’ideale stesso, e a far accettare alla gente disillusa forme di governo molto meno desiderabili, sembra necessario avere un nuovo termine come ‘demarchia’ che descriva l’antico ideale con un nome non macchiato da un lungo abuso” (Law, Legislation and Liberty).

Ossia, un nuovo nome con finalità meramente “cosmetiche”.

In comune con l’ultima versione di Grillo, il liberista Hayek aveva quindi un qualche problema con la democrazia liberale, almeno con quella plebiscitaria, ma, sebbene assai liberista, non sembrava in linea con gli “amici” del nostro Beppe, Trump e Putin, convinti che la violenza, la prepotenza e l’inganno, siano gli unici strumenti efficaci nel governo dei singoli paesi e del mondo intero, ben oltre le teorie liberiste più estreme.

Hayek ha avuto una fede quasi mistica nel mercato come regolatore di tutto al meglio, come la “Mano invisibile” di cui parlava il padre del liberismo Adam Smith, senza che, a questa forza, lo stato frapponga alcun ostacolo.

Sulla tematica sociale, la posizione di Hayek era assai drastica: “le persone svantaggiate (i poveri, gli ammalati, i portatori di handicap, le vedove, gli orfani, ecc) debbono essere protetti da una “rete” che assicuri loro il minimo necessario alla sopravvivenza, ma ciò deve avvenire al di fuori del libero mercato e non come intervento correttivo del mercato da parte della legislazione”.

Ed, infatti, è stato fiero avversario a qualsiasi forma di giustizia sociale, di Welfare State, e di politica economica pianificata. Lui stesso si definiva un anti keynesiano convinto.

Deriva di qui, secondo Hayek, “il nesso imprescindibile fra liberalismo politico e liberismo economico: i due liberalismi sono strutturalmente uniti e ogni distinzione fra essi dev’essere respinta senza mezzi termini”.

Esattamente agli antipodi del modo di pensare il liberalismo politico nel nostro paese, sulla linea tracciata da Benedetto Croce, ossia fortemente critico verso il liberismo senza alcun filtro sociale.

Grillo, dunque, dopo aver propugnato per anni il ritorno alla democrazia diretta, e pseudo – plebiscitaria, sfruttando le grandi innovazioni tecnologiche, che renderebbero possibile compulsare ogni cittadino per ottenere il suo parere su qualsiasi anche minima decisione di governo si debba prendere, ha scoperto oggi l’acqua calda, ossia che la democrazia, comunque declinata, è un processo sociale molto più complesso di quello che credesse e soggetto a mille insidie ed errori, e che gli onesti (senza h), non sono quelli che urlano in piazza alle sue manifestazioni, ma altri che, a suo dire, non sono reperibili con il metodo democratico delle elezioni, ma solo scelti dal caso, a suo dire secondo un antico uso greco decantato dai suoi saggi: in pratica il suo regime casuale, sarebbe il funerale della democrazia liberale come noi la conosciamo.

Inutile ripeta in quale bassa considerazione tenga questa ennesima “boutade” di Grillo, e tuttavia, credendo nella vera democrazia, quella messa a punto dal pensiero liberale e recepita nella nostra Costituzione, appunto, ritengo che abbia diritto di dire la sua.

La nostra democrazia, è quella che crede nel confronto “leale” delle idee, nel rispetto della realtà dei fatti e rifuggendo dalla falsità e rispetta tutti i diritti fondamentali dell’uomo elencati ad esempio nella moderna interpretazione della Dichiarazione dei Diritti Umani è stata fatta attraverso la Vienna Declaration and Programme of Action, adottata dalla Conferenza Mondiale sui Diritti Umani del 1993, oltre che nella nostra stessa, amata ed intoccabile, Costituzione.

Per operare, la nostra democrazia deve saper far confrontare le diverse idee e superare le diversità, a parità di forze, con soluzioni di compromesso, le più alte possibili.

Ad esempio, già so che qualche amico contrasterà la mia idea che Grillo abbia scoperto l’acqua calda, e sosterrà che, anzi, ha scoperto l’uovo di Colombo.

La soluzione di questo piccolo conflitto di idee c’è, mettiamo l’uovo di Colombo nell’acqua calda ed avremo la soluzione di compromesso: l’uovo sodo di Colombo.

Viva la nostra imperfetta democrazia!

L'Italia Che Verrà

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