CIVISMO E PARTECIPAZIONE

I falsari della verità

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La fake news sul presunto fotomontaggio delle immagini dei bambini migranti morti invita a riflettere sullo stato dell’arte della rete e sui pericoli che in essa si annidano. Riassumendo brevemente, l’agenzia internazionale Afp ha diffuso delle immagini dure e pietose in cui vengono mostrati i cadaverini di alcuni bambini morti durante uno dei tanti naufragi dei disperati che costellano il Mediterraneo. Qualcuno ha pensato di ritoccare una di quelle foto accompagnandola con la notizia che le immagini non fossero vere ma fotomontaggi fatti per favorire “le ong di Soros”. La verità è stata ristabilita ben presto dove si vede che il fotomontaggio (che “smaschererebbe la menzogna di Soros & Co.) è fatto con i piedi, forse la stessa parte del corpo che l’autore utilizza solitamente per ragionare.

Il presunto fotomontaggio, in realtà una fotografia diffusa dall’Agence France Press (AFP)

Ma a parte questo, a parte quelli che non avevano bisogno di essere convinti e che subito hanno gridato allo scandalo dei “buonisti”, affamatori del popolo italiano, e che hanno commentato indignati contro i poteri forti e l’invasione degli stranieri, resta il problema di tutte quelle potenziali facili prede di questi deliri. L’era del web è anche l’epoca del trionfo dell’immagine. Ci sono tanti utenti che pur di rinunciare ad usare il linguaggio scritto lo sostituiscono con faccine e figure. La rete, poi, offre un immenso archivio di situazioni iconografiche a contenuto semantico che possono sostituire benissimo il pensiero formulato alla vecchia maniera, cioè scritto. L’immagine è veloce, è lo slogan perfetto reso efficace dalla rapidità del moto oculare e questo lo hanno sempre saputo gli stregoni della propaganda politica e della pubblicità. Nella rete, tuttavia, l’immagine acquista la sua forza democratica, nel bene come nel male.

 

Il fotomontaggio creato modificando la foto originale

La bufala come arma politica non è una novità, come non lo è l’operazione di disinnesco della verità storica condotta con le sottili armi del revisionismo o con quelle più grossolane del negazionismo. Lo abbiamo appreso negli anni passati, quando uno stuolo di “storici” hanno iniziato a mettere in dubbio la veridicità della Shoah, nella sua abnormità, cercando di ridurla ad un fatto contingente del periodo bellico, quasi un “accidente”, in cui si eclissavano le colpe del nazismo e dei suoi collaboratori. Ora il discorso si fa più universale, l’immagine (e la verità o la menzogna che la sottende) si pone davanti al giudizio e al suffragio del popolo del web. Il giudizio diviene insindacabile al punto che l’immagine, di per sé, perde la sua forza di verità per sottostare al suo ruolo di propaganda.

Tuttavia, cosa si può fare nei confronti di chi sostiene che una data immagine sia falsa, costruita ad arte?  Certo, occorre gridare più forte la verità. Oggi dobbiamo rispolverare un termine un po’ antiquato, “controinformazione”; ma non in senso rivoluzionario o rivoltoso, bensì in senso squisitamente informativo, strumento di conoscenza che deve farsi strada dentro la giungla della democrazia della rete. Un compito immane ma necessario.

 

L'Italia Che Verrà

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