CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Il populismo è un’arma sempre carica

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Il populismo è un’arma sempre carica, i cui proiettili sono forniti in ogni epoca, con accenti e spinte politiche diverse, dai timori diffusi della popolazione nelle grandi fasi di mutazione storica e politica.

C’è sempre qualcuno, immancabilmente all’opposizione del governo in carica, che se ne impadronisce e la impugna con maggiore o minore successo ed abilità:

Si tratta solo di vedere, pro tempore, in mano a chi va a finire.

Poi, alla prova del nuovo governo, l’arma perde efficacia e tende a cambiar di mano, ragion per cui molti partiti hanno provato ad essere al contempo, partiti di potere ed opposizione populista, finora, senza molto e duraturo successo.

Il populismo dello strano rassemblement giallo-verde, benché privo di una classe dirigente anche appena presentabile, è riuscito ad arrivare al governo del paese, spinto forse, oltre le sue stesse aspettative da un voto popolare stimolato da promesse assolutamente impossibili da mantenere, e tuttavia, utili per dare a tutti il sogno di poter modificare la realtà, molto dura per i non abbienti nell’ultimo decennio a causa della lunga crisi economica da cui stiamo uscendo proprio grazie al governo che il medesimo voto ha bocciato.

Ciò è potuto avvenire, in assenza di smentite efficaci di tali fantasiosi programmi, da parte dei principali media nazionali che, in qualche modo tali improbabili promesse e chi le faceva, hanno avvalorato e legittimato, per motivi che la storia, nel tempo ci chiarirà.

Occorre precisare, però, guardando alla storia, che Il populismo non è un tipo di partito, come si tende ad affermare e voler far credere, di questi tempi, ma è una metodica di lotta politica, molto antica, nata insieme alla democrazia, che è, di per sé, senza un preciso colore politico.

Infatti i più accorti, quando affrontano l’argomento, parlano di populismi al plurale.

Tutti i grandi partiti e movimenti del passato, i cui eredi sono in altri partiti del presente, hanno fatto ricorso, inizialmente, al populismo, come arma per imporre i propri interessi di schieramento, anche e soprattutto internazionale, raccontando balle clamorose di sicuro effetto.

Il metodo populista, insomma, è tradizionalmente, specie nel nostro paese dove l’ascensore sociale non funziona o funziona male, il motore del cambiamento politico epocale, foriero di problemi, soprattutto, perché sarebbe preferibile un cambiamento più graduale e meno traumatico, ma anche, in fin dei conti, e nei tempi lunghi, di necessarie novità culturali.

Rimanendo nei limiti della nostra storia repubblicana, fin dall’inizio, le grandi forze politiche per guadagnare consensi nelle masse confuse del dopoguerra mondiale fecero largo ricorso alla demagogia populista:

La prima Dc, ad esempio. dovendo inventarsi un consenso in una società che conosceva una nuova democrazia dopo il ventennio della dittatura fascista, per fermare la temuta minaccia comunista, si inventò di tutto contro di loro, anche che i comunisti “mangiavano i bambini”;

Il primo Pci, per converso, viveva di una retorica totalmente fasulla, in cui tutto il bene del mondo si trovava nei paesi comunisti e tutto il male in quelli occidentali, attaccando più che i grossi capitalisti, la classe media, i borghesi, che in occidente erano e sono il principale presidio di una democrazia liberale, ma in tal modo si mise fuori del circuito democratico, congelando nell’ottica del governo del paese, i propri numerosi voti.

Ambedue le forze populiste di massa contrapposte, così ben effigiate nei romanzi e nei film di Don Camillo e Peppone, ed ispirate ai due blocchi di potere internazionali, nati dopo la seconda guerra mondiale, ottennero il loro scopo, frantumando la borghesia in vari pezzi difficilmente rincollabili in unico blocco, che divenne il centrismo, suddiviso in partitini, costretti a convivere nei governi governi con la balena Dc, per connotarne la natura di cdx o csx, a seconda delle esigenze del momento, per reggere nel sistema elettorale proporzionale all’epoca vigente.

La destra che si autodefiniva tale, invece, con vari nomi nel tempo, Msi, Alleanza Nazionale, etc, era una enclave politica, ufficialmente non associabile alle altre forze con aspirazioni di governo, per l’esplicito richiamo da loro stessi fatto al fascismo, che la storia aveva drasticamente bocciato, ma a cui lo schieramento atlantico, intorno alla Dc, faceva sistematicamente ricorso, per difendersi dagli attacchi della sinistra.

Questo sistema in precario equilibrio, mantenuto dal sistema di relazioni internazionali a blocchi, durò fino alla svolta filo-atlantica del Pci di Berlinguer che rescisse, progressivamente, dal 1968 in poi, fino ai primi anni ’80 primo fra i paesi occidentali, il suo legame col blocco d’oltrecortina, causando una sorta di choc nella nostra politica, che si spostò progressivamente verso il centrosinistra, suscitando molti timori nei centristi più vicini alla destra e divise al suo interno la Balena Bianca Dc, fino ad allora, sempre salda al centro del sistema di potere del paese, ma da quel momento, sempre meno coesa ed insidiata dai socialisti che erano divenuti determinanti come ago della bilancia fra il centro-sinistra ed il sinistra-centro.

In quel momento, nacque e si affermò un nuovo partito, apertamente populista, anche se votato al localismo, la Lega Nord di Bossi, che giocava sul pregiudizio delle popolazioni benestanti del nord, nei confronti di quelle più povere del sud, facendo di questa differenza censuaria una sorta di differenza razziale che a suo dire avrebbe dovuto portare ad una sorta di taglio in due dell’Italia, lasciando le popolazioni a sud di Roma, in una sorta di enclave, a sé stante, divisa da una frontiera vera e propria, lasciando che il nord si unisse ai paesi più ricchi del nordeuropa.

La capitale Roma venne demonizzata col nome di Roma ladrona, era raffigurata come il centro in cui i governanti ostili, spesso di origine meridionale, specie in quegli anni di dominio DC, perpetravano l’espoliazione del Nord.

La Lega Nord in tutte le successive sue incarnazioni rese necessarie dall’evolversi della situazione politica nazionale ed internazionale, è stato ed è anche nella versione Salviniana, il primo partito che è riuscito a dare l’impressione, con alterno successo elettorale, di essere stabilmente all’opposizione anche quando aveva importanti incarichi governativi nel cdx di Berlusconi.

Mentre questo avveniva nel nostro paese, il blocco sovietico si frantumò e rinunciò all’utopia comunista, determinando la simbolica caduta del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania e l’allargamento dell’Europa democratica verso l’est ex-sovietico.

In questo preciso momento storico, difficile credere, del tutto per caso, scoppiò lo scandalo Mani Pulite, che colpì a morte tutto il sistema di partiti e partitini che avevano fino ad allora governato, all’ombra del Patto Atlantico in funzione anti-comunista, quasi indisturbati sul perno Dc-Psi, coi vari partitini di centro, più o meno colorati di rosa, Socialdemocratici, Repubblicani e Liberali, tutti spazzati via col loro nome simbolo e storia nell’arco di due anni, mentre emergeva, su questa spinta destabilizzante, anch’essa largamente dai modi populisti, una nuova destra guidata da Berlusconi, che coinvolse la Lega di Bossi nel governo e rimise apertamente in gioco anche quella che era definita la destra estrema antidemocratica, ridando anche al fascismo una dignità, agevolato dal fatto che molti dei politici implicati in Mani Pulite, traevano la loro linfa politica proprio dall’antifascismo e dalla sua retorica, a volte irritante e posticcia.

Nel contempo, era in atto una forte iniziativa politica multipartisan che volendo eliminare i pessimi compromessi di natura affaristica, altrimenti nominati “inciuci”, che c’erano dietro gli accordi di potere resi necessari dal sistema proporzionale, spinsero per l’adozione di un sistema maggioritario che avrebbe dovuto eliminare tutto ciò e consentire ad una precisa area politica di governare, senza troppi compromessi dal giorno successivo alle elezioni.

Si cominciò con la legge elettorale comunale, su spinta del breve e travolgente percorso politico del Patto Segni, troppo poco populista per durare, con un buon successo, e si continuò, meno bene con la legge elettorale per le politiche, dove la mancanza di sbarramenti, lasciava immutato il numero complessivo dei partiti, costringendoli ad innaturali associazioni, per concorrere nel sistema maggioritario.

Un sistema siffatto, ben lungi dall’impedire gli “inciuci”, li rese viepiù necessari per raggiungere e mantenere il potere, con i risultati che abbiamo visto negli ultimi decenni e che ci hanno portato, come ben ricordiamo con la gravissima crisi economica mondiale iniziata nel 2007 e non ancora terminata, nel nostro paese, all’attuale confusa fase politica in cui la scontentezza sociale prevale, soprattutto in coloro che hanno dovuto fare sensibili passi indietro nella scala sociale ed hanno perso un tranquillo status sociale economico che, ormai, ritenevano intoccabile in ragione della magica espressione “diritti acquisiti”, tanto cara ai sindacati ed a buona parte della Magistratura, in barba a tutte le leggi della storia e dell’economia reale che sono più cogenti di quelle scritte sui codici di diritto.

I modi di essere della destra, del centro, più o meno moderato, e della sinistra, specie di quest’ultima, in tutto ciò, sono radicalmente cambiati più volte, senza che i vecchi politici professionisti, racchiusi nei loro palazzi a fare discorsi autoreferenziali nel loro stretto circuito, se ne accorgessero.

La classe media che, nel bene e nel male, aveva determinato fino a qualche anno fa il destino del nostro paese, proprio coi partiti di centro più o meno moderato, è stata la più duramente colpita dalla crisi ed ha cominciato a regredire economicamente e socialmente, radicalizzandosi a seconda dei casi verso la destra più estrema ed egoista di Lega e FdI, quelli che avevano ancora qualcosa da difendere del loro status di prima della crisi, e che lo vedevano in pericolo, oppure verso il Movimento 5 Stelle che con le sue promesse rassicuranti, quanto apertamente false, costruite ad hoc, per ogni microgruppo sociale, che ad esso chiedeva aiuto e speranza, si è costruito un enorme credito, specie al sud nelle aree in cui il disagio sociale era più marcato.

La Lega di Salvini, al momento ancora alle prese con proclami antimigranti ed anti europei, finita l’attuale prima fase di esperienza di governo, che la dovrà necessariamente, far maturare, ritornerà nell’ambito di un cdx più moderato, dove l’avevano fatta approdare i suoi predecessori Bossi e Maroni, dopo un inizio altrettanto populista e pseudo rivoluzionario.

Il M5S, dopo aver conosciuto le difficoltà reali del governare, con ogni probabilità, completerà il mutamento di pelle, da movimento isolato antisistema e refrattario a qualsiasi alleanza politica, e cercherà di trovare un suo spazio in uno di questi ambiti con maggiore senso di responsabilità e spirito democratico o morirà da solo.

Sembra che questa consapevolezza stia crescendo nei suoi improvvisati quadri dirigenti, finora animati da scelte politiche camaleontiche basate, sui sondaggi di opinione istantanei, più che su un proprio disegno politico, lo testimonia, in modo clamoroso, nel dopo elezioni, la scelta di cercare l’alleanza col Pd, il partito contro il quale aveva fino al giorno precedente lanciato accuse tanto infamanti, quanto clamorosamente false, prima di risolversi ad approdare all’alternativa leghista, che anch’essa nelle dichiarazioni di pre-voto aveva pochi punti di contatto nei confusi programmi dichiarati da entrambi.

Anche le prese di posizione di questi ultimi giorni del premier Conte e di Di Maio, appaiono dettate da una maggiore consapevolezza della complessità dei problemi che li attendono e di una notevole riduzione dei toni trionfali di grandi improbabili innovazioni che li hanno portati al governo, anche se permangono le pericolose oscillazioni sullo scacchiere internazionale fra l’integrazione europea, al momento in crisi, ed il “forno” alternativo rappresentato dalla strana coppia Trump – Putin, sempre più solidali nel volerla ostacolare.

Ma tutto ciò, ritengo ed auspico, sia solo una fase: i conservatori, il centro moderato e la sinistra più o meno progressista, sono sempre esistiti, con diversi nomi in tutto il mondo che accetta il principio democratico, ed in tutte le epoche, e passata la grave crisi recessiva che ha determinato un appiattimento delle aspettative, bloccando l’ascensore sociale, torneranno ad essere le naturali tendenze dei cittadini, in forme e proporzioni diverse, ma più vicine a quelle tradizionali di pochi anni fa: almeno guardando ai cicli storici passati.

Come e quando questo avverrà, è difficile prevederlo, vista l’attuale situazione, ma è certo che avverrà: dobbiamo avere fiducia.

Il tempo ci dirà.

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