Civismo e Partecipazione

Il velo opaco e privato della democrazia diretta

Shares Share

“Potrebbe immaginarsi pertanto che un giorno per mezzo di ingegnose invenzioni ogni singolo uomo, senza lasciare la sua abitazione, con un apparecchio possa continuamente esprimere le sue opinioni sulle questioni politiche e che tutte queste opinioni vengano automaticamente registrate da una centrale dove occorre solo darne lettura. Ciò non sarebbe affatto una democrazia particolarmente intensa ma una prova del fatto che Stato e pubblicità sarebbero completamente privatizzati. Non vi sarebbe nessuna pubblica opinione, giacchè l’opinione così concorde di milioni di privati non dà nessuna pubblica opinione, il risultato è solo una somma di opinioni private.” Queste le parole di un giurista tedesco, Carl Schmitt, scritte all’interno della sua opera: la dottrina della costituzione del 1928. Precisamente novanta anni fa c’era già chi scrutava all’orizzonte quello che sarebbe diventato il complicato rapporto tra tecnologia e politica. “L’apparecchio” diventa perciò lo smartphone mentre la “Centrale” è la rete.

Tutti i partiti si sono adattati alla rete e alla comunicazione online ma solo uno ha affidato a essa il difficile compito della democrazia: il Movimento 5 Stelle.

Su canali più o meno ufficiali che possono essere la piattaforma Rousseau o la loro pagina Facebook. La prima è immagine concreta del quadro del nostro Schmitt, quando tocca gli interessi privati mascherati egregiamente come pubblici. Ad oggi, poco meno dieci anni dopo i primi assestamenti sulla rete del MoVimento (alla faccia del partito nuovo pronto a scacciare i vecchi), non sappiamo chi voti su Rousseau, da dove vota, dove vanno a finire i dati degli iscritti e soprattutto il perché della necessità del collegamento diretto tra il MoVimento e una società privata.

Gli iscritti hanno di recente potuto esprimersi sul famoso inciucio di governo con la Lega votando a favore o contro il documento senza tuttavia avere l’obbligo di leggerlo e senza sapere quanti fossero ufficialmente gli iscritti partecipanti al sondaggio.

Poco importa. Con numeri erdoganiani passa la linea dell’interesse privato spacciato per pubblico con un netto 96%. Come va anti la baracca? Semplice: 300 euro al mese degli stipendi dei parlamentari pentastellati che sorvolano il campo del MoVimento per atterrare nelle casse della Casaleggio Associati, proprietaria della piattaforma. Un privato perciò capace di trattenere tra le sue mani la possibilità di decidere della democrazia. Ma che succede se un privato come l’azienda del Signor Casaleggio si scontra con l’azienda del signor Zuckerberg (Facebook)?

Storia di pochi giorni fa. La pagina ufficiale del MoVimento posta un sondaggio dall’imprevedibile esito; Preferite la casta o Roberto Fico? Incredibilmente dopo l’iniziale vantaggio di Fico, attuale Presidente della camera, stravince la casta con l’incredibile percentuale del 63%. Figuraccia incredibile e post rimosso. O quasi data l’incredibile mole di prove che dimostravano l’esistenza del sondaggio.

La notizia vera non è il risultato in sé (dato che questo episodio specifico è stata una goliardata) quanto quello che ha messo in evidenza, ovvero:

1) il rischio rappresentato dalla democrazia diretta on-line tanto millantata da chi crede che si possa fare politica da casa senza impegno. Se un sondaggio su Facebook del primo partito italiano può essere dirottato con così tanta facilità, figuratevi quali sarebbero i rischi di un referendum on-line su una questione seria dove qualcuno potrebbe assumere gente, da tutto il mondo, per alterarne i risultati con metodi illeciti

2) la democraticità alterna dei 5s. Questo post è stato rimosso perché non hanno ottenuto il risultato sperato. È facile difendere la democrazia quando si è in maggioranza e la gente vota ciò che decidi da solo, ma essere democratici vuol dire saper accettare di essere in minoranza, e i 5s hanno dimostrato di non essere democratici. E’ solo un inutile post si Facebook, penserete. Avete già dimenticato le “cliccarie” di Genova. Vince la candidata pentastellato non gradita a Grillo e il risultato viene subito invertito. Le regole della democrazia sostituite da un bel “fidatevi di me”.

Chi scrive è consapevole degli errori fatti dal Partito Democratico, sa bene che le risposte arrivate spesso non sono state recepite o sono state sbagliate. Conosce anche però l’importanza ed il bene che può fare la buona politica e che soprattutto ricorda il prezzo che è stato pagato per permettermi di scrivere su questo sito. Le battaglie fatte col fucile e con la penna per garantire a tutti di vivere in democrazia. Non serve un fronte repubblicano ma un fronte democratico ricco di persone pronte ad essere coinvolte e coinvolgere a loro volta. Al fine di costruire qualcosa di alternativo alle forze di governo. Persone capaci di riunirsi in assemblee vere e pubbliche, senza il velo opaco degli interessi privati di una società o di una persona sola.