Civismo e Partecipazione

Invidia Accidia Nostalgia Rancor

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La ripresa c’è, ma cresce l’Italia del rancore. Il Censis, con la consueta analisi sociale e con brillante linguaggio disegna un’Italia e gli italiani in questo blocco economico e sociale dove la ripresa non è ancora percepita e tantomeno condivisa, dove le paure permangono sia per una improbabile crescita sia per un temibile declassamento. Tutta questa paura determina un rancore, un risentimento, una rabbia commisurati all’impotenza ma anche alla sfiducia verso altri o verso chi dovrebbe preoccuparsi di una condizione così improbabile e così tormentosa. I dati significativi di questa situazione descrivono il rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato, la polarizzazione dell’occupazione che penalizza l’ex ceto medio. Ma l’elemento più eclatante è il blocco della mobilità sociale. Questo più di altro crea rancore.

Partendo da questo resoconto sommario si possono svolgere due ordini di riflessioni. Il primo relativo al passato, ai fondamenti di questo rancore che non va considerato contingente bensì atavico.Il secondo relativo alla ricerca di un futuro possibile, di una speranza per poter costruire un messaggio che ripristini fiducia e volontà di impegno per mete perseguibili e raggiungibili. Il rancore non è contingente. Non si riferisce alla situazione attuale, viene da lontano dalla struttura antropologica sociale e politica della società italiana, degli italiani. C’è stata una diffusa diseguaglianza e una lunghissima divisione politica e geografica che ha fatto nei secoli caratterizzare comportamenti con manifestazioni di invidia e risentimento tra simili e tra strati sociali, tra amministrati e istituzioni.
Da qui una prima origine che insieme all’invidia porta all’accidia intesa come indifferenza mista a sfiducia nell’impegno per gli altri e con gli altri, nell’impegno nelle istituzioni. Anche l’accidia ha origini antiche. Si ricollega al contrasto tra conservazione e modernità, tra riti antichi e modelli morali da buontempo antico contraddetti dall’emergere di nuovi comportamenti emulativi o indotti da processi di industrializzazione e di globalizzazione ingovernabili. Di fronte all’inefficienza e alla presunta inutilità delle istituzioni cresce il distacco da queste, l’indifferenza verso la loro utilità e il loro ruolo, la preferenza per giudizi e giustizie ‘su misura’ che confortano e rinforzano l’individualismo.

Il tempo che passa e il succedersi di fasi, anche di benessere economico e sociale ma pur sempre precarie, fanno emergere difficoltà presenti nella mobilità sociale, possibile o impossibile a seconda dei gradi di coesione, di coonestazione, di cooptazione, di consociativismo. Si mantiene l’invidia e si rimpiange il tempo antico e una presunta migliore condizione passata e perduta. Cresce la sfiducia nelle istituzioni e si affievolisce il senso di responsabilità sociale. Nasce il risentimento. Si constatano le difficoltà a proseguire e migliorare. Nasce e si nutre il rancore. Chi resiste a questa “palingenesi” tenta risposte inconciliabili con comportamenti appunto invidiosi, accidiosi, nostalgici e rancorosi. Gli assetti istituzionali, che il senso civico suggerisce di governare e migliorare, non sono credibili e il loro miglioramento richiede tempi incalcolabili. Eppure è necessario indicare mete.

Appunto la ricerca di un futuro possibile, di una speranza che richieda un impegno solidale e fiducioso verso mete perseguibili e raggiungibili. L’Europa, la pace, l’occupazione, l’onestà, la legalità sono ormai soltanto termini inflazionati e ricorrenti nella retorica delle promesse. Forse, per qualificarli, sono ancora spendibili concetti quali libertà, cultura e bellezza. La libertà si fonda sul paradosso della sua perdita, qualora le istituzioni non abbiano la forza che può provenire solo dalla partecipazione dei cittadini di raggiungere coesione su patti fra paesi e popoli in una identità continentale. La cultura è il richiamo al miglioramento di sé stessi attraverso un impegno di maggiore conoscenza, immediata, perseguibile anno per anno, per stare al passo con le tecnologie e con le generazioni che si sovrappongono. La bellezza come esempio di stili di vita legati alla sobrietà ma anche al rigore del rispetto reciproco che esalta animi e persone. Va studiato un manifesto in questi termini per l’Italia che verrà. Per una Europa che verrà per garantire una società migliore per tutti, rivolta a un futuro non più minaccioso, dove l’entusiasmo del fare e del pensare debelli il rancore.

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