Civismo e Partecipazione

Pillon, Verona e l’altro

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Ho deciso di aspettare un po’ per parlare di quanto successo a Verona. E anche del senatore leghista Pillon, noto, prima delle luci della ribalta di queste ore, per aver accusato di stregoneria una maestra. Colpevole di aver fatto fare “pozioni” ai suoi alunni di scuola elementare per la recita di Harry Potter.

Ho cambiato idea numerose volte per quanto riguarda il congresso di Verona. Seguendo a tutti gli effetti, lo schema del mio filosofo preferito George Wilheim Fridrich Hegel. Il pensatore tedesco teorizzava infatti tre fasi per la dialettica. La prima detta tesi, antitesi per poi arrivare alla sintesi, passando però dall’aufhebung, termine intraducibile dal tedesco, che “più o meno” significa: conservare ed eliminare il superfluo.

Il world family congress di Verona mette in luce una serie di personaggi contrari alle leggi riguardanti aborto, diritti delle donne, unioni civili e matrimonio egalitario, adozioni per le coppie omosessuali ecc. Non solo nella nostra penisola ma in tutto il mondo. Basti pensare alla modifica costituzionale in Irlanda che rende possibile l’aborto. Segno che anche nei paesi a tradizione più cattolica certe negazioni non sono più tollerate.

In un primo momento non ho potuto non manifestare il mio punto di vista del tutto contrario al congresso tra l’altro patrocinato dal ministero senza portafoglio della famiglia. In una seconda fase, molto più libertaria e sulla sia del discorso tenuto dal conduttore della Zanzara; Giuseppe Cruciani, ho rivisto le idee. Lasciare che il congresso si svolga, che le persone parlino e sostengano la loro tesi. Esprimendosi liberamente e senza recare alcun danno ad altri. Un discorso che non guardando alla platea può essere condivisibile.

Al congresso non erano presenti solo ultra cattolici, oscurantisti e omofobi ma anche una componente rilevante dell’attuale governo e verosimilmente, una forte componente che ritroveremo in Europa di qui a poco. La presenza stessa della politica deve metterci in guardia da quell’incontro. O meglio avrebbe dovuto.

Quelle che si sono riunite non erano infatti idee fini a sé stesse volte a criticare, anche pesantemente, la svolta presa dalla società globale in termini di diritti civili, diritti delle donne e riconoscimento delle persone LGBT, ma la promessa non celata di volere rivoltare questo sistema. La cancellazione definitiva della legge sull’aborto, una revisione della funzione stessa della donna, che dovrebbe stare a casa; deresponsabilizzata e senza alcun peso, E sia mai che ella esprima la volontà di divorziare.

Stando a Pillon infatti divorziare dovrebbe prevedere diverse penalità che servirebbero ad impedire la libera scelta mantenendo una situazione di fatto che può arrivare a risvolti tragici.

Torna allora l’annosa vicenda: riconoscere un diritto ci viene così tanto difficile? Con la legge sulle unioni civili migliaia di coppie gay hanno potuto riconoscere il loro amore dinanzi allo stato. Hanno potuto ottenere le pensioni di reversibilità o il diritto sacrosanto ad assistere il partner in ospedale. Perché privarli di questo? Perché un ministro sente la necessità di distinguere le famiglie non riconoscendo che la famiglia è una realtà mutevole e complicata.

Un lutto trasforma una famiglia, per fare un esempio. Eppure no, non sembra essere il caso. La promessa del governo (finta e illusoria per giunta dato il nulla osta di Mattarella al momento della formazione dell’esecutivo sui diritti civili) non ha motivo di essere tollerata. Ecco perché era giusto privarli del patrocinio. Ecco perché è stato terribile il silenzio dell’opposizione di governo, quella pentastellata. Che fa ancora una volta orecchie da mercante per evitare una nuova emorragia di voti, ormai quasi tutti passati alla Lega.

Dall’altra opposizione manca ancora una volta il coraggio di compattarsi. Il coraggio di trovare un accordo comune e protestare mobilitando e soprattutto mobilitandosi. La rèal politique dei palazzi romani non è finita e mentre gli ecologisti giocano all’eterno ritorno i diritti delle donne e dei gruppi LGBT vengono minacciati dal governo. Bollati come “concetti di secondaria importanza”. Inutili o peggio, lesivi per il progredire dello stato.

Non è più con gli slogan o con i discorsi massimi sulla comunicazione che si combattono queste forze, non da quando esse usando la logica (ma partendo da premesse sbagliate) giustificano le loro parole. Traendo seguito dal mondo cattolico e non

Ora si nascondono dietro un velo che l’opposizione ha il dovere di squarciare. Il ddl Pillon non è stato ritirato, Fontana pensa ancora che i gay non esistano e Salvini è ancora convinto di incarnare la famiglia tradizionale. Quella dove la donna deve stirare le camicie. Questi sono i fatti, non le parole. Svegliamoci, non è spostando le cariche di partito o riesumando vecchi movimenti che si combattono gli sfascisti. Ma unendosi a favore delle donne e di tutti i cittadini. Riconoscendone diritti e responsabilità.

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