CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Quando un problema può creare consenso è meglio ingrandirlo che risolverlo.

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Partendo da questo principio espresso da Bannon in forma anche più cruda, il governo Salvini – Di Maio cerca di trasformare delle situazioni drammatiche in strumenti di consenso.

È stata infatti questa la scelta adottata per la nave Diciotti, puntando ad ingigantire il problema senza risolverlo, uscendone alla fine con l’unica operazione possibile (lo sbarco e la registrazione in Italia), cercando di convincere gli altri di non averla fatta.

In un momento in cui gli sbarchi si sono ridotti dell’80%, molti paesi europei hanno capito che il circo mediatico costruito sul divieto di sbarco di 150 migranti salvati da una nave della Guardia Costiera italiana, era funzionale ad una campagna contro l’Europa in vista delle prossime elezioni.

Dopo alcuni giorni di propaganda si è scelta l’unica via possibile, che era quella di sbarcarli e registrarli in Italia. Infatti, nonostante Salvini abbia dichiarato che nessun migrante sarebbe stato accolto nel nostro paese, tutti i 100 migranti accolti dalla Chiesa verranno registrati in Italia secondo le procedure correnti.

In quei giorni, mentre si parlava solo della nave Diciotti, circa 130 persone sono sbarcate a Lampedusa in un solo giorno con piccole imbarcazioni e dall’inizio dell’anno oltre 4000 persone sono sbarcate in Sicilia e in Calabria seguendo le rotte dalla Turchia e dalla Tunisia e hanno avviato le procedure per la richiesta di asilo. Ma nessun comunicato del Governo ne ha parlato, forse perché non erano funzionali ad una campagna antieuropea come i migranti delle navi ONG e della Diciotti.

Non è la prima volta che la Lega utilizza una impostazione che non è tesa a risolvere i problemi, ma ad utilizzarli.

Infatti, quando il Parlamento Europeo il 16 novembre 2017 ha votato a maggioranza (390 voti favorevoli, 175 contrari e 44 astenuti ) un documento che impegnava i governi europei a modificare il Regolamento di Dublino, i 5 Stelle hanno votato contro e la Lega si è astenuta. Purtroppo la posizione espressa a maggioranza dal Parlamento Europeo è stata bocciata a giugno 2018 dalla riunione dei Capi di Stato europei. In quella sede è prevalso infatti il fronte di Visegrád, che ha bocciato ogni revisione del trattato di Dublino rispetto ad una proposta che era certo da migliorare, ma poteva aprire una discussione sui ricollocamenti in tutti i paesi europei. In quell’occasione Salvini si è guardato bene dal coinvolgere Orban e i paesi di Visegrád per riaprire un confronto sul Regolamento di Dublino, approvato tra l’altro dall’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Quando la propaganda sostituisce la politica, dal dramma dei migranti al ponte di Genova, non si cerca la soluzione del problema, ma il modo in cui quel problema può accrescere il consenso.

Anche per questo serve un’opposizione incalzante e una presenza capillare sul Web per smontare la propaganda e tornare a proporre soluzioni concrete ai problemi del paese.

L'Italia Che Verrà

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