CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Retake Roma, la rinascita della cittadinanza

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Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore“.

Queste parole, di Peppino Impastato, sono le stesse che Retake Roma usa per descriversi. Infatti, educare alla bellezza, rifuggire alla rassegnazione ed impegnarsi, uomini e donne, a strappare la propria terra, la propria casa allo squallore e al degrado è l’anima di questo movimento. Movimento che voglio, nel mio piccolo, contribuire a far conoscere. Perché credo sia la prova lampante di come si sbagli, molto spesso, a dipingere la società civile come sopita e apaticamente rassegnata alla gestione della cosa pubblica da parte di una classe politica in cui, evidentemente, non riesce più ad identificarsi.

Questi uomini e queste donne che volontariamente decidono di scendere in strada, a ripulire la propria città per riappropriarsene, per sentirla veramente loro e allo stesso tempo donarla agli altri più bella, ci danno un segnale. Il segnale è quello di una società diversa da quell’assolutizzante narrazione individualista a cui ci hanno abituato, una società fatta da persone che ci urlano, partecipando a questo progetto, il loro essere stanche di aspettare semplicemente che le cose cambino per il meglio, ed il loro essere pronte ad essere artefici e non più solo spettatrici del cambiamento.

Questi volontari stanno dando un esempio bellissimo di come la realtà non sia qualcosa di immutabile, ma che anzi possa essere cambiata e in meglio. Di come l’avere un progetto condiviso, porti ciascuno a collaborare e ad abbattere qualsiasi tipo di distanza o barriera culturale, sociale o di età. E di cosa, se non di questo, oggi abbiamo disperatamente bisogno? L’apparente mancanza di prospettive, di buoni esempi, di progetti non deve frenarci, ma anzi deve essere per noi un motore alla ricerca, al cambiamento, come lo è per Simona , retaker che, da 3 anni e mezzo, almeno una volta settimana dedica qualche ora a rendere più pulita Roma.

Chi sono i retaker?

Persone di ogni fascia d’età, status sociale e orientamento politico (siamo apartitici per statuto) ed è proprio questa trasversalità una delle cose che preferisco. Una volta durante un nostro evento clean up è passata una signora anziana, si reggeva su una stampella e ci ha chiesto che cosa stessimo facendo; dopo averglielo spiegato se ne andò. Dieci minuti dopo tornò con una scopa in mano e la stampella nell’altra. Spazzò tutta la mattina fianco a fianco a noi a dispetto dell’età e della fatica. Alla fine della giornata scoprimmo anche che fu la prima donna italiana a pilotare un volo di linea. Mi colpì molto quest’incontro.

Attraverso quali canali le persone vi conoscono?

Il mezzo di diffusione che utilizziamo di più sono i social network, però stiamo cercando di attivare anche altri canali soprattutto per le persone anziane che spesso non usano i social.

E tu come hai iniziato?

Ma in realtà anche io grazie a facebook, ho pensato “oh! qualcosa di costruttivo, proviamo!” (ride) e poi non ne sono più uscita. È diventata una sorta di famiglia, grande come tutta Roma.

Ti faccio una domanda che forse ti sarà stata fatta di frequente. Perché lo fate se poi alla fine viene risporcato?

Non è detto che risporchino, ti dico per la mia esperienza in questo quartiere (II municipio) e sono tre anni e mezzo più o meno che lo faccio con costanza, ovvero quasi ogni settimana, quindi ne ho pulite parecchie di cose, almeno il 90% ma anche di più è rimasto pulito. Certo ci sono dei punti più sensibili, come ad esempio le stazioni metro, dove stiamo però cercando di raggiungere un accordo di collaborazione con ATAC, per riuscire ad agire meglio. Mentre con AMA abbiamo un protocollo d’intesa, che vede il loro supporto negli eventi più grandi o con la strumentazione o in alcuni casi con il supporto del personale stesso.

Cosa rispondete a chi magari, pur apprezzando la vostra iniziativa, pensa non sia giusto sostituire il servizio pubblico che tutti noi paghiamo?

A chi ci pone questa domanda rispondiamo che non vogliamo sostituirci alle istituzioni, anzi noi cerchiamo continuamente di segnalare problemi o violazioni richiedendone l’intervento, in questo senso siamo dei veri rompiscatole, ma allo stesso tempo non vogliamo vivere in una città che sia trascurata. Basterebbe poco, faccio un esempio, AMA sicuramente avrà le sue criticità, però non è normale che ogni cittadino si senta giustificato a gettare qualsiasi cosa a terra. Per un periodo, sotto casa mia, passavano ogni giorno gli operatori a pulire, alzando addirittura i cassonetti, e nonostante questo era sporco, perché ci sono dei locali e le persone mangiando in strada buttavano i rifiuti in terra. Allora è anche impensabile che AMA possa essere h24 presente in ogni strada della città. Se il singolo cittadino non inizia a capire che Roma è anche sua e che non se ne deve prendere cura per forza un terzo, ma ci deve pensare anche lui, bè non ne usciamo.

La cosiddetta Rivoluzione Gentile di cui parlate sul sito?

Sì. I risultati si ottengono quando c’è una compartecipazione, cittadini responsabili e istituzioni che funzionano e né l’una né l’altra si deve sentire giustificata a non fare il proprio dovere se la controparte non funziona o funziona poco. Sicuramente in tal senso un deterrente potrebbero essere delle sanzioni, che però purtroppo oggi non esistono. Però intanto noi reagiamo e questa è la cosa importante, non abbandonarsi, avere un po’ più di spirito d’iniziativa, non lamentarsi solo dei problemi, ma rimboccarsi le maniche e cercare di fare qualcosa. Io ad esempio, la differenza nel mio quartiere la vedo, come dicevo il 90% di quello che ho pulito è rimasto pulito. Ovviamente il senso di ciò che facciamo non è solo pulire, ma è far capire alle persone che si può vivere in una città diversa e che basta veramente poco. Cerchiamo di dare il buon esempio e cerchiamo di sensibilizzare, così che ciascuno inizi a prendersi cura della propria città, considerandola casa propria e non qualcosa di qualcun altro. Questo è il senso di Retake.

Vi muovete da soli o collaborate anche con altre associazioni?

Collaboriamo con tantissime associazioni, ad esempio in questo quartiere  lavoriamo con Gli amici di Porta Pia, Quelli del Parco, il Comitato quartieri Sallustiano Salario, la Social Street di Via Alessandria e poi Sinergie Solidali. Questi ultimi hanno come scopo proprio quello di mettere in contatto, quindi creare sinergie, tra le varie associazioni sul territorio. Grazie a loro abbiamo conosciuto altre associazioni che pur facendo cose diverse hanno collaborato a molti dei nostri eventi. Una delle più belle collaborazioni che abbiamo avuto è stata quella con gli Amici di Villa Leopardi. Con loro oltre ad esserci presi cura della villa, ci siamo occupati delle strade limitrofe. Loro sono tra i più attivi, infatti ogni sabato, questi ragazzi si prendono cura del parco.

E come vi rapportate tra vari gruppi Retake? Partecipate ai diversi eventi indipendentemente da dove vengano svolti o vi limitate ciascuno alla propria zona?

L’idea è che ciascuno segue il proprio quartiere, ma poi organizziamo degli eventi trasversali. In generale con il tempo ci si conosce e senza avvertire si decide di unirsi ad altri gruppi. Un po’ dire ti faccio una sorpresa e vengo a sostenerti. E’molto divertente, ormai si è creata complicità tra di noi, delle vere e proprie amicizie. Una cosa bella è anche questa, la capacità di questa iniziativa di creare una vera e propria comunità. Ci si impara a conoscere, tra vicini di casa, di quartiere e inevitabilmente cambia il nostro modo di vivere la città.

Ho visto sul vostro sito che avete lavorato anche molto per l’integrazione, me ne parli?

Sì,  un’iniziativa molto bella è stata un progetto in collaborazione con il Vicariato di Roma e l’Impresa Sant’Annibale per la formazione lavoro di 6 ragazzi Rom. L’idea era di formarli per far si che poi potessero, in proprio, iniziare una piccola attività. A questo scopo i ragazzi hanno partecipato a molti retake, così da imparare ad usare per esempio le idropulitrici, a scegliere dei prodotti per la pulizia ecosostenibili piuttosto che altri, ecc. L’obiettivo era di dare loro gli strumenti per poter poi creare, un giorno, la loro piccola impresa di pulizie. Penso sia stata una bella iniziativa, per loro e anche per noi, ci ha aiutato ancora una volta ad andare oltre le differenze e i pregiudizi e a vedere come sia, qualora gliene venga data l’opportunità, grande la loro voglia di riscatto.

C’è chi vi attacca per questo?

Certamente veniamo attaccati, stando per strada capita. Ci accusano di essere politicizzati, di volerci sostituire alle istituzioni, ma fortunatamente c’è anche chi ci ringrazia, chi ci sostiene con piccole donazioni o contribuendo come può alle nostre attività.

E se dei cittadini volessero organizzare un nuovo gruppo retake?

Bè innanzitutto devono aver partecipato almeno ad un altro gruppo e sapere quindi come ci muoviamo, poi basta scrivere una mail a info@retakeroma.org  e verrà fornito loro un modulo con delle linee guida, importanti per comprendere come muoversi in termini di autorizzazioni e interventi. Firmato questo modulo, retake centrale registra il gruppo e l’amministratore.  L’importante è avere un piccolo gruppo di partenza, poi le persone si uniranno.

 

Dopo un’oretta di chiacchierata lascio Simona, non potendo fare a meno di sentirmi un po’ più felice. Felice di sapere che ci sono persone come lei, che con passione dedicano tempo ed energie alla cura di ciò che è di tutti. Persone che cercano di essere d’esempio, nella speranza di poter essere uno stimolo ad un cambiamento collettivo. Persone che senza badare a differenze, paure e pregiudizi lavorano con entusiasmo, una accanto all’altra per raggiungere un obiettivo comune. Persone che non hanno paura di sperare, in un tempo in cui la speranza viene associata all’illusione.

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