Civismo e Partecipazione

Su alcune decisive diversità tra i nazional-populismi

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E’ proprio il caso di dirlo: analizzando le dinamiche di composizione sociale e culturale dei vari populismi ci si dimentica spesso del contesto socio-storico dentro il quale questo fenomeno collettivo cresce ed opera.

Caso eclatante è il paragone tra le dinamiche europee ed alcune importanti esperienze latino-americane, in particolare l’esperienza populista argentina. Infatti lì, a partire dagli anni del secondo dopo guerra, si consolidò una formidabile esperienza progressista proprio di carattere populista. Come tutti i paradigmi di tipo interclassista i fenomeni populisti possono essere maggiormente influenzati (egemonizzati) da componenti le più varie. Questi fenomeni subiscono differenti collocazioni politiche a seconda di QUALE cultura politica viene assunta dai differenti leaders che DIRIGONO il movimento, a seconda della composizione sociale, a seconda del contesto di forze complessivo con cui si alleano o si collocano contro, a seconda del contesto geopolitico dentro il quale opera il fenomeno nazional-populista.

Ebbene, proprio a partire da tutte queste motivazioni, il fenomeno argentino degli anni cinquanta del Novecento, poi ancora negli anni settanta, non può non essere denotato come “populismo progressista” e di sinistra. Anzi, nei suoi complicati “sbandamenti” di scelte tattiche, può, a volte, essere caduto in posizioni di estremismo di sinistra, sino a farlo sconfiggere disastrosamente da una destra reazionaria ed elitista che verso la fine degli anni settanta passò ad opzioni di “guerra sporca” interna al Paese e causò più di trentamila morti e molti torturati. In seguito, la giunta golpista e fascista, fu liquidata da movimenti popolari democratici.

Il “ciclo peronista”, pur in modo confusionario a volte, operò nella storia argentina un’ indubbia funzione di riformismo sociale e democratico. Nella prima esperienza diretta dal generale Peron, specialmente affiancato dalla moglie Evita (vera geniale interprete delle grandi emozioni popolari), realizzò grandi riforme sociali, radicò nel Paese una cultura della contrattazione sociale-classista che produsse, rispetto a tutto l’ampio continente latino-americano, la costruzione di un ampio movimento sindacale. Organizzò masse imponenti di contadini poveri, industrializzò come nessun altro l’Argentina, con una direzione politica della giovane classe operaia che allora entrò direttamente nel terreno politico sino ad allora patrimonio di elites aristocratico –padronali di immense proprietà di rendita terriera.

Con la presenza geopolitica degli Stati Uniti, su posizioni di difesa delle rendite, non tanto e non solo delle componenti industriali, ma proprio di quelle più reazionarie e di appartenenza fondiaria, lo scontro antimperialista, diretto dal general Peron, fu drastico e chiaro. Ecco perché il populismo peronista si contrappone radicalmente alle esperienze europee che per ideologia e collocazione sociopolitica anche in questi ultimi anni sono reazionarie, sovraniste e autoritarie, senza aprirsi ad istanze di allargamento democratico e partecipativo.

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