Civismo e Partecipazione

Un programma della sinistra Europea per favorire lo sviluppo dell’Africa e limitare l’immigrazione irregolare

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L’esito delle prossime elezioni Europee potrebbe essere molto condizionato dai programmi dei vari partiti sul tema della immigrazione dall’Africa. L’argomento riveste una importanza fondamentale per il nostro paese, geograficamente “destinato” a subire l’impatto di un fenomeno epocale.

Alcuni numeri (si allegano in coda all’articolo i link alle fonti) :

La popolazione del Continente nero è passata dai 285 milioni del 1960, ai circa 700 milioni dell’anno 2000, ai circa 1.200 milioni attuali. Stante la precarietà delle iscrizioni anagrafiche in molti paesi, i dati sono frutto di attendibili stime degli organismi internazionali.

Si stima che il 40 % della popolazione abbia meno di 15 anni, il 70% meno di 30 anni.

Soltanto in alcuni paesi del Maghreb ed in alcuni dell’Africa del Sud il tasso di fecondità è sceso a 2,5 figli per donna in età fertile, dato vicino al 2,1 che è considerato dai demografi il valore che “stabilizza” il numero di abitanti in un determinato paese, a parità di speranza di vita alla nascita e quindi di invecchiamento della popolazione

In molti paesi dell’Africa sub-sahariana il tasso di fecondità è superiore a 5 figli per donna in età fertile.

Si stima che il “combinato disposto” tra alta natalità, miglioramento delle condizioni sanitarie, accesso ad una migliore alimentazione, porterà ad un raddoppio della popolazione del continente entro il 2050.

Quindi 2,5 miliardi di persone, circa un quarto della popolazione mondiale.

Nel corso dei secoli, la sovrappopolazione e la conseguente spinta migratoria a causa della limitatezza delle risorse nel luogo di origine hanno sempre portato a conflitti, guerre, perdita di culture autoctone: caduta dell’Impero Romano, invasioni Mongole, colonizzazione delle Americhe e dell’Australia costituiscono degli esempi di questo fenomeno.

Al contrario dei accadimenti epocali su esposti, l’Africa è invece ancora piena di risorse naturali, di terre incolte che potrebbero produrre benessere; il potenziale di sviluppo è ancora notevole, a condizione che si agisca sui problemi strutturali che stanno impedendo l’incremento della produzione.

Alcuni paesi – in particolare Costa d’Avorio, Etiopia, Ruanda, Tanzania e Senegal – stanno avendo tassi di sviluppo importanti; ma le differenze tra paesi (reddito pro-capite annuo in Burundi è di 280 dollari annui, nelle Seychelles di 15.500) e le enormi disparità economica tra ricchi e poveri all’interno dei vari paesi confermano che c’è ancora molta strada da fare per arrivare ad un corretto sviluppo.

Il feroce sfruttamento delle materie prime Africane da parti di aziende multinazionali è una realtà che troppo spesso viene sottaciuta. Estrazione e produzione di cobalto, cromo, bauxite, manganese, uranio, oro, diamanti, petrolio sono in mano dell’Occidente; ma anche cacao, caffè, legname sono beni preziosi, come pure la terra che viene sempre più spesso acquistata da grandi gruppi per produrre in serra prodotti alimentari (land grabbing).

E molto interessante la lettura di un documento redatto da giovani politici africani impegnato nei rispettivi paesi (https://www.internazionale.it/reportage/andrea-de-georgio/2018/08/09/giovani-africani-movimento), poiché fotografa le cause del sottosviluppo Africano e chiama in causa l’Europa in quanto artefice di un deleterio neocolonialismo, concausa del disastro economico e sociale che porta all’esplosione dell’immigrazione irregolare.

Si propongono alcune linee-guida per un programma unitario della Sinistra Europea, volto ad uno sviluppo solidale dell’Africa:

  • Censire le multinazionali Europee che controllano i mercati delle materie prime dei paesi in via di sviluppo; limitare la loro autonomia e libertà di impresa, controllandone le dinamiche mercantili ed intervenendo in tutti i casi in cui si verifichino casi di abuso di posizione dominante.
  • Aumentare i budget a favore dei paesi in via di sviluppo fino allo 0,5 % del Pil dei singoli Stati Europei, ma indirizzando le risorse soltanto verso paesi che sottoscrivono impegni di stabilizzazione della popolazione e quindi di lotta alla immigrazione irregolare, sempre nel rispetto dei diritti umani. Quindi definendo programmi strategici volti a creare infrastrutture ed a stimolare lo sviluppo del mercato interno nei singoli Stati, coordinandoli in una centrale unica Europea
  • Riformare il trattato di Dublino in merito alla prima accoglienza, creando uno status di “Rifugiato Europeo”, che ne liberalizzi gli spostamenti in Europa.
  • Stabilire – a livello Europeo – il fabbisogno di manodopera di immigrati su base quinquennale, definendo canali regolari per l’immigrazione in Europa ed avendo preliminarmente effettuato una adeguata formazione professionale nel paese di origine.

Fonti:

http://www.bpp.it/Apulia/html/archivio/1992/I/art/R92I016.html
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/cos-regimi-e-multinazionali-rubano-terra-alle-comunit
https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2018/10/21/africa-esplosione-demografica
https://lindro.it/materie-prime-conflitti-lindissolubile-nodo-africano/
http://www.fides.org/it/news/64104-AFRICA_Stati_gruppi_e_aziende_multinazionali_si_accaparrano_terra_fertile_cresce_il_land_grabbing
http://www.africanews.it/multinazionali-installate-in-africa/
https://www.focus.it/cultura/curiosita/10-cose-che-forse-non-sai-sull-africa
https://www.informarexresistere.fr/africa-aumento-demografico/
http://www.novecento.org/dossier/mediterraneo-contemporaneo/le-transizioni-demografiche-nel-mondo-e-nel-mediterraneo/#doc_04

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