CIVISMO E PARTECIPAZIONE

Web, fake news e impegno civico

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Sono diversi ormai gli studi condotti sul fenomeno delle cosiddette “fake news”, fenomeno che investe la rete in maniera apparentemente scomposta, ma in realtà, con una certa logica, frutto di strategie e, paradossalmente, anche del caso. Tralasciamo le strategie squisitamente “politiche”, sulle quali, tra l’altro, non è stata ancora (e forse non lo sarà mai) fatta piena luce, relativamente alla possibile natura internazionale di manovre appositamente studiate per favorire o sfavorire un candidato presidente, un governo.

Voliamo più in basso, dove è quotidiano l’emergere di vere e proprie notizie false, di campagne orchestrate oppure lasciate alla libera iniziativa di sostenitori, più o meno reali. Uno degli aspetti più preoccupanti in tutto ciò è, sicuramente, che queste strategie, oltre a confondere e influenzare, finiscono per compromettere ciò che indubbiamente c’è di buono nel web a proposito della partecipazione civica.

In una società complessa, in cui i tempi della vita sono impegnativi e riempiono le giornate degli individui, lo spazio della rete in cui informarsi e sul quale lasciare una propria opinione in relazione a tematiche che si avvertono come vicine ai nostri interessi, è un fatto positivo (a patto, ovviamente, che la realtà digitale non sostituisca del tutto quella reale). È positivo soprattutto perché sempre in molti più casi è sul web che nascono iniziative, si lanciano proposte e progetti che, poi, si concretizzano nella “piazza”.

Per fortuna, almeno per quanto riguarda la sfera della politica, la comunicazione fra individui non risulta ancora del tutto chiusa dentro contenitori digitali ma, oltre ad avere un contatto indissolubile con la realtà (di cui, infatti, ci si occupa politicamente, seppure seduti davanti ad una tastiera), essa spesso prosegue fuori dalla “macchina”, nei quartieri, nelle strade, nei raduni, nelle proteste, nelle riunioni e nelle tante iniziative che, nonostante la crisi della politica, continuano a prodursi.

Il fiorire di gruppi di opinione “social” su temi legati all’ambiente, all’iniziativa civica, ad interventi da proporre nei quartieri in cui si vive, paiono un ottimo trampolino di lancio per il fare concreto. In fondo il web è il riflesso, amplificato, del desiderio di attivarsi individualmente, desiderio che, magari, si trova davanti l’ostacolo del collegarsi ad altri, del prendere contatti e che la rete, forse, in parte facilita.

A questo punto si capisce come l’uso distorto delle informazioni possa essere altamente nocivo proprio dell’apporto di civismo che il web offre. Non si sviluppa il senso civico nelle coscienze dei cittadini attraverso il vituperio o, peggio ancora, l’occasione per aggredire, per sfogare rancore ma senza la possibilità di ascoltare una opinione differente.

In tal senso, credo, si debba cominciare a parlare di un altro “dovere” del civismo che si concretizza in un impegno di ciascuno: quello di vigilare sulla rete, contrastare le falsità e proporre sempre e comunque l’atteggiamento di vera democrazia, cioè quello del confronto.

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