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Se i gilet francesi fossero giallo-verdi le storie politiche di Italia e Francia avrebbero più esplicitamente mostrato il loro parallelismo. E comunque ieri sera l’attesa del discorso di Macron ha provocato un qualche sobbalzo anche all’auditel nostrano perché, esposti alla concorrenza con il resto della popolazione mondiale ci è svanito il futuro protetto dalle dogane nazionali. Eliminate le quali, il mondo ha progredito ma l’umore nazionale, da noi e oltr’Alpe, è ruzzolato all’indietro.

Giuseppe Pelizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901

Di conseguenza l’idea stessa di Progresso, che era forte finché ci si mangiava, perché intrecciata con l’emancipazione dai bisogni, ha perso la base sociale popolare e si è ridotta ai profili ornamentali: raffinatezza culturale, delicatezza di sentimenti, coltivazione dei talenti personali. Un’aria fina che chiunque respirerebbe se fosse erogata erga omnes. E invece i più si accorgono che il capitale culturale (lingue, concetti, etc), il capitale sociale (relazioni utili) e il capitale economico (livello e stabilità del potere d’acquisto) gli si disciolgono fra le mani e lasciano nudi nella tramontana del “mercato”. Da qui la ricerca di come coprirsi, si tratti del reddito di cittadinanza o del gilet.

Peraltro, una specie di gilet molti italiani lo hanno indossato fin dal 2008, trovandolo ornato di stelle nel purismo ambientale e moralistico di Beppe Grillo. Da allora un quarto abbondante dei votanti persiste nella metafora politica di una sommossa e se ne frega, come è ovvio che sia, della competenza più o meno adeguata dei “portavoce del popolo”. E come il 26% di Grillo del 2013 aveva spezzato gli argini politici basati sull’asse destra-sinistra, così in Francia la sommossa gialla, preannunciata parzialmente dalla rivolta delle banlieue di qualche anno fa, ha sostanzialmente spezzato gli argini istituzionali del conflitto sociale.

In entrambi i casi si tratta-per quanto ci sforziamo di capirne- di sommosse in cerca di una forma politica e non è detto che chi le ha innescate sia lo stesso che ne spremerà il succo storico. Chi sarà il protagonista dell’inevitabile Termidoro italiano; il salvinismo (ma come metterla con il soffocante sventolio dei rosari quando il tema è dove cosmopoliticamente piazzarsi fra Cina e USA?) o il calendismo (ma è davvero possibile conciliare i percorsi della globalizzazione con il precipitare della insoddisfazione sociale?).

In sintesi: chi produrrà i gilet per il Quinto stato, dopo quelli di panno esibiti nel quadro di Pellizza da Volpedo.