Comunicazione sociale e Cittadinanza

Striscia (la Notizia) piatta

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Verso Striscia la Notizia e il carro armato Tigre abbiamo maturato fin dalle origini lo stesso rapporto: apprezzamento tecnico per la mobilità e la potenza di fuoco; cordiale antipatia per lingua e contenuti. A partire dal Gabibbo, imitazione peluche del Grillo di allora (anni ’90) e anticipazione fedelissima di quello di poi.
Aggiungi che Striscia la Notizia è decollata in una nicchia di palinsesto, dopo il tg e prima del programma serale, dove la collaborativa RAI del Duopolio ha fatto sempre offerte tali da non turbare la predestinazione delle audience (anziani per Rai, non-anziani per Striscia).
Striscia è, insomma, la cerniera attorno a cui ruota la logica consociativa dell’orrendo Duopolio. Il quale orrore, sembra tuttavia meno fermo e applaudito di prima se guardiamo ai dati di ascolto di Striscia degli ultimi dieci anni (fascia orario dalle 20.45 alle 21.15, da inizio anno al 2 aprile).
Dal 2010  la platea complessiva della tv in quell’orario si è sì un po’ ristretta: del 6% come totale (da 28 a 26,2 mln), ma del 36% per Striscia (da 7 a 4,4 mln). E qui più di altri si dileguano i meno anziani e i più istruiti. Mentre la roccaforte residua è al Sud. Dati che paiono coerenti con l’analisi delle figure sociali che compongono l’audience. Quelli della indignazione divertita e anche un po’ blasè (le elites maschili e femminili, i degustatori del nuovo e del bizzarro, le donne evase dal ruolo casalingo) se ne sono andati in massa (per oltre il 50%). Gli altri –che coincidono con i grandi consumatori di ore di televisione- si distraggono  in gran numero (scendono del 30%), ma un’occhiata a Striscia –seppure molto più breve d’un tempo-  sembra che ancora gliela diano.  E poi ci sono anche i fedeli impenitenti, quelli che i sociologi dell’istituto di sondaggio denominano “Maschio preculturale” e “Anziano da osteria” fra gli uomini e “Pacate” fra le donne.
Aggiungi che alle cifre attuali si è giunti progressivamente negli anni e che si tratta dunque di fenomeni non collegabili a un particolare momento o a una specifica conduzione.
Al tirare delle somme, pare che il programma, se lo osserviamo non dal lato di quel che è, ma per il pubblico che lo guardava rispetto a quello che lo guarda, abbia lasciato per strada la capacità di intrattenere una platea generalista e di essere –per così dire- il servizio pubblico dell’indignazione. Oggi si ritrova ad essere adatto a un pubblico di target, quello più soddisfatto delle quattro risate, della stranezza delle situazioni, del minimalismo delle problematiche. Un po’ come quello delle Iene, ma più esposto alla sonnolenza.

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