Diario di Bordo

Dall’azzardo alla ritirata. La manovra si sbriciola, i danni restano.

Shares Share

DIARIO DI BORDO DEL 27 NOVEMBRE

Il 21 novembre la Commissione Europea ha definitivamente bocciato la manovra italiana, un primo passo verso l’apertura di una procedura d’infrazione nei nostri confronti. La bocciatura è stata condivisa dalla totalità degli altri Stati membri della UE. I rilievi delle istituzioni europee sono noti e condivisi da tutti gli osservatori internazionali e analisti indipendenti: mancato rispetto delle regole di bilancio, peggioramento del saldo strutturale, deficit eccessivo, rischio di deviazione significativa dal percorso di riduzione del debito, smantellamento delle riforme strutturali, stime di crescita ottimistiche.

La bocciatura era abbondantemente prevista, annunciata e quasi “evocata” dal governo italiano che non ha ritenuto nelle scorse settimane, di fronte ai ripetuti richiami della Commissione, di apportare modifiche di alcun genere alla composizione della manovra e ai saldi di bilancio ribadendo che le scelte politiche non possono essere messe in discussione dalle oscillazioni del mercato e dai vincoli europei di “austerità”.

Ma le incertezze politiche crescenti e la sfiducia su un possibile accordo fra l’Italia e la UE hanno creato una situazione molto difficile per il Paese: la risposta dei mercati non si è fatta attendere con la crescita dello spread oltre i 300 punti base, l’asta andata quasi deserta dei Btp Italia, la inarrestabile fuoriuscita dei capitali, la perdita di valore dei risparmi, le difficoltà del credito; e neanche la risposta dell’economia reale è mancata, con il Pil fermo nel terzo trimestre, la produzione industriale in arretramento, il mercato del lavoro indebolito, gli investimenti al palo.

Ecco che l’azzardo di una manovra del popolo contro tutto e tutti si è rivelata un boomerang non solo per l’economia e il paese tutto (e questo noi lo sapevamo già…) ma anche per le ambizioni dei nostri governanti che cominciano ora a rendersi conto che qualcosa non torna e che l’apertura di una procedura d’infrazione, che peggiorerebbe ulteriormente il clima e le aspettative aprendo la strada alla recessione, va assolutamente evitata.

Ecco che il governo innesta la retromarcia, senza dirlo apertamente, è ovvio! Si organizzano cene a Bruxelles, si rifanno i conti… Quei provvedimenti ritenuti fondamentali fino a una settimana fa, improcrastinabili, indifferibili, urgenti per il bene del “popolo”, adesso possono aspettare, qualche mese, chissà, forse di più, forse di meno; possono anche essere modificati, affievoliti, sostituiti da altri interventi.

Ecco, dunque, che quei famosi “numerini”, quelle famose “letterine”, quei “me ne frego”, lasciano il posto magicamente a “decimali cui non bisogna attaccarsi”…Il 2,4 può diventare forse 2,2 o anche meno…forse…chissà…

Insomma, la manovra del popolo non è più un tabù. Peccato che nel frattempo l’impresa ardua di autoinfliggerci una crisi finanziaria e reale letteralmente “venuta dal nulla” sia “quasi” riuscita. E confidiamo che il “quasi” rimanga tale!