Diario di Bordo

Giorno 5: In attesa della Nota di aggiornamento della finanziaria Gialloverde

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La manovra finanziaria gialloverde

Quinto giorno: 2 ottobre 2018

Sono passati cinque giorni dall’annuncio trionfante della “manovra del balcone” ma ancora non si conoscono i dati macroeconomici e finanziari che la dovrebbero sorreggere nei prossimi tre anni.

La Nota infatti non risulta ancora, nel momento in cui scriviamo, inviata al Parlamento e pubblicata on line sul sito del Mef. Il Ministro Tria ieri è rientrato in anticipo da Bruxelles, dopo aver partecipato ad una a dir poco tesa e imbarazzante riunione dell’Eurogruppo, proprio con il dichiarato scopo di chiudere la Nota.

Nel frattempo, circolano le informazioni più diverse sui singoli dettagli della manovra: ad esempio, sembra che il reddito di cittadinanza sarà pagato non in contanti ma con una sorta di social card da utilizzare solo per alcuni tipi di acquisto in negozi “esclusivamente italiani”; pare che ci sarà un potenziamento immediato dei centri per l’impiego (propedeutico al funzionamento della suddetta misura) che definire “magico” è eufemistico.

Si parla anche (lo ha dichiarato il Ministro Tria) di un previsto forte recupero della crescita del Pil nel prossimo triennio (sotto l’impulso di un deciso quanto impegnativo snellimento delle procedure relative agli investimenti pubblici ) in grado di stabilizzare (o addirittura ridurre di 1 punto percentuale all’anno) il rapporto debito/Pil.

Sempre Tria ha fatto cenno ad una diversa impostazione delle cosiddette “clausole di salvaguardia” poste nel bilancio. A differenza del passato, quando si passava all’aumento programmato nel tempo delle aliquote Iva, il nuovo strumento non guarda il mancato raggiungimento di incassi fiscali o di risparmi, ma al mancato rispetto della crescita programmata. “Se la scommessa sulla crescita sarà persa o solo parzialmente vinta – ha spiegatoTria in una intervista al Sole 24 Ore – i programmi conterranno una clausola che prevede la revisione della spesa in modo che l’obiettivo di deficit per i prossimi anni non sia superato rispetto al limite posto”. Ma non è chiaro se i tagli riguarderebbero la spesa in conto capitale oppure la spesa corrente, e in quest’ultimo caso, quale componente. Sarà un bel rebus da sciogliere.

Al momento quindi tante notizie e illazioni ma una sola, unica certezza: l’annunciata manovra e il susseguirsi di dichiarazioni a livello istituzionale tra loro contrastanti (anche relative alla permanenza dell’Italia nell’Eurozona) ha fatto lievitare lo spread a oltre 300 punti, un livello non più toccato dal 2014 , ha scosso la Borsa e i titoli bancari, ha messo in allarme i nostri partner europei, ha messo in ansia quella parte (certo non minoritaria anche se finora silente) dei cittadini italiani che comprendono i gravi rischi finanziari cui il Paese viene esposto.

Si tratta di vedere se il governo gialloverde, non badando agli interessi di un’intera nazione ma solo al consenso elettorale immediato, riuscirà nel suo intento di provocare un “Muoia Sansone con tutti i Filistei” , oppure se le legittime e opportune resistenze messe in campo attraverso gli strumenti della democrazia rappresentativa finora vigenti nel nostro Paese riusciranno a disinnescare quella spinta autodistruttiva allontanandoci dall’orlo del baratro.