DIARIO DI BORDO

Il lungo giorno delle audizioni parlamentari sul DEF (mentre lo spread toccava i 315 punti e la borsa cadeva…)

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Diario di bordo: 9 ottobre

Il lungo giorno delle audizioni parlamentari sul DEF (mentre lo spread toccava i 315 punti e la borsa cadeva…)

A partire dalle 10 del mattino si sono svolte le audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato: il ministro dell’Economia Giovanni Tria, seguito da Banca d’Italia, Istat, Corte dei Conti e in ultimo Ufficio parlamentare del Bilancio (UPB).

Tria ha sostanzialmente confermato l’impianto “solido ed equilibrato” della manovra e del quadro macroeconomico sottostante nel corso di un’audizione lunghissima, caratterizzata dai numerosissimi interventi dei parlamentari che hanno rivolto al ministro domande volte sia a comprendere i lati ancora oscuri della politica economica gialloverde, sia a criticare gli effetti delle misure annunciate.

Le risposte del ministro sono state sempre a difesa delle logiche del DEF, con l’affermazione ad esempio che l’attuale sistema pensionistico “garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo ma nel breve frena il fisiologico turnover” con “i giovani che restano fuori e gli anziani che non possono uscire”. Oppure, motivando la misura del reddito di cittadinanza quale “condizione necessaria per evitare l’insorgere di sentimenti contrari all’Europa”. Le risposte in alcuni casi hanno assunto toni quasi assertivi. “Lo spread – ha detto Tria – non è giustificato rispetto ai fondamentali della nostra economia. Siamo impegnati a fare convergere lo spread verso i fondamentali creando fiducia. Se c’è lo spread a 500? Il governo fa quello che deve fare di fronte a una crisi inaspettata, perché non ce la aspettiamo”.

Ma all’ottimismo di Tria hanno fatto riscontro un’analisi e valutazione piuttosto severe della manovra governativa da parte di tutti gli organi chiamati ad intervenire in commissione, fino ad arrivare alla bocciatura da parte dell’UPB che comporta l’obbligo, ove venga attivato il cd. meccanismo del “comply or explain, da parte del ministro dell’Economia di rivedere le stime e gli obiettivi oppure fornire al Parlamento ulteriori chiarimenti nel merito. Ma andiamo con ordine.

Le perplessità della Banca d’Italia riguardano sia le stime relative alla crescita e all’impatto dei provvedimenti del governo sul Pil, troppo elevato e repentino (l’aumento della spesa sociale, così come gli sgravi fiscali, tendono infatti ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo), sia la mancanza di dettagli su composizione, disegno e modalità di attuazione delle misure, incluse le relative coperture. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, viene sottolineato che non deve in alcun modo disincentivare l’offerta di lavoro. Determinante, secondo Banca Italia, a questo fine è il livello del beneficio rispetto al salario potenziale che il lavoratore sarebbe in grado di guadagnare sul mercato, come anche il corretto funzionamento degli elementi di condizionalità a cui il beneficio è legato (in particolare la sua decadenza dopo un certo numero di offerte di lavoro) che presuppone un adeguato potenziamento dei centri per l’impiego. Per quanto riguarda le pensioni, occorre preservare, tenuto conto dell’invecchiamento della popolazione, la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico, oggi un fondamentale elemento di forza delle finanze pubbliche italiane. Infine, l’osservazione cruciale, il monito, sul debito: il debito è oggi detenuto per circa due terzi da soggetti e istituzioni italiane. Le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono”. Il disavanzo strutturale nelle stime del governo resterebbe su un livello elevato per un paese caratterizzato da un alto debito. Non lascerebbe molti margini di azione nel caso in cui si rendesse necessario fronteggiare una nuova situazione di rallentamento ciclico, in quanto il debito resta sempre “la minaccia di innescare un circolo vizioso, con ripercussioni sull’economia reale”.

L’intervento dell’Istat ha messo in rilievo soprattutto che le prospettive a breve termine dell’economia in base ai segnali forniti dall’indicatore anticipatore dell’Istat non risultano favorevoli.

La Corte dei Conti ha specificato che interventi che puntino al contrasto della povertà devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema. Il tratto distintivo della Nota 2018, secondo la Corte, è l’abbandono della precedente impostazione, che tendeva a conciliare l’esigenza di un recupero di tassi di crescita economica più elevati con il mantenimento di condizioni di sicurezza nella gestione della finanza pubblica. I margini per garantire un percorso di seppur lenta riduzione del debito risultano molto contenuti, ponendo il Paese su un crinale particolarmente stretto. E questo rappresenta un rischio, al di là del mancato rispetto della regola del Fiscal Compact.”

Infine, l’Ufficio parlamentare di bilancio non ha validato le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nel quadro programmatico giudicando eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica. Per quanto riguarda i saldi di finanza pubblica viene riscontrata una deviazione “significativa” delle regole sul saldo strutturale e sulla spesa. Ove gli obiettivi per il 2019 venissero confermati nel Documento programmatico di bilancio (DPB) e giudicati dalla Commissione Ue insufficienti rispetto alle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio (operare un aggiustamento strutturale del deficit di 0,6 punti), essa potrebbe considerare come “particolarmente grave” il mancato rispetto delle regole del Patto.

La bocciatura dell’UPB, ove vi fosse una richiesta in tal senso da parte di almeno un terzo dei componenti della commissione parlamentare, potrebbe attivare il meccanismo del “comply or reply”: il ministro dell’Economia può adeguarsi alle indicazioni dei tecnici, rivedendo al ribasso le stime di crescita e per conseguenza ripensare tutto l’impianto della manovra, oppure spiegare perché intende tenersi fedele ai numeri. Non c’è “complotto”, ci sono precedenti di bocciatura da parte dell’Upb che bocciò nell’autunno del 2016 le previsioni di crescita e deficit elaborate dal governo Renzi che però furono adeguate senza sforare le regole Ue.

I tempi stringono e vanno prese le decisioni. Entro il 15 sera il DPB con le misure della manovra deve essere inviato a Bruxelles. La situazione è delicata: mentre il governo sembra intenzionato a confermare la manovra, contestando le analisi degli organismi tecnici e svilendone le funzioni istituzionali di garanzia democratica (in particolare nei confronti della Banca d’Italia, istituzione da sempre riserva di valori e risorse della Repubblica), i mercati osservano la confusione e le incertezze e i cittadini italiani cominciano a preoccuparsi per i propri risparmi.

L'Italia Che Verrà

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