DIARIO DI BORDO

Ottavo giorno: La Manovra è approdata in Parlamento

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La manovra finanziaria gialloverde

Diario di bordo: note, spunti e riflessioni sul percorso della legge di bilancio per il 2019

Ottavo giorno: 5 ottobre 2018

La Manovra è approdata in Parlamento

Finalmente la Nota di aggiornamento del Def nella tarda serata di ieri è approdata in Parlamento mentre una lettera del Ministro Tria giungeva a Bruxelles con il duplice scopo di presentare la manovra e riparare qualche danno d’immagine. Le Camere la prossima settimana dovranno esaminarla e approvarla entro la scadenza prevista per mercoledì 10 ottobre.

Come già annunciato, il Governo gialloverde sotto la pressione dei mercati ha parziamente modificato gli obiettivi di deficit precedentemente indicati. Invece del 2,4 per cento costante nel triennio 2019-21, si scende al 2,1 nel 2020 e all’1,8 nel 2021. La revisione non intacca l’entità della manovra che contiene per il 2019 misure per 21,5 miliardi così suddivisi: 10 per reddito di cittadinanza e centri impiego, 7 per quota 100, 2 per flat tax, 1 per assunzioni nelle forze dell’ordine, 1,5 per i truffati dalle banche.

Il miglioramento dell’obiettivo di deficit nel 2020-21 rispetto all’ipotesi iniziale trae vantaggio da un innalzamento della crescita del Pil a circa 1 punto e mezzo all’anno (una stima che appare totalmente fuori linea rispetto alle previsioni di consenso che viaggiano sull’1 per cento) e da una copertura solo parziale per gli anni successivi al 2019 delle clausole di salvaguardia relative allo scatto automatico dell’Iva. In questo quadro anche il debito pubblico in rapporto al Pil migliorerebbe calando annualmente di oltre un punto. La maggiore crescita del Pil programmata rispetto a quella tendenziale viene giustificata con l’impatto positivo delle misure della manovra che stimolerebbero consumi e investimenti. Ma i conti non tornano.

Per finanziare le misure occorrono coperture adeguate. Le risorse aggiuntive ricavabili dal maggior deficit programmato (rispetto al percorso previsto dal precedente governo) sono infatti largamente insufficienti, anche a causa dell’accresciuto onere per interessi legato all’andamento al rialzo dello spread. Saranno necessari infatti pesanti tagli della spesa e, oltre al previsto condono o pace fiscale, aumenti d’imposte (conseguiti tramite minori detrazioni e maggiori acconti) che annulleranno in larga parte gli effetti delle misure gialloverdi, tra l’altro molto aleatori. Basti pensare alle difficoltà di spingere nell’arco di pochi mesi gli investimenti che dipendono anche dal clima di fiducia e dalle prospettive delle imprese. Basti pensare alle difficoltà di far partire il reddito di cittadinanza in presenza di prevedibili complicazioni burocratiche. Basti pensare alla comprovata non corrispondenza tra maggiori pensionamenti e maggiore occupazione.

In sostanza, si prefigura una manovra di redistribuzione del reddito con intenti puramente assistenziali che colpisce i ceti produttivi e i contribuenti onesti e non si proietta sul futuro del Paese in termini di riforme e accrescimento della produttività.

Le preoccupazioni aumentano, e non a caso Draghi si è recato in visita da Mattarella due giorni fa, nell’ottica del rispetto delle regole europee, un rispetto su cui si poggia il fondamento stesso dell’Unione Monetaria.

Infatti, se si osserva l’andamento del deficit strutturale ( ovvero al netto degli effetti del ciclo economico) indicato nella Nota, cioè la misura macroeconomica su cui la Commissione europea misura i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi, peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9 di quest’anno (che segnava un miglioramento di 0,2 punti rispetto al 2017) all’1,7 . Rimarrà poi stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021. Esattamente l’opposto di quel percorso di graduale avvicinamento al pareggio di bilanco che, nel rispetto dei Patti europei e della Costituzione, offrirebbe ai mercati le necessarie garanzie di stabilità finanziaria.

L'Italia Che Verrà

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