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I figli non si pagano né si regalano e le donne non si affittano. Perché una Coalizione internazionale contro la maternità surrogata

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La maternità surrogata scompone in segmenti indipendenti l’unità della relazione materna, costituiti da momenti scanditi dalla gravidanza, dal parto e dal bambino o dalla bambina, e porta necessariamente a una perdita di senso affettivo, culturale e simbolico di quell’evento umano che è la maternità e la nascita; consentendo così la loro trasformazione in cose, in merce da scambiare. 

Quello della maternità surrogata, o la gestazione per altri o ancora l’utero in affitto, per comodità di scrittura utilizzerò il termine maternità surrogata, è un problema non solo di natura giuridica ma è anche un problema di natura etica con riflessi politici, sociali e antropologici che richiedono un confronto e un dialogo serio, fuori dalle divisioni partitiche, sui valori fondanti e condivisi, come lo è l’inviolabilità del corpo umano.

Per questa semplice ragione riteniamo che il mondo dell’impegno civile non può restare impassibile davanti a un tema che investe il futuro della dignità e delle relazioni umane.

La pratica della maternità surrogata produce una mercificazione pazzesca e orrenda del corpo umano. Essa si configura, infatti, come la forma moderna di schiavismo e sfruttamento del corpo della donna e della vita dei neonati. Una forma che si ammanta della parola “amore”, ma che in realtà è soltanto l’esaltazione dei desideri altrui a discapito delle donne e dei bambini.

Se guardiamo alle diverse esperienze esistenti in 16 Paesi che consentono la pratica della maternità surrogata (si badi bene solo 16 su 226 Paesi!) non c’è contratto commerciale o altruista che non esiga la conformità della donna a una disciplina di vita specifica che riguarda l’alimentazione, la sua vita, la mobilità l’emigrazione, e che non contempli appunto la richiesta persino di interrompere la gravidanza se tutto non è conforme ai desideri dei committenti.

Tutto questo è inserito in un sistema globalizzato di produzione economica che comprende cliniche, avvocati, intermediazioni che premono per allargare il suo enorme giro di affare.

Uno scambio che si gioca a livello mondiale e che prefigura una nuova divisione internazionale tra ricchi e poveri, tra Popoli committenti e Popoli fornitori.

Qui stanno le ragioni di una Coalizione internazionale per l’abolizione universale della pratica dell’utero in affitto. In questa scelta ciò che ha mosso un numero crescente di organizzazioni femministe europee a dar vita a un movimento internazionale contro la pratica della surrogata è l’assenza di limiti chiari e netti all’idea che si possono usare i corpi umani e la vita dei bambini per realizzare i propri desideri e fare soldi.

Si tratta di un sistema che ha bisogno di donne come mezzi di produzione in modo che la gravidanza e il parto diventino delle procedure funzionali, dotate di un valore d’uso e di scambio, con l’obiettivo di spostare il processo della procreazione dal corpo femminile al chiuso di un laboratorio.

Su questo tema passa una grande sfida di civiltà, che ci interroga tutti e tutte ponendo a ciascuna, ciascuno di noi nel modo più radicale il tema della dignità, dell’identità, dell’integrità fisica, della salute e del rispetto dell’altro e dell’altra.

Qui c’è, non solo per la Politica ma anche per la società civile organizzata, una grande missione da svolgere. C’è un campo aperto da arare verso un’etica del limite che non riguarda solo lo sfruttamento dell’ambiente e della natura, ma investe anche l’idea di libertà e di relazioni umane future che immaginiamo per noi e per gli altri; perché nessuna libertà è possibile a prescindere da ciò che ci circonda. I nostri desideri, le nostre paure, i nostri successi, le nostre frustrazioni hanno tutti a che fare con l’altra, l’altro da noi; con il mondo, con la vita di tutte e tutti.

Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo della responsabilità e dei doveri, più che dei diritti; perché senza di essi la libertà diventa un’arma che ciascuna, ciascuno, isolata, isolato dagli altri, dalle altre, può rivendicare per soddisfare un proprio individuale interesse o desiderio che possono generare rotture sociali e arretramento civile, soprattutto per le donne.

Questo è ancora più necessario di fronte ai cambiamenti che i nuovi tempi portano, come ad esempio l’evoluzione della tecno-scienza e alle nuove scissioni della procreazione umana che essa propone. Ormai è chiaro che lo sviluppo della scienza moderna nella sua applicazione tecnica produce un enorme potere dell’uomo sulla natura che può condurre anche a un nuovo rapporto di dominio. Questa preoccupazione è fondata ed esprimerla non vuol dire certo negare alla scienza la libertà di ricerca; ma significa, invece, chiedere alla scienza e in particolar modo alla tecnica, che di tale libertà ne facciano un uso finalizzato al bene dell’umanità e all’affermazione dei suoi valori essenziali.

Agire a livello globale, dunque, è la necessità.

Ed è un imperativo sempre più stringente di fronte al fatto che il concetto di “maternità surrogata” non si lega a quello di madre ancor più quando, per motivi apparentemente ideologici, si sorvola su quanto sia importante e profondo il legame che unisce una donna al bambino che porta in grembo per 9 mesi. Nel concetto di maternità surrogata il ruolo della donna madre è ridotto, e forse questa è l’intenzione globale e nascosta, a qualcosa d’inesistente, a un semplice strumento meccanico di procreazione, mentre sappiamo quanto per ogni essere umano sia fondamentale l’origine della sua vita.

Di fronte alle sfide che ci pone la modernità spetta certamente alla Politica, tutta, riprendere il filo per creare equilibrio e unità, ma sicuramente anche le cittadine e i cittadini devono sentire la responsabilità verso i valori e le regole che sono alla base della convivenza e della cooperazione paritaria di una comunità multipla e interdipendente.

Mettere in comunicazione una rete di valori, innanzitutto la dignità della persona e l’indisponibilità alla mercificazione della vita umana: queste, quindi, le ragioni alla base della Coalizione internazionale contro la maternità surrogata.

I figli non si pagano né si regalano e le donne non si affittano.

 

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Per chi fosse interessato si svolgerà un incontro della Coalizione Internazionale contro la maternità surrogata organizzato da L’Italia Che Verrà, il 17 Maggio 2019, alle 15.30  presso la propria sede (in via G.B. Morgagni, 32)  a Roma.

L’incontro sarà aperto dai saluti della presidente de L’Italia Che Verrà, Maria Medici. Parteciperanno Marie Josèphe De Villers, Coalizione Internazionale contro la Surrogata (CIAMS), Francesca Izzo, Se Non Ora Quando – Libere, Aurelio Mancuso, Attivista diritti civili per tutte e per tutti, Francesca Marinaro, L’Italia che Verrà. Modererà l’incontro Monica Ricci Sargentini, giornalista del “Corriere della sera”.  

Per partecipare iscrizione obbligatoria via mail segreteria@litaliacheverra.it

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