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La vera storia di Pretty Woman

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Julia Roberts, sbattuta fuori con violenza da un’auto, rotola sul selciato di un vicolo sporco e maleodorante, tra mucchi di spazzatura. Una mano maschile si sporge dal finestrino e le getta dei soldi, prima di dileguarsi nel traffico di Los Angeles. Doveva finire in questo modo il film Pretty Woman nella stesura originale prevista dalla sceneggiatura.

Il film, il cui titolo era “3000”, non era una commedia romantica, ma una dura storia drammatica su Vivian, ragazza dalla vita difficile che si guadagna i soldi sulla strada. La casa di produzione, titolare della sceneggiatura e del contratto con Julia Roberts, fallì. Il progetto del film fu acquistato dalla Disney e fu completamente rivisto. La storia fu giudicata pesante, non avrebbe incontrato il favore del grande pubblico, non era in linea con la filosofia dell’azienda che che decise di trasformare la vicenda in una favola capace di far sognare il pubblico, naturalmente a lieto fine.

Così nacquero la storia d’amore che ha fatto piangere milioni di persone e il mito di Pretty Woman. La Disney è così, qualsiasi cosa faccia. Ricordo che quando ero piccola mi incantavo di fronte alle rappresentazioni della natura nei cartoni animati: uccellini che cinguettavano, topini che giocavano, fiorellini profumati che si dondolavano alla brezza come campanelle delicate. Poi andavo a fare una passeggiata in campagna e lì trovavo rovi, ortiche, zanzare, calabroni, zecche. La natura non è quella dei film di Disney, diceva mia madre.

Peccato che, quando si parla del problema della prostituzione, ancora si creda alla favola di Pretty Woman. La vendita di prestazioni sessuali si vorrebbe normalizzare, facendola diventare sex work, e le prostitute si trasformerebbero in sex workers. In fondo, si dice a destra come a sinistra, è solo un lavoro come un altro. È la lettura con gli occhiali rosa, secondo gli stilemi Disney. La realtà però non è questa e ben altre sono le verità sul mercato del sesso. Riconfezionare l’abuso sessuale come empowerment, proporre regolamentazione e non abolizione non sono altro che modi di nascondere la misoginia e gli abusi che sono al centro di un sistema mondiale in cui si comprano, affittano ed usano donne e ragazze. La prostituzione è potere e profitto sul corpo delle donne e nessun imbellettamento stile Disney potrà cambiare la natura di questo sfruttamento.

Oggi le donne che hanno vissuto questo inferno hanno preso la parola contro la narrazione della “puttana felice”, portando avanti una battaglia a favore del “modello nordico” che protegge i diritti umani delle persone prostituite. La lotta contro la lobby del sex work, che comprende proprietari di bordelli, agenzie di escort e compratori di sesso, è durissima. Si vuole trasformare gli sfruttatori in imprenditori, proteggendo i “diritti” dei compratori ad abusare del corpo delle donne.

La vera storia del film Pretty Woman, svelata da Julia Roberts e in questi giorni sui giornali, restituisce al mondo della realtà una storia che appartiene al mondo della fantasia.

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