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L’abolizione dell’utero in affitto è possibile

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Un fine settimana fitto di incontri e confronti in Italia, quello di Marie Josèphe De Villers, animatrice della Coalizione internazionale contro la surrogata (CIAMS), che a Roma ha partecipato all’iniziativa di L’Italia che verrà, su “I figli non si pagano, né si regalano e le donne non si affittano”. Tema che alimenta forti conflitti teorici e divisioni dentro e fuori il movimento delle donne. La maternità surrogata per le proporzioni che ha assunto, ha provocato una discussione che attraversa i continenti, i partiti e i movimenti, le istituzioni. “È molto importante che le istituzioni internazionali, tra cui il Parlamento europeo condannino la surrogata – sottolinea Marie Josèphe – ma ora bisogna fare un passo in avanti: dalla condanna bisogna arrivare all’abolizione”.

Così si comprende, perché alla crescita in varie nazioni di reti contrarie all’utero in affitto si colleghi la necessità di un soggetto articolato internazionale, che ha avuto nel febbraio 2016 il suo avvio a Parigi, con la nascita della CIAMS. Da una parte ci sono una ventina gli Stati nel mondo che con differenti legislazioni ammettono la surrogata, una pratica sostenuta da potenti attività imprenditoriali, network, associazioni che propagandano, organizzano, gestiscono un turismo procreativo che muove diversi miliardi di dollari. La retorica del dono, della libera scelta delle donne gestanti, dell’amore che si preoccupa di accogliere il desiderio-diritto ad essere genitori da parte di migliaia di coppie etero e omosessuali, ha trasfigurato la surrogata, che cancella i diritti delle donne, come la nuova frontiera del progressismo.

Chi si oppone alla mercificazione dei corpi, all’orrore dei bambini ceduti ai committenti, privato per contratto dalla relazione con la madre che lo ha generato, è definito reazionario, attentatore dell’autodeterminazione delle donne, amico dei movimenti religiosi più retrivi. In Italia, per esempio, dove la maternità surrogata è vietata, si cerca in tutti i modi di aggirare le leggi, si sollecitano i Tribunali affinché sia riconosciuta la trascrizione all’anagrafe, come genitore, anche dell’adulto senza legami biologici. Recentemente le sezioni unite della Cassazione hanno chiarito, che alcuna trascrizione automatica è possibile, e che l’unica strada rimane l’adozione particolare prevista per legge. D’altronde come rammenta Francesca Marinano, dell’associazione L’Italia che verrà: “Si tenta di utilizzare modalità comunicative per piegare normative in vigore da decenni in tutti gli stati civili. Finalmente la Cassazione ha chiarito che non sono possibili scorciatoie, che tra l’altro danneggiano i diritti dei bambini”.

Il conflitto è, quindi, ormai aperto e nel 2018 ben 241 associazioni e reti di 20 paesi, hanno sottoscritto un documento che intende avviare una campagna mondiale, per ottenere dall’ONU l’abolizione dell’utero in affitto, sulla scorta di esempi come la cancellazione della pena di morte, approvata alcuni anni fa, o della richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità, ancora in corso. “È una battaglia molto dura – spiega Marie Josèphe De Villers – ma è evidente che più le persone sono informate e si discute pubblicamente e più l’avversione nei confronti della surrogata aumenta”. Nel nostro paese una ricerca finanziata con una sottoscrizione tra diverse persone, ha rivelato che l’opinione pubblica è contraria all’utero in affitto. “Dobbiamo spiegare con cura – esorta Francesca Izzo di Se non ora quando – libere – che il desiderio di genitorialità non è un diritto, che il bambino non è un soggetto proprietario a disposizione degli adulti, che preventivamente si accordano rispetto alla sua cessione. Ci dobbiamo opporre a una visione mercantile, al tentativo di cancellare la maternità, che è un attentato alle società realmente libere e civili”. Il lavoro da svolgere è davvero molto, ma insieme a Marie Josèphe, alle sempre più numerose organizzazioni, partiti, governi che intendono impegnarsi per salvaguardare la solidarietà e diritti civili conquistati in decenni di lotte comuni, l’abolizione dell’utero in affitto è possibile.

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