Economia

Commissione parlamentare sulle banche: maneggiare con cura!

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Per la seconda volta in pochi anni viene istituita una Commissione parlamentare d’indagine sul sistema finanziario italiano.

La Commissione Casini della precedente legislatura aveva operato sul finire del 2017 indagando sulle crisi bancarie che avevano colpito Mps, Veneto Banca, Popolare Vicenza e altre quattro banche di modeste dimensioni. La relazione conclusiva puntava il dito contro alcune falle del sistema di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) evidenziandone i limiti ai fini della tutela del risparmio e avanzando una serie di proposte per il futuro.

La nuova Commissione (istituita con la legge n. 28  del 26 marzo scorso) avrà più poteri: non solo rimarrà in carica per tutta la legislatura ma anche riguarderà tutta l’attività di gestione di tutte le banche (dai depositi, alle remunerazioni dei manager, ai collocamenti di prodotti finanziari, alla erogazione del credito a prenditori di particolare rilievo).

Considerando che la legge attribuisce alla Commissione i poteri dell’autorità giudiziaria, il terreno si presenta particolarmente scivoloso e rischia di configurare una pericolosa invasione di campo del potere politico sulle banche e quindi sul sistema economico.

Non a caso Mattarella ha sentito il dovere di accompagnare l’atto di promulgazione della legge istitutiva della Commissione con una lettera ai Presidenti delle Camere. Vi si legge: “L’ambito dei compiti attribuiti alla Commissione – a differenza di quella istituita nella precedente Legislatura – non riguarda l’accertamento di vicende e comportamenti che hanno provocato crisi di istituti bancari o la verifica delle iniziative assunte per farvi fronte, ma concerne – insieme al sistema bancario e finanziario nella sua interezza – tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività”.

Mattarella ricorda “la natura privata degli enti interessati, la cui attività costituisce esercizio della libertà di iniziativa economica riconosciuta e garantita dall’articolo 41 della Costituzione”. Secondo il Presidente della Repubblica,  cioè, la politica potrebbe “condizionare le banche nell’esercizio del credito, nell’erogazione di finanziamenti o mutui e le società per quanto riguarda le scelte di investimento” Una eventualità che “si colloca decisamente al di fuori dei criteri che ispirano le norme della Costituzione”.

Inoltre, va considerato che le attività della Commissione potrebbero interferire con le prerogative tipiche sia della magistratura sia delle autorità di vigilanza (Banca d’Italia, Consob, IVASS, COVIP, Banca Centrale Europea). E anche qui Mattarella sottolinea con forza nella lettera che “è precluso all’organo parlamentare l’accertamento delle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale e le relative responsabilità” e evidenzia “il carattere di Autorità indipendenti sancito da norme dell’ordinamento italiano e da disposizioni dell’Ue vincolanti sulla base dei relativi trattati”.

Infine, la Commissione potrà istituire una procura nazionale per i reati bancari e finanziari sul modello della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, o estenderne la competenza ai reati finanziari e bancari.

Come si evince chiaramente, è elevato il pericolo che si crei un clima di “caccia alle streghe” non certo propizio al normale svolgimento dell’attività creditizia e finanziaria. E per un’economia che si sta avvitando in una fase recessiva non sembra il massimo! Per di più, considerando la massa enorme di titoli pubblici detenuti dalle banche italiane e il peso purtroppo ancora crescente del debito, sarebbe alquanto imprudente muoversi come elefanti in una cristalleria. Indagare, valutare e proporre: sì, ma solo in funzione di  un miglioramento dell’attività di vigilanza e tutela del risparmio! E si dovrà farlo con prudenza, intelligenza, senza demagogia

 

Per questo è fondamentale che la Commissione parlamentare sia presieduta da persona capace di garantire, oltre che competenza tecnica, autorevolezza, imparzialità e correttezza. Il nome che circola con più insistenza al momento, quello di Gianluigi Paragone, non sembra in questa ottica il più adatto, visto che non si tratta di far funzionare un talk show ma l’economia di un grande paese.

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