Economia

La recessione avanza. Che fa il Governo?

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Le previsioni di crescita per l’economia italiana sono in continuo ribasso, ormai da alcuni mesi. Dopo gli sconfortanti dati relativi all’andamento del Pil trimestrale, della fiducia dei consumatori e delle imprese, della produzione industriale, degli ordinativi, del commercio e dell’occupazione, i principali centri economici, nazionali e internazionali, hanno preso atto che in questo primo scorcio del 2019 l’attività economica non mostra segni tangibili di ripresa. La recessione, che tecnicamente è già in atto dal terzo trimestre del 2018, potrebbe cioè proseguire anche nell’anno in corso. Le stime annuali del Pil si muovono in una forchetta che va da -0,2% a +0,4/0,5%. Siamo ben lontani dalla previsione programmatica del Governo (1%) su cui si basano tutte le compatibilità della manovra di bilancio faticosamente approvata a dicembre.

Una “crescita zero” quella del 2019 che si spiega con numerosi fattori interni, congiunturali e strutturali, oltre che con un contesto esterno poco favorevole. Consumi e investimenti sono praticamente fermi,  mentre la manovra di bilancio sta dimostrando, come da più parti avvertito, di essere poco orientata alla crescita. Il governo ha infatti varato provvedimenti assistenziali e non a favore degli investimenti e per farlo ha ipotecato i conti pubblici per gli anni a venire. In presenza di una crescita minore di quella programmata o addirittura negativa, mantenere il deficit nei limiti concordati con Bruxelles sembra un’impresa complicata.  Si preparano tempi bui, altro che “anno bellissimo” come il premier Conte definì pochi mesi addietro il 2019!

Di fronte a questo quadro preoccupante, così ben delineato da tutti gli osservatori, il Governo pensa di reagire oppure cerca di nascondere la polvere sotto il tappeto per passare indenne le elezioni di maggio? L’occasione di fare chiarezza e impostare un disegno di politica economica che prenda atto della realtà delle cose e tenti di bloccare l’avanzata della recessione ci sarebbe. Entro il 10 aprile infatti deve essere presentato alle Camere il DEF (Documento di economia e finanza), che rappresenta l’atto iniziale della manovra di bilancio per il 2020. E’ ancora presto per conoscere le reali intenzioni dell’esecutivo, ma intanto i segnali che provengono dalla cronaca quotidiana dell’attività di governo delineano un quadro in movimento pur se confuso e incerto.

Il 20 marzo il Governo ha varato il cosiddetto decreto sblocca-cantieri che introduce disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici e misure per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, norme per la semplificazione dell’attività edilizia in generale e scolastica in particolare e misure per eventi calamitosi. Il provvedimento è stato approvato con la formula “salvo intese”, a riprova del disaccordo che i contenuti hanno generato tra le forze politiche. In sostanza, l’approvazione “salvo intese” consentirebbe al Governo di ritoccare il testo anche dopo l’approvazione da parte del CdM. L’efficacia del provvedimento potrebbe quindi risentire non solo dei compromessi da raggiungere nella maggioranza gialloverde ma anche del fatto che le modifiche apportate a norme specifiche, come il Codice dei contratti ed il testo unico dell’edilizia, rischiano di comprometterne la visione complessiva.

Inoltre, il Governo è al lavoro sul cosiddetto decreto-crescita, che entrerà in gioco contestualmente al DEF. Il suo compito dovrebbe essere quello di rivitalizzare le performance dell’economia nella seconda metà dell’anno dopo un primo semestre ormai che si attende fra il negativo e il piatto. Il documento, secondo le bozze in circolazione, è suddiviso in tre capi: fisco, rilancio degli investimenti, tutela del made in Italy e prevede incentivi fiscali, nuovi investimenti, il rafforzamento degli incentivi all’acquisto di beni strumentali da parte delle aziende, in sostanza riprendendo la via di Industria 4.0 con misure che incentivino le aziende a modernizzarsi.

L’obiettivo delle misure prese o da prendere a breve è quello di mettere insieme una massa critica di provvedimenti capaci di modificare le aspettative e far ripartire la crescita. Non sarebbe invece prevista alcuna correzione dei conti pubblici, che in questa fase congiunturale potrebbe peggiorare la situazione.

Il fatto di riconoscere da parte del Governo che occorre rimediare alle carenze della manovra di bilancio e varare interventi di stimolo agli investimenti e di sblocco delle opere pubbliche è sicuramente un punto di partenza. Ma intanto si è perduto tempo prezioso per invertire la rotta in declino dell’ economia e poi l’efficacia effettiva degli interventi dipenderà dai dettagli specifici dei provvedimenti che ancora non sono stati definiti. Al momento, sembrano essere solo una serie di micro-interventi non collegati da una precisa strategia. Anche l’entità delle somme messe in gioco per il rilancio dell’economia sembra poco significativa. Altra cosa sarebbe stata mettere all’interno della manovra di dicembre risorse più consistenti a sostegno degli investimenti e dello sviluppo.

In ogni caso, è assolutamente da evitare un messaggio ai mercati e ai partner in cui ci si limiti a registrare gli effetti della congiuntura negativa senza indicare una linea di politica economica di contrasto. Il desiderio non proprio nascosto dei partiti di maggioranza di rimandare i problemi a dopo le elezioni di fine maggio sarebbe un ulteriore danno per la credibilità del paese dopo le molteplici dimostrazioni di scarsa capacità di guidare l’economia in direzione di uno sviluppo duraturo e stabile.

 

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