Europa

Bilancio Ue: una battaglia per crescita ed equità

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Per costruire la nuova Europa bisogna partire dal Bilancio Ue ripristinando un giusto equilibrio tra stabilità e crescita, tra efficienza e redistribuzione. L’Italia è il Paese Ue che più di altri ha lavorato in questa direzione.  

Il bilancio dell’Unione europea 2021-2027 sarà guardato e seguito attentamente da parte di tutti i Paesi aderenti. Anche perché si tratta del primo bilancio dopo l’uscita del Regno Unito che tradotto in cifre comporterà un “buco” di circa 12/13 miliardi di euro per anno. Si dovrà decidere quindi quanto di questa mancanza di risorse sarà compensata da riduzione di spesa o da incremento dei contributi nazionali o eventualmente da nuove risorse tramite aumento dell’IVA.

Sarà una partita complessa, che certo durerà tre anni prima di arrivare alla stesura definitiva del bilancio, ma è anche vero che già nel Consiglio di fine giugno si stabiliranno i criteri fondamentali da cui iniziare i negoziati. Ed è proprio per questo che l’Italia ha bisogno di starci con una presenza capace di affrontare le nuove sfide.

L’Italia, infatti, è il Paese UE che più di altri ha posto l’esigenza di un equilibrio tra scelte di politiche economiche e misure redistributive capaci di concorrere al miglioramento delle condizioni di vita e occupazione delle cittadine e dei cittadini. Ripristinare un giusto equilibrio tra stabilità e crescita, tra efficienza e redistribuzione è su questo che si misureranno i governi nazionali e tutte le forze politiche rappresentate nel Parlamento europeo.

Fin dal suo inizio l’Unione europea ha lavorato, infatti, per ridurre le diseguaglianze tra i Paesi e territori all’interno di ciascun Paese. Oggi, le diseguaglianze sono nuovamente cresciute e a pagarne il prezzo maggiore sono le aree più svantaggiate e le fasce sociali più vulnerabili ed esposte alle grandi trasformazioni nel modo di produrre. Per tornare a un giusto riequilibrio tra crescita e ridistribuzione le Istituzioni Ue e i governi dei Paesi europei devono porsi l’obiettivo non più rinviabile di riformare in profondità l’Unione economica e monetaria, e dare slancio all’Europa sociale attraverso strategie di bilancio e fiscali all’altezza del compito.

In tutti questi anni di crisi le cittadine e i cittadini hanno sostenuto politiche di contenimento della spesa pubblica con la conseguenza che molti Stati sono stati ridotti all’impotenza verso le difficoltà sociali dovute non solo agli eccessi del passato nella spesa pubblica ma anche alle grandi trasformazioni dei nostri tempi. La tendenza a imporre agli Stati la riduzione della spesa pubblica e delle prestazioni sociali, unite all’aumento dell’IVA sono diventati così insostenibili fino al punto di dare sfogo allo sviluppo diffuso di un sentimento antieuropeo.

In sostanza si tratta di mettere mano a quello che non funziona più, vale a dire l’attuale divisione dei compiti: agli Stati la protezione sociale, all’Ue l’incarico di dare le linee guida a sostegno della crescita e dell’occupazione. Perché in questo schema il “capitale” appare avvantaggiato rispetto al “lavoro”, che a sua volta appare sempre più precario e più tassato.

Una situazione di questo tipo genera sentimenti d’ingiustizia e discriminazione che spingono sempre più elettrici ed elettori europei verso Partiti che agitano la bandiera della sovranità e protezione nazionale. E’ ovvio che non si tratta di contrapporre le politiche di competitività a quelle sociali. Senza crescita e aumento della produttività diventa difficile garantire il finanziamento delle politiche sociali. Il punto però è di trovare il giusto equilibrio tra il gioco del libero mercato e l’intervento dei poteri pubblici per rispondere al bisogno di nuove tutele e garanzie delle cittadine e dei cittadini.

Nel nuovo mondo in cui viviamo paradossalmente, la tutela della sovranità nazionale più che da scelte di chiusura e ripiegamento dentro le proprie frontiere, dipende molto dalla capacità dei governi di contribuire insieme a definire un nuovo quadro di riferimento europeo, per salvaguardare una società equa.

La sfida sul bilancio dell’Ue sarà una sfida tra riformatori e conservatori, tra chi guarda a un’Europa sociale e chi guarda a un’Europa solo di libero scambio, tra chi vuole un’Europa più equa per le cittadine e i cittadini e chi no. E’ quindi dentro questo quadro europeo che tutte le forze politiche nazionali sono chiamati a fare le loro scelte per il futuro dell’Italia e dell’Unione europea.