Europa

Collocazione internazionale: dove va l’Italia ?

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Tutti hanno notato che al momento dell’accettazione dell’incarico di formare il governo, Conte ha dovuto, indubbiamente su pressante invito del Presidente della Repubblica, confermare che la collocazione internazionale dell’Italia in Europa e piu’ in generale sul piano internazionale non sarebbe cambiata.

Dopo pochi giorni di governo, la situazione è ben diversa da quanto promesso e poi solennemente dichiarato alle due Camere del Parlamento prima del voto di fiducia.

 

Il G7

Il primo evento internazionale cui Il Presidente del Consiglio ha partecipato è stato il vertice del G7 in Canada. Su due questioni fondamentali, Conte si è scostato dalla posizione ‘europea’ e si è avvicinato alla posizione di Trump . Sulle sanzioni contro la Russia, l’Italia si è appiattita sulla posizione USA, “aboliamo le sanzioni”. Sui dazi imposti dagli Usa alle importazioni di provenienza UE Conte, invece di esprimersi decisamente contro, secondo una posizione europea consolidata nonchè conformemente agli accordi del WTO, ha indicato una posizione piu’ morbida, evocando la ‘necessità di studiare’ la questione. Qualcuno dei partners europei poi deve averlo messo alle strette, ricordandogli che i membri della UE avevano formalmente adottato insieme le sanzioni in risposta alla annessione illegale della Crimea da parte della Russia e che uno stato membro della UE non puo’ discostarsi unilateralmente da una ‘posizione comune’ (atto giuridico adottato dal Consiglio dei Ministri della UE), puo’ al limite rimetterlo in discussione nella stessa sede a Bruxelles. Analogo ragionamento per i dazi, cui poi andrebbe aggiunto che se è probabile che il bersaglio piu’ importante per Trump siano le importazioni di auto tedesche, non bisognerebbe sottovalutare le ricadute che misure restrittive su di esse avrebbero per l’industria italiana che produce molti pezzi destinati all’industria automobilistica tedesca. La storia dei dazi e l’accordo (??) con la Corea del Nord dimostrano peraltro l’importanza soverchiante che gli Usa attribuiscono alla relazione con la Cina, e quella sempre decrescente per loro della relazione con l’Europa.

Ma queste considerazioni erano senza dubbio poco ‘strategiche’ per il nostro nuovo governo, il cui obiettivo era stabilire una relazione privilegiata tra il nuovo governo italiano orgogliosamente ‘populista’ e l’antesignano in USA di questo nuovo trend, e magari, grazie a questo canale ‘privilegiato’ tra partners dello stesso campo, strappare agli USA qualche concessione benevola per i prodotti italiani ( a proposito di chi va all’estero col ‘cappello in mano’ …). Né è stato presente nell’approccio del governo italiano l’interesse a salvaguardare la coesione europea in politica estera, coesione che, quando esiste, è estremamente importante per il mantenimento della pace e degli equilibri internazionali. E’ l’Europa che non ha mai messo in dubbio la politica dei due Stati nella soluzione del conflitto israelo-palestinese, è ancora l’Europa che ha negoziato l’accordo sul nucleare con l’Iran, convincendo gli USA (di Obama) a partecipare all’ultima fase dei negoziati e ad aderire all’accordo, è l’Europa che cerca di tenere in vita quell’accordo nonostante il recesso degli Stati Uniti (di Trump) ecc.

E’ vero che alla fine l’Italia ha sottoscritto la dichiarazione comune del G7, ma il primo strappo nei confronti dei partners europei si era consumato. Questi hanno avuto la conferma che da allora in poi avrebbero avuto a che fare con un governo italiano inaffidabile e attratto dalle teorie nazionaliste e dai metodi bullisti e ricattatori di Trump.

 

Crisi migratoria

Sulla crisi migratoria, lo scenario è ancora piu’ fosco.

Tutti sappiamo che due elementi ‘penalizzano’ l’Italia : la sua posizione geografica, che ne fa inevitabilmente la destinazione di molti dei barconi che partono dal nord Africa, e le disposizioni del cosidetto accordo di Dublino (sottoscritto dal governo Berlusconi e poi modificato e trasformato in regolamento della UE) che impongono ai richiedenti asilo di farlo nel paese di primo approdo. Si aggiunge poi il mancato rispetto da parte di molti Stati membri della UE delle disposizioni sul ‘ricollocamento’. Logicamente un nuovo governo che vuole affrontare seriamente il problema migratorio dovrebbe: dialogare coi paesi di provenienza, in particolare la Libia, per riconfermare e, se possibile, migliorare gli accordi conclusi dal governo precedente, e lavorare intensamente per modificare ‘l’accordo di Dublino’ ed esigere il rispetto delle quote di ricollocamento. Niente di tutto questo: a Bruxelles l’Italia si oppone alla modifica dell’accordo di Dublino alleandosi con i paesi di Visegrad, quelli che si oppongono ferocemente al ricollocamento e che vedono l’Europa come fonte di finanziamento, senza mai essere pronti ad assumersi la loro parte di carichi e a procedere verso un livello di integrazione superiore. D’altra parte per due anni Fontana, attuale Ministro della famiglia, che doveva essere relatore della Commissione del PE sulla modifica di Dublino, non ha partecipato a nessuna delle 22 riunioni. E’ chiaro che la proposta di modifica messa a punto dalla Presidenza bulgara è nettamente insufficiente e non è accettabile per l’Italia, ma se si vuole migliorarla, l’Italia dovrebbe sedere al tavolo negoziale e soprattutto creare un’alleanza con gli altri grandi paesi fondatori della UE nonchè quegli altri Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo.

La presa di ostaggi dell’Aquarius, l’incidente diplomatico con la Tunisia (unico paese ad aver accettato un accordo con l’Italia sui rimpatri), la sponda con Ungheria ed Austria, quanto detto al SG della NATO fanno piuttosto pensare che l’obiettivo di Salvini e quindi del governo italiano sia non già una ripartizione piu’ equa dei rifugiati ed una cooperazione con i paesi di origine per governare i flussi migratori, bensì la creazione di un cordone impenetrabile, di un blocco navale, una soluzione di forza. Qualora una tale soluzione non venisse accettata (ed è probabile che non lo sia), Salvini avrebbe buon gioco a dire che gli altri non vogliono cooperare, che l’Italia è sola, e potrebbe così continuare a lucrare sulla paura abilmente fomentata dell’”invasione”.

 

L’Euro

Per ritornare un attimo al problema dell’euro, che ha tanto agitato il periodo di formazione del nuovo governo, è chiaro, se si esaminano le nomine dei nuovi vice-ministri e sotto-segretari, che il governo ha ora una componente anti-europeista molto netta. Questo non puo’ far stare tranquilli. Anche sul tema delle debolezze o imperfezioni della zona euro, sembra probabile che il governo sia piu’ tentato dal far scoppiare le contraddizioni del sistema piuttosto che dal contribuire ad un completamento e rafforzamento della costruzione della zona euro.

D’altronde, dal giorno del giuramento del nuovo governo, i Ministri italiani hanno brillato per la loro assenza alle riunioni del Consiglio dei Ministri (Consiglio dei Ministri dell’Interno, Consiglio dei Trasporti, Consiglio dell’Energia e delle Telecomunicazioni). Domani pero’ saranno i Ministri italiani a lamentarsi che le decisioni prese dagli eurocrati (quando invece sono adottate dai Ministri dei paesi membri) sono sfavorevoli all’Italia.

 

La linea che sottende tutto questo

Da quanto sopra esposto, traspare una linea comune: la collocazione dell’Italia sta rapidamente e drammaticamente cambiando.

Questo cambiamento non è dovuto ad una ridefinizione degli interessi del paese, ma da un lato ad un’ottica di redistribuzione dei rapporti di forza all’interno dell’alleanza di governo e all’interno del campo di centro(?)destra, dall’altro ad un obiettivo di rafforzamento di un fronte di destra anti-europeista in Europa.

Il governo italiano sta minando le basi del processo di integrazione europea. Forse non mira ad una Italexit, ma ancor piu’ ad una disgregazione del progetto europeo. Invece di continuare ad operare per rafforzare il ruolo dell’Italia come uno dei paesi fondatori della UE, e soprattutto per rafforzare l’integrazione europea, migliorandone le politiche che sono insoddisfacenti e magari lanciando delle aree di cooperazione rafforzata con i paesi fondatori e probabilmente Spagna e Portogallo (la Brexit puo’ essere un’occasione da cogliere da questo punto di vista), il governo italiano sta inserendo in alcuni punti strategici della costruzione europea dei ‘piedi di porco’ che mirano a scardinare il sistema. L’ alleanza con i paesi governati da governi di estrema destra e/o populisti non mira a risolvere il problema dei flussi migratori, ma a modificare totalmente gli equilibri in Europa.

Di questo passo, l’Italia non sarà piu’ un grande paese fondatore della UE, un membro rispettato del G7, un paese che ha saputo tessere nei decenni una rete di accordi e rispetto reciproco coi paesi del mondo intero, e soprattutto del bacino del Mediterraneo, che è il nostro mare. Sarà un piccolo paese, isolato nella paura, totalmente irrilevante, che forse spererà, come la Corea del Nord, in una pacca sulla spalla del Presidente americano (fintantoché sarà anche lui razzista e populista).

 

L’opposizione

Per contrastare questo scenario da incubo è urgente che l’opposizione chieda al Governo la presentazione di un Libro Bianco sulle linee di politica estera, sul quale tutti, dentro e fuori delle Camere, siano obbligati ad esprimersi. Questo potrebbe forse proteggerci da gesti dettati da eventi improvvisi (seppur prevedibili, come l’Aquarius), o comportamenti ondivaghi (G7), o assenze inaccettabili (Ministeriali UE): L’Italia dovrà dire agli altri e a se stassa cosa vuol essere e dove vuole andare.

Un tale processo implicherebbe lo sviluppo di una nuova capacità per il nostro paese, quella di definire i propri obiettivi/interessi e le strategie atte a proteggere e conseguire tali obiettivi/interessi (nel senso piu’ nobile), al di là di quelli che sono stati, almeno finora, i nostri dogmi (UE, NATO). Vi sono cose da rivedere nell’Unione europea, nella Nato, nonché nell’ONU e nel WTO. L’Italia dovrebbe contribuire alle riflessioni su queste materie e ai cambiamenti che ne deriveranno. Anche i termini di questo contributo devono essere chiariti dal Governo attuale e da una rifondata opposizione.

La sinistra, il PD , dovrebbe mettersi seriamente al lavoro su un suo Libro Bianco. Nel frattempo, una forte interrogazione parlamentare sulle linee di politica estera adottate dal governo, suscitando in parallelo un dibattito nella stampa e sul web, non è procastinabile.