Europa

Dopo il voto europeisti uniti

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In quasi tutti i Paesi dell’Unione europea (UE) la partecipazione al voto ha segnato una ripresa, salvo per l’Italia dove registriamo un calo del 2,60% rispetto al 2014 (58,69%).

Nel nuovo Parlamento europeo le forze europeiste sono la maggioranza, mentre le forze “sovraniste” ed euroscettiche si affermano ma non sfondano.

E’ un voto da non prendere alla leggera. Un voto che richiede un’attenta analisi delle motivazioni che hanno guidato le cittadine e i cittadini europei nelle loro scelte; guardando soprattutto ai notevoli risultati ottenuti dai “sovranisti” in due importanti Paesi fondatori dell’unione europea, come l’Italia e la Francia.

Anche in queste elezioni abbiamo verificato che il sostegno politico delle cittadine e dei cittadini si ottiene non solo attraverso una serie d’impegni sulle cose da fare, ma anche grazie alla consistenza politica delle grandi visioni sul futuro, connettendole alle strategie finalizzate alla risoluzione delle nuove sfide che l’Europa unita deve affrontare, prime fra tutte: pace, libertà, dignità umana, giustizia sociale e stabilità democratica.

I temi della libertà dalla paura e, spesso dal bisogno, della coesione e dell’integrazione sociale per le sue cittadine e i suoi cittadini sono diventati cruciali per la tenuta stessa dell’idea di Europa.

La richiesta comune che emerge dal voto è di fronteggiare le laceranti diseguaglianze nel lavoro e nella vita, le nuove incertezze, le pericolose divaricazioni tra Stati e Popoli, l’andamento demografico negativo.

C’è qui un messaggio chiaro e netto per tutte le forze europeiste che saranno rappresentate nel nuovo Parlamento europeo, quello di adoperarsi per rendere coerenti le Istituzioni europee con la vita reale delle persone che la abitano e la vivono, senza abbandonarne né i fini, né i principi comuni.

Certo dopo elezioni come quelle appena svoltesi tali indicazioni potrebbero apparire a molti impossibili, politicamente vane e prive di sostegno politico.

Bisogna riconoscere però che in una situazione di questa portata accettare l’assenza di un comune impegno da parte di tutte le forze europeiste, sarebbe un atteggiamento sbagliato. Chi accentua le resistenze all’adeguamento ai nuovi tempi che viviamo e fa convergere la propria azione politica nella sola difesa dell’esistente, non fa altro che concorrere a irrigidire le divaricazioni sociali esistenti e a corrodere ulteriormente un tessuto di solidarietà collettiva già messo a dura prova in queste elezioni europee.

In quest’auspicio di azione comune di tutte le forze europeiste, il mio ricordo va agli inizi della storia comunitaria europea, quando l’integrazione appariva ben più difficile di quella di oggi e quando però la volontà di una classe dirigente impegnata, autorevole e dotata di ampie visioni riuscì a far progredire la storia. Ricordo questo perché ritengo che ciò deve servire non solo come importante esempio storico, ma come riferimento per la responsabilità dei politici odierni e delle donne e uomini eletti nel Parlamento europeo di concepire il loro ruolo non nel senso di scongiurare, ma in quello di promuovere, far progredire l’Europa delle donne e degli uomini, con i loro bisogni e aspettative.

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