EUROPARIFORMISMO COSTITUZIONALE

Il contributo dei poteri regionali all’Europa delle persone.

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In questa campagna elettorale lo scontro tra chi sceglie l’Europa e chi no, è alla base del confronto tra le forze in campo tanto a livello nazionale che regionale. Anche perché l’appartenenza all’Unione europea ha dentro di sé un sistema di governance multilivello che richiede una diversa responsabilità politica nel governo della cosa pubblica. Si tratta di un sistema di governo improntato alla sussidiarietà e proporzionalità che richiede una responsabilità di sistema ai diversi livelli coinvolti e una classe dirigente in grado di assicurare efficienza nella pubblica amministrazione, ma anche di sollecitare la partecipazione dei territori e delle cittadine e dei cittadini al processo d’integrazione europea.

Mai come ora, dunque, quel che più conta è avere chiaro il nesso esistente tra dimensione europea e regionale, proprio perché è da qui che passa la partecipazione degli enti locali e delle cittadine e dei cittadini al processo di definizione e applicazione delle politiche europee. A tal proposito basta ricordare la competenza primaria delle Regioni sulle possibilità offerte dai fondi comunitari. Le politiche strutturali europee hanno, infatti, l’obiettivo di incoraggiare e sostenere il livello locale, il territorio nelle sue radici e nelle sue potenzialità.

In questa direzione i risultati ottenuti con la presidenza Zingaretti nella Regione Lazio sono concreti e incoraggianti. Con il governo di centrosinistra la Regione Lazio è stata agganciata al quadro di regole e opportunità dell’Europa. Oggi tuttavia anche questo non basta più. Anzi avvertiamo il rischio di un distacco tra l’Unione europea vissuta sempre più spesso come insieme di vincoli, e un’opinione pubblica che non pare abbastanza coinvolta nel processo d’integrazione europea.

Su questo piano il compito delle forze europeiste diventa decisivo, per la semplice ragione che spetta innanzitutto a loro mettere in un campo lungo un disegno integrato e condiviso sul nostro stare e vivere l’Europa, capace di suscitare maggiore mobilitazione, iniziative e partenariati. Mai come ora quel che più conta è la consapevolezza degli adattamenti necessari per perpetuare la vocazione storica dell’Europa unita. Alle Regioni, infatti, compete il compito di contribuire alla definizione e all’attuazione delle politiche europee sul proprio territorio. Inoltre, le Regioni attraverso il Comitato europeo delle Regioni (Cdr) hanno la possibilità di scambiarsi pareri ed esperienze sulle norme europee che incidono direttamente sulle città e sulla vita delle persone.

A loro volta le Istituzioni europee, Commissione, Consiglio e Parlamento, devono consultare il Cdr quando elaborano norme in settori che riguardano l’amministrazione locale e regionale come la sanità, l’istruzione, l’occupazione, la

politica sociale, la coesione, la parità uomo donna, i trasporti, l’energia, i cambiamenti climatici.

Ed è per questa ragione che l’europeismo regionale è chiamato a sua volta a rimotivare le sue passioni e idealità nella convinzione che solo in questo modo si possa guardare all’Unione politica dell’Europa senza timori e paure.

Per questi motivi credo che, innanzitutto da parte del candidato Nicola Zingaretti, vada raccolta la proposta del Cdr di creare un nuovo programma Erasmus per le elette e gli eletti, a livello locale e regionale, che permetta di “rafforzare le competenze e lo spirito europeo” di chi vi partecipa e, di conseguenza delle cittadine e dei cittadini. Con questa proposta, ispirata al successo di quello per gli studenti universitari, il Cdr auspica che il programma di scambi sul territorio europeo, sia esteso anche agli eletti locali, in modo che siano pienamente formati alla governance multilivello.

C’è urgente bisogno di una convergenza/integrazione politica regionale, nazionale ed europea capace di promuovere coesione, solidarietà e responsabilità. La sfida, dunque, deve essere quella di riuscire a incorporare la diffusa domanda di più “comunità” che viene dai territori all’interno di un chiaro e solido progetto sul futuro dell’Italia legato indissolubilmente alla prospettiva dell’Unione europea. Dobbiamo allora essere, semplicemente, consapevoli che questa sfida va presa molto sul serio.

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