Europa

Europa e nazionalismi: la lezione della Brexit

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Ancora non sappiamo come si svilupperà la vicenda politica, e lo scontro, dentro il Regno Unito intorno alla bozza di accordo (Withdrawal Agreement) con l’Unione Europea resa pubblica il 14 novembre. La lezione però è chiarissima.

L’Unione Europea, e al suo interno l’Eurozona, dovrebbe migliorare su tanti versanti. Dovrebbe essere in grado di prevenire e di affrontare i tanti elementi di instabilità sociale e di incertezza che, a dieci anni dalla Grande Recessione, la affliggono e la mettono in difficoltà.

E tuttavia non è la matrigna cattiva descritta con virulenza dai nazionalismi sbocciati dappertutto negli ultimi tempi. Alla prova dei fatti – come ha capito Tsipras qualche anno fa – si dimostra lo scenario migliore al confronto con qualsiasi alternativa. L’unico progetto dentro cui far crescere le nostre comunità in una fase storica di sfide globali sempre più complesse.

Oggi si chiama sovranismo. Io preferisco chiamarlo nazionalismo. Sarà un termine otto-novecentesco ma permette di capire che non è un fenomeno nuovo, è qualcosa che ha già procurato danni enormi nel corso della storia.

I nazionalisti sono d’accordo fra loro per picconare l’Europa. Con quale progetto, dopo, se non quello di sbranarsi a vicenda? Vedi il caso di Kurz, che Salvini vanta come importante alleato. E’ stato il primo a chiedere a Bruxelles sanzioni contro l’Italia per lo sforamento del deficit. Il nazionalismo è così: Salvini guadagna consenso cavalcando la paura per gli africani, nei paesi del nord i suoi alleati guadagnano consenso bastonando gli italiani.

Nel giugno 2016 il voto favorevole alla Brexit in una consultazione referendaria con elevata e inattesa partecipazione popolare fu giudicato dai nazionalisti come un grande evento, il punto di partenza per un’azione di sfondamento. Condivisero il giubilo molti beoti movimentisti. Una convergenza che non è finita lì: quelli italiani, ad esempio, oggi governano insieme ai nazionalisti.

Dopo il referendum il Regno Unito si diede un nuovo governo e aprì le trattative per il recesso dall’Unione Europea. A due anni e mezzo di distanza possiamo registrare due fatti.

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