EUROPA

L’infrazione evitata.

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L’infrazione alle regole Ue in materia di Bilancio è stata evitata per il rotto della cuffia. Salvini e Di Maio per settimane hanno giocato con il fuoco, paralizzando la funzione del Parlamento e sprecando preziose risorse pubbliche: 1,5 miliardi in più d’interessi per quest’anno.

Dopo aver causato la salita dello spread, la deludente asta dei titoli di Stato e messo in sofferenza il sistema bancario e produttivo del Paese, hanno dovuto arrendersi all’evidenza, vale a dire accettare di non superare il 2% nel rapporto deficit/PIL.

Ora Salvini e Di Maio costretti a indorare la pillola si dicono soddisfatti e ripetono che i tagli apportati ai numeri da loro previsti non incideranno sui loro rispettivi cavalli di battaglia: pensioni per il primo e reddito di cittadinanza per il secondo. Ma se come dicono loro, i tagli, concordati con la Commissione Ue, sono ininfluenti, perché non averli fatti prima di portare il Paese sull’orlo del precipizio?

Quando si hanno responsabilità di governo bisogna stare molto attenti perché le promesse sono come le sabbie mobili che viste da fuori sembrano solide e sicure, ma una volta dentro si rivelano inconsistenti e insidiose. Governare l’Italia, terzo grande Paese europeo, non è una cosetta da poco. Per questo le promesse vanno sempre calibrate con ciò che si può fare e no, nell’interesse generale.

 

 

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