Europa

L’Italia, l’Europa e la questione arrivi via mare

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Ai tanti, politici, giornalisti e commentatori, vale la pena ricordare che l’Europa è prima di tutto una questione di responsabilità nazionale e che una politica comune sull’immigrazione non cade dal cielo, per grazia ricevuta, ma dalla volontà dei governi nazionali di cedere pezzi di sovranità all’Unione europea.

Il primo passo del governo populista è stato quello di aver mandato in soffitta il principio del rispetto della vita umana e della solidarietà. Il governo Lega- Cinquestelle, con il braccio di ferro sulla pelle dei disperati, sta utilizzando l’Europa per aggirare le responsabilità nazionali nella costruzione di una politica comune dell’immigrazione. A tale scopo vale la pena ricordare ai tanti, politici, giornalisti e commentatori, che l’Europa è prima di tutto una questione di responsabilità nazionale e che una politica comune sull’immigrazione non cade dal cielo, per grazia ricevuta, ma dalla volontà dei governi nazionali di cedere pezzi di sovranità all’Unione europea. E qui casca l’asino, perché tutti invocano l’Europa ma poi non vogliono attribuirle i poteri necessari per assolvere i compiti che si chiede che essa svolga.

Si tratta di un gioco politico molto pericoloso per la convivenza e lo stare insieme degli Stati e dei Popoli europei che se da una parte è pagante nell’immediato per il politico di turno che sceglie la strada della dimostrazione muscolosa, alla lunga però porta a non avere una politica comune sull’immigrazione e che, quindi, tutto rimanga esattamente com’è.

E forse è proprio questo l’intento vero di questo governo, che come tutti i suoi amici sovranisti e nazionalisti europei e non, è morbosamente attaccato a un’idea essenzialmente securitaria e divisiva dell’Europa e del Mondo.

Può essere utile, allora, ricordare che i Trattati dell’Unione europea in vigore prevedono che le frontiere esterne siano sorvegliate in maniera efficace e che si crei un sistema integrato fra gli Stati dell’Ue al fine di garantire questo controllo. Tuttavia la competenza per assumere decisioni in tal senso non spetta alla Commissione europea, guardiana dei Trattati Ue, ma al Consiglio dei Ministri (vale a dire ai governi dei Paesi Ue, particolarmente gelosi delle loro prerogative nella materia).

Tradotto in parole povere ciò significa che la Commissione europea, l’istituzione che svolge le funzioni di governo nell’Ue, non può intervenire direttamente ma solo a fianco dei governi degli Stati Ue.

In un siffatto quadro è facile intuire come la questione immigrazione sia diventata un terreno di scontro politico, tanto a livello nazionale che sovranazionale, tra chi vuole una vera e propria politica europea e chi invece, cavalcando i peggiori umori delle rispettive popolazioni, si oppone, utilizzando per fini politici propri il vuoto politico europeo da loro stessi voluto.

Non è forse su quest’assenza di volontà politica che si basa la posizione contraria, senza se e senza ma, espressa dal governo italiano sulla riforma del Regolamento di Dublino 3? Quello stesso Regolamento che appunto affronta la questione della distribuzione delle responsabilità tra gli Stati Ue sull’afflusso via mare di profughi, di rifugiati e di sfollati provenienti dal continente africano nella sua sponda mediterranea.

Ed è così che sulla pelle delle persone si gioca a un rimpallo di responsabilità tra i governi dei Paesi Ue mettendo a rischio la coesione e la stessa tenuta dell’Unione europea.

Fa parte di questo gioco al massacro dell’Unione europea la politica italiana del “doppio forno”. In Europa dentro ad un’alleanza con il cosiddetto “gruppo dei volenterosi” (che raggruppa partiti della destra sovranista e nazionalista di Roma, Berlino e Vienna), per stoppare sul nascere ogni tentativo di dare corpo a una politica comunitaria sull’immigrazione e in Italia impegnati a gridare ai quattro venti l’assenza dell’Europa per minare dal basso i valori fondanti dell’Ue, come la sacralità della vita e la solidarietà umana.

E’ indubbio che al livello delle relazioni umane e del rapporto con la vita dell’altro/a da se, si sta giocando un pezzo importante del futuro dell’Europa unita e del divenire della politica europea ed estera dell’Italia, che per un lungo tempo è stata oggetto di un consenso bipartisan in Parlamento e nel Paese.

Poche figure politiche di rilievo come pure pochissime figure della cultura e della comunicazione s’interrogano in modo adeguato su quel che sta succedendo nel nostro Paese e in Europa.

Credo, perciò, che sia giunto il momento che iniziamo a farlo, ognuno nel proprio ambito; e lo dobbiamo fare in modo sempre più forte e largo per il bene dell’Italia e dell’Europa nuova che vogliamo.