EUROPA

Il paradosso dell’attuale antisemitismo

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di Paolo Sorbi

20/12/2018

Siamo di fronte ad uno strano paradosso che si sta estendendo in molti Paesi europei da qualche anno, specialmente nel centro Europa (Polonia, Ucraina e Ungheria). Si assiste alla crescita dell’antisemitismo negli stessi circoli politici e aree di opinione pubblica dove vengono espresse posizioni filoisraeliane.

Come è potuto succedere che in élite e basi sociali storicamente antigiudaiche da secoli stia ricrescendo, nell’assordante silenzio dell’opinione pubblica liberale e moderata, un antisemitismo sotto la maschera dell’attacco al mito dell’onnipresente George Soros, finanziere di origine ebraica, oramai connotato come “idealtipo” del sostenitore di tutte le emigrazioni possibili e immaginabili, oltre che nume tutelare delle cosiddette speculazioni finanziarie globali? Il tutto condito con il solito ‘complottismo’ rifacentesi ai libelli di fine Ottocento, specie al noto complotto dei  ‘Savi di Sion’ che tanto contribuì alla ripresa popolare dell’antisemitismo moderno non più di marca teologica , ma biologico e pagano?

Viene così formandosi un paradossale ‘pellegrinaggio’ di capi di stato centroeuropei fortemente reazionari e nazionalisti che si recano in Israele, allo Yad-Vashem senza compiere alcuna autocritica.

Certamente una recentissima e diffusa “survey TV CNN” in tutta Europa ci aiuta a comprendere come , dentro il fallimento delle politiche di austerità globale e intrecciandosi con proposte culturali ’deboli’ e senza-valori, le dinamiche della paura e della conseguente ricerca del colpevole hanno mostrato di essere, per le nuove élite nazional-populiste, pane per i propri denti. Questi gestori delle paure sono cresciuti all’ombra delle crisi suddette, trovando nelle masse europee, stordite da insulse politiche delle sinistre socialdemocratiche e riformiste, consensi diffusi e, penso, sempre più evidenti almeno sul breve-medio periodo.

Gli attuali dirigenti israeliani sono imbarazzati: da una parte sanno benissimo quali ‘sentine’ di orrori covano ancora in vaste masse popolari tra Polonia e Russia,tra Grecia e Turchia, arrivando ai nostri Leghisti e 5 stelle. Con il “trucco” di essere con Israele appaiono agli occhi della popolazione israeliana, a lungo isolata a livello internazionale, un’occasione da non perdere. Il settarismo neo- antisionista delle sinistre internazionali ha aumentato questo pasticcio. Le sinistre hanno fatto finta di non capire come il sionismo sia l’ identità laico-politica dell’unica storia delle popolazioni ebraiche uscite dalla loro millenaria derelizione proprio attraverso lo straordinario risorgimento patriottico ebraico ad inizi novecento. Certo sarebbe necessaria maggior prudenza da parte del governo israeliano,ma così forte è questa ventata degli ex-razzisti che sembra quasi una ‘sbornia’ di alleanze insperate proveniente dalle lande del Centroeuropa verso lo stato degli ebrei.

Che fare? Mi sembra, anzitutto, necessario iniziare una riflessione culturale per focalizzare la novità rappresentata da questo diffuso sostegno verso gli amici che vivono in Israele. Pare emergere una strumentalizzazione reciproca tra ex nemici e gli stessi atteggiamenti degli ultimi governi israeliani, desiderosi di uscire dall’isolamento sembrano irrobustire questa tesi. Ma, ci si domanda, se sia questo il modo migliore. Va detto che una certa sinistra in Europa (Corbyn in testa) mostra, da lungo tempo, le stesse pulsioni razziste della destra reazionaria e figlia di una incomprensione storica del ruolo della minoranza ebraica nella drammatica storia europea. Tuttavia, la storia di tutte le sinistre europee, da quelle riformiste a quelle rivoluzionarie, è intrisa di umori, atteggiamenti persino nevrotici, pregiudizi e settarie analisi che hanno contribuito al ‘passaggio di staffetta’ alla destra antisemita che oggi ne approfitta.

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