Europa

Serve un nuovo Riformismo di donne e uomini.

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A tutti i miei amici che hanno organizzato il Convegno su “Italia, Europa un nuovo Riformismo” voglio dire che il futuro dell’Europa, non dipenderà solo da governi nazionali più europeisti e responsabili. Il futuro dell’Europa dipenderà dal consenso delle cittadine e dei cittadini europei, che si sentono tali, ma che hanno bisogno di sentirsi coinvolti nel progetto europeo.

Mai come in questo passaggio storico, infatti, l’Europa è stata percepita dalle sue popolazioni come un problema più che una risorsa, come un “vincolo esterno” in mano a tecnocrazie e leaderships maschili, senza legittimazione e partecipazione democratica. Lo provano i sondaggi secondo cui la maggior parte delle cittadine e dei cittadini continua a ritenere necessaria l’appartenenza del proprio Paese all’Unione, ma una parte crescente di loro ritiene ormai che Bruxelles non migliori le loro condizioni di vita. Questo vale soprattutto per le donne che non sopportano più di essere considerate “una minoranza “, pur essendo la maggioranza della popolazione europea (53%).

Cari amici riformisti, il problema vero che si pone nella prossima tornata elettorale europea è rappresentato dalla partecipazione femminile, l’altra “metà del cielo”. E’ proprio, qui, nell’indissolubile legame tra democrazia e un nuovo patto sociale europeo a dimensione di donne e uomini che si gioca il futuro dell’Europa unita.

Questo è tanto più necessario, proprio perché le scelte dell’Unione, come entità politica sovranazionale, fino a oggi non sono state all’altezza della necessità di speranza, soprattutto delle donne, in un destino comune. Alle Istituzioni europee dominate dal potere maschile, non è stata data la capacità di promuovere una grande risposta politica, culturale e sociale alla crisi non solo economica ma crisi di un sistema incapace di prendere in considerazione la giovane libertà femminile.

Anche per questo, Unione politica e futuro del modello sociale europeo devono ridiventare le nuove bandiere del nuovo Riformismo di donne e uomini, perché è da qui che può venire una nuova e convincente motivazione di un’opinione pubblica preoccupata e sfiduciata sulle ragioni dell’Europa unita.

Ecco perché, cari amici riformisti, non potete ignorare l’importanza dell’apporto delle donne, perché sono loro ad aver fatto la rivoluzione più importante nel secolo scorso e quindi ad aver posto l’urgenza di un nuovo Riformismo nazionale ed europeo.

I risultati conseguiti dall’Unione europea nella promozione della parità uomo donna hanno sicuramente contribuito a cambiare in meglio la vita di milioni di donne, ma bisogna riconoscerlo: non è riuscita a dare pienezza di forza alla libertà femminile. Nel corso di questi anni di crisi è aumentato il numero dei senza lavori e delle disoccupate, è aumentata la povertà e si sono prodotte diseguaglianze intollerabili tali che ci interrogano ancora una volta non solo sull’egualitarismo livellatore dei Paesi nordici, ma anche sull’eguaglianza delle opportunità, in termini “formali” e “concrete”, così come pure sul radicalismo dei diritti soggettivi. E’ importante precisare anche che l’assenza di un esplicito riconoscimento dell’identità femminile come inseparabile dalla fecondità e maternità impedisce una piena realizzazione della loro cittadinanza.

E’ comprensibile che il Welfare italiano non debba essere di “risarcimento” ex post nell’età pensionabile delle donne, ma non lo è quando il diritto comunitario nega il valore sociale della maternità. Non lo è anche quando in nome delle norme antidiscriminatorie si cancella la differenza di sesso e la si mette sullo stesso livello delle altre differenze.

Ecco perché, cari amici riformisti, la democrazia paritaria non è questione minore, da confinare nella sfera della libertà di coscienza o che riguarda solo le donne. La democrazia paritaria è la presa d’atto che la società è fatta di uomini e donne; e, quindi, è una fondamentale riforma del sistema politico.

Un nuovo Riformismo, deve poter guardare con occhi nuovi alla lunga permanenza delle disparità tra uomini e donne.

Ciò significa, in particolare, cominciare a mettere mano alle tante distorsioni e manchevolezze che sussistono in termini di salari, congedi, prestazioni familiari, organizzazione del lavoro, servizi per bambini e anziani, regolazione di orari e tempi, non solo di lavoro ma anche di vita, e della persistenza di una scarsa diffusione fra i maschi della cultura della condivisione, cioè di una più equa spartizione di ruoli e compiti di cura all’interno della famiglia.

Un’inversione di tendenza in questo senso, rappresenta l’altra faccia di una politica verso la crescita demografica e anche di una politica più equa nella redistribuzione della ricchezza per uscire dalla crisi e ridare fiducia.

Il nuovo Riformismo per conquistare cuori e gambe non può tenere fuori le donne o comunque ripetere gli accomodamenti del passato; vale a dire uomini che discutono fra loro per poi concedere alle donne briciole di potere.

No cari amici riformisti quel tempo è passato! Le donne devono poter prendere in mano il loro destino e quello dell’Europa e dell’Italia alla pari.