EUROPA

Sinistra ed Elezioni Europee: paradisi fiscali UE e norme minime sul lavoro

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La divisione della Sinistra costituisce una debolezza quasi strutturale della storia politica, non soltanto italiana; troppo spesso ci si è divisi ideologicamente su temi fondanti della propria identità e soprattutto sulle azioni concrete da attuare.

Con l’approssimarsi delle prossime, importanti elezioni Europee, c’è da chiedersi se tutti i partiti della Sinistra Europea possano fare fronte unico e presentarsi compatti agli elettori; proponendo dei programmi innovativi che non costituiscano soltanto un semplice ed aprioristico approccio difensivo rispetto al dilagante sovranismo anti-europeo.

Con la nascita della Unione Europea, per la prima volta nella storia si è creata una pacifica comunità tra Stati sovrani partendo da una costruzione monetaria, considerata invece dagli economisti un traguardo da raggiungere piuttosto che un punto di partenza. Ma se la UE vuole continuare ad esistere deve fare dei consistenti passi avanti e non restare immobile a difendere lo status quo; al fine di togliere, ai partiti sovranisti, l’alibi che i problemi dei singoli stati siano causati dal rispetto di confuse regole comuni, che in definitiva fanno venire meno il benessere dei propri cittadini.

Per rilanciare un idea dell’Europa attrattiva per le persone è necessario pensare a nuove opportunità e vantaggi che lo stare insieme potrebbe offrire: fra tutte una legislazione comune, che sostituisca quella degli Stati membri, centrata su aspetti vitali della vita delle persone.

L’esistenza di paradisi fiscali nella UE – soprattutto Irlanda e Lussemburgo come sede di multinazionali, Cipro di istituti bancari, Malta di società di scommesse – distorce il mercato interno; non è un caso che tali Stati abbiano avuto incrementi significativi di Pil a danno di altri paesi con norme fiscali meno favorevoli. La Fiat/FCA ha sede in Olanda, la Ferrero in Lussemburgo, molte Banche italiane scaricano costi sulle loro filiali Lussemburghesi, etc: trattasi di una evidente distorsione da correggere

La Sinistra unita dovrebbe proporre l’eliminazione dei paradisi fiscali Europei, modificando – con l’obiettivo di una unificazione – le aliquote fiscali sulle attività industriali e sui servizi: in particolare impedire che le multinazionali non Europee (vedi il caso dei giganti del Web) scelgano la localizzazione delle sedi Europee soltanto in relazione a vantaggiosi trattamenti fiscali, spesso pattuiti (vedi il caso del Lussemburgo) con il singolo Stato.

Fare passare il principio che le aziende multinazionali extraeuropee debbano pagare le tasse nel paese in cui vendono i loro prodotti/servizi ; introducendo una tassazione sul fatturato, con una percentuale uguale per tutti gli Stati Europei. Ad esempio Google e Facebook rastrellano da sole quasi il 20% del mercato pubblicitario italiano, che vale circa tre miliardi di Euro; si stima che soltanto queste due aziende sottraggano 100 – 150 milioni di Euro al fisco Italiano.

Altro aspetto molto delicato del mercato interno Europeo è quello attinente le norme che regolano il mercato del lavoro; anche se appare lontano l’obiettivo di standard economici – tipo un salario orario minimo – uguali tra i vari Stati stante le differenze di ricchezza prodotta, appare necessario intervenire nel definire regole per i lavoratori il più possibile omogenee.

Si propone la definizione di un Regolamento Europeo che definisca le normi minime sul lavoro: maternità e paternità, ferie, orario di lavoro, malattie, straordinari devono essere al centro dello sforzo di omogeneizzazione. Vanno evitate incresciose situazioni di applicazione di contratti difformi tra cittadini che svolgono identiche mansioni, come accaduto recentemente nel caso Ryanair, che applica il contratto irlandese a tutto il suo personale viaggiante.

I suggerimenti su esposti sono di difficile realizzazione? Si riusciranno a superare gli egoismi nazionali? Per far proseguire il sogno Europeo c’è bisogno di recuperare la speranza che l’utopia sia possibile; soltanto un secolo fa, in piena prima guerra mondiale, non sarebbe stata considerata una utopia una Europa in pace, senza barriere, con libera circolazione delle merci e con un Parlamento comune ?

446accessi

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