Europa

Ue e organizzazione del Parlamento italiano.

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Qualche settimana fa è passato nel Senato delle Repubblica un emendamento di Fratelli d’Italia alla Legge europea che sancisce la supremazia della Costituzione italiana e delle nostre leggi sulle norme europee. La strumentalizzazione della propaganda sovranista non si ferma nemmeno davanti all’evidenza. E’ risaputo, infatti, che le norme europee non possono entrare in conflitto con le norme costituzionali degli Stati aderenti all’Ue e che le leggi esistenti in uno Stato qualora siano più avanzate di quelle europee prevalgono su queste ultime. Tale sbocco sembra d’altronde implicito anche nel modo in cui si forma la decisione europea: i Governi, in parte da soli e per un’altra, insieme al Parlamento europeo, decidono le leggi da fare e i Parlamenti nazionali partecipano alla formazione della legislazione europea.

L’aula del Senato della Repubblica

Ora il problema che si pone per l’Italia nel suo rapporto con l’Europa, non è tanto quello di affermare l’evidente, ma di avere meccanismi di costruzione e di rafforzamento della democrazia partecipata, adeguati alle nuove necessità.

Penso perciò che il Parlamento debba organizzare meglio il suo processo di partecipazione e coinvolgimento al governo della casa europea, per arrivare tutti quanti, al momento delle decisioni, più attrezzati sia sul versante della convinzione politica sia su quello del rispetto degli impegni. In sostanza c’è urgente bisogno di riconoscere l’Unione europea, come fatto strutturale e sistemico, della politica interna.

E qui per quanto ci riguarda uno dei problemi è appunto quello del buon funzionamento democratico delle Istituzioni, che in un caso come nell’altro si fonda sulla centralità del Parlamento.

L’evoluzione dei tempi, infatti, richiede un consolidamento sicuramente dell’asse orizzontale che concerne ruolo e relazioni codificate tra le Istituzioni europee, ma in particolare dell’asse verticale che si sviluppa e si articola tra le istituzioni europee e quelle nazionali, asse nel quale il Parlamento deve essere colonna portante e snodo decisivo della costruzione della legislazione europea.

E’ evidente, ormai, che più si allarga la base della responsabilità, con l’investimento diretto e il contributo di tutti, migliori sono e possono ancora essere i risultati, con un oggettivo guadagno sia in termini di trasparenza, conoscenza e credibilità che di qualità del processo legislativo.

Dico questo perché qui siamo sul terreno proprio della funzione del Parlamento, che solo attraverso la piena partecipazione alla produzione legislativa europea, può assicurare quella sempre più necessaria mediazione tra interesse comune e nazionale.

Il problema che si pone, infatti, è come riuscire a declinare assieme interesse nazionale e interesse europeo per uscire da un sistema di gestione passiva del Parlamento che riduce l’impatto trasformativo sugli assetti istituzionali, politici, economici e sociali del Paese e che, inoltre, risulta penalizzante per il profilo politico complessivo del Paese all’interno dell’Unione europea.

In questo senso, a me pare che il coinvolgimento del Parlamento nella fase ascendente, cioè nella definizione della legislazione europea, tende anche a rafforzare e facilitare il ruolo del Parlamento anche nella fase discendente, vale a dire la fase della trascrizione della legislazione europea nell’ordinamento nazionale. Estremizzando al massimo si può dire che l’associazione del Parlamento nazionale nel processo decisionale europeo tende a colmare il deficit democratico europeo cercando di evitare che veti, ostacoli e approssimazioni continuino ad esistere al momento dell’applicazione del diritto comunitario nello spazio nazionale, come nel caso dell’emendamento sopra accennato.

Purtroppo il nostro sistema di bicameralismo perfetto non aiuta a rendere il Parlamento più partecipe nel processo decisionale europeo. Dopo il fallimento delle Riforme costituzionali forse la soluzione intermedia potrebbe essere trovata nell’istituzione di una Commissione bicamerale alla quale affidare il compito di seguire sia la fase di costruzione della legislazione europea sia quella della trascrizione nella legislazione nazionale.

Questo, a mio avviso, il quadro da cui partire se effettivamente si vuole che l’Italia stia e abbia un ruolo nell’Unione europea.