Europa

Una legge di bilancio contro l’Italia e l’Europa.

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Doveva essere il governo del “cambiamento” e invece conti alla mano è il governo che in nome del popolo affossa l’Italia per scardinare l’Europa. Il governo gialloverde, infatti, presenta all’Italia e all’Europa una legge di bilancio che più che guardare all’interesse generale pensa a soddisfare i conti di Lega e Cinquestelle per raccogliere più consenso elettorale possibile.

Una legge di bilancio che ci riporta alla prima Repubblica e al suo sistema assistenziale e clientelare. Si indebita il Paese e si pregiudica il futuro delle nuove generazioni non per fare investimenti al fine di creare lavoro e garantire sicurezza ma per spartirsi la finanza pubblica per fini elettorali di parte. La ricetta gialloverde contiene molte incognite e poche certezze dalle conseguenze disastrose per l’Italia e per la tenuta stessa dell’Unione europea. Perché l’Italia non è solo un Paese fondatore dell’Ue, ma è anche uno dei quattro Paesi più grandi e una sua crisi può trascinare tutta la zona Euro e non solo. E’ chiaro quindi che nessuno in Europa ha interesse a fomentare i mercati sulla non affidabilità dei titoli di uno Stato Ue. Semmai c’è proprio la preoccupazione di non distruggere il lavoro fatto e i sacrifici compiuti dalle popolazioni europee per uscire dalla crisi e garantire un futuro all’Europa unita.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti ha portato alla definizione di maggiori misure di controllo per evitare che possano accadere altre situazioni del genere. Per quanto riguarda l’Unione europea si è comunemente deciso che la Commissione europea ha il compito di vigilare sui conti dei singoli Stati aderenti. In questo senso si muove la Commissione europea, designata dai governi nazionali e votata dal Parlamento europeo eletto dai popoli. Nessuna ingerenza Ue nella legge di bilancio, quindi, ma il richiamo appunto alla responsabilità sul rispetto delle regole comunemente decise per preservare l’equilibrio interno di tutta l’Unione europea e per metterla in condizione di affermare e difendere i suoi valori e interessi nella sua proiezione esterna.

I mercati quindi non sono guidati da Commissari europei, brutti e cattivi, ma reagiscono ai rischi che individuano nei comportamenti di singoli governi europei verso le regole condivise. In tutta la partita per la definizione della legge di bilancio il punto vero, quindi, non è tanto quello della Commissione Ue ma quello dei mercati. E qui non si tratta solo dello spread; da settimane, infatti, va avanti una fuga di capitali esteri dai nostri titoli di stato. Sono le esibizioni muscolari, gli annunci cosiddetti “storici” dai balconi o dai barconi. Sono l’elenco di provvedimenti come reddito e pensioni di cittadinanza, superamento della Fornero, flat tax e nuove assunzioni statali senza numeri e coperture finanziarie definite, a fare apparire l’Italia troppo rischiosa per se stessa e per gli altri.

Al fondo di questa politica aggressiva verso l’unità europea c’è un’idea di un mondo globale sregolato con un potere non controllato, in mani anonime ben lontani dai nostri occhi.

Con questa politica non si fa altro che assecondare Trump nel suo obiettivo di liberarsi dalle regole che l’Ue vuole imporre ai mercati. Sta proprio qui l’azione di scardinamento dell’Ue che dalla parte interna ha in prima linea il governo gialloverde italiano e da quella esterna la politica americana con le sue barriere doganali. L’Europa che serve a Trump non è quella unita e forte, capace di far pagare le tasse e imporre regole sul trattamento dei loro dipendenti ai grandi colossi internazionali, ma quella di un’Europa divisa e frantumata per assicurarle l’egemonia nella competizione con la Cina. Il disegno quindi è quello di sostituire il progetto di sovranità condivisa dentro a un quadro di valori, regole e interessi comuni, con un mercato di piccole patrie; divise tra loro e facile terra di conquista per il mercato americano.

Nel nuovo mondo globale, quindi, l’Europa come garanzia di pace, democrazia e libertà è da preservare. Ce n’è un gran bisogno per corrispondere alle principali preoccupazioni delle europee e degli europei: innanzitutto occupazione e sicurezza. Per definire e consolidare queste politiche dobbiamo partire dalla missione di pace e democrazia dell’Europa. Nelle prossime elezioni del Parlamento europeo ogni cittadina e cittadino deve sentirsi parte di una battaglia necessaria per il bene comune. Tutte e tutti dobbiamo avere chiaro che le elezioni del prossimo anno rappresentano il vero discrimine tra europeisti e antieuropeisti tra chi vuole che l’intero progetto europeo perda di significato e chi invece vuole che il progetto europeo si consolidi come spazio di stabilità e di nuove certezze. Solo mettendo insieme l’europeismo diffuso nella società italiana riusciremo a creare un argine all’antieuropeismo. Per questo serve una grande e larga lista di donne e uomini rappresentativi di tutta la realtà nazionale per la nuova Europa che vogliamo.