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Maternità surrogata, l’intervista a Marie Josèphe De Villers e Catherine Morin Le Sech della Coalizione Internazionale contro la GPA

By 19/05/2019 No Comments
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Solidarietà tra donne per spezzare le nuove forme di schiavismo, maternità surrogata compresa: Marie Josèphe De Villers e Catherine Morin Le Sech, attiviste femministe lesbiche della Coalizione Internazionale contro la GPA (Gestazione Per Altri), non hanno dubbi che solo un movimento unito e transnazionale sia capace di interrompere una pratica che mina la libertà femminile nel profondo.

E ad ascoltare le due intellettuali francesi, insieme a Roma in occasione della tavola rotonda organizzata da L’Italia Che Verrà sull’utero in affitto, si direbbe che davvero la sorellanza sia la chiave di volta per questa e per molte altre battaglie ancora da combattere (o per cui riprendere a lottare).

“In Francia – spiega la Morin Le Sech – ci sono alcune persone che sono a favore della maternità surrogata e persone che sono contrarie. La stragrande maggioranza dei francesi, però, sono in una zona grigia: non sanno di che si tratta, non ne conoscono le implicazioni etiche e sociali, hanno il solo punto di vista dei media schierati per la GPA. Per questo è così importante spiegare loro di cosa si parla quando si nomina l’utero in affitto”.

“La maternità surrogata non è degna della società in cui vogliamo vivere – le fa eco la De Villers – perché mette in atto un rapporto di potere di individui più forti su soggetti deboli, perché è diretta da potenti lobby, perché ogni anno muove un giro di affari miliardario a scapito dei paesi in via di sviluppo”.

Una pratica, quella della surrogata, messa al bando dalla maggior parte dei Paesi (solo in 16 su 226 la consentono) eppure sempre più diffusa, come dimostrano anche casi di cronaca recenti (si ricordino, ad esempio, la madre texana, che ha messo al mondo il figlio del proprio figlio, o la celebrity Kim Kardashian West, madre di due figli naturali e di due da madri surrogate).

“Negli anni ’80 e ’90 – spiega ancora Marie Josèphe De Villers – il divieto era chiaro e molto netto. In quegli anni, si utilizzava l’inseminazione artificiale e la madre biologica e quella surrogata coincidevano; il patrimonio genetico della donna, dunque, era coinvolto nella gravidanza, dando origine così a leggi che ne vietavano nettamente la pratica in nome dei principi fondamentali della non disponibilità e non patrimonializzazione del corpo umano, sia in Francia che in Italia, Austria, Germania e molti altri paesi. Col progredire della scienza, la tecnica utilizzata è diventata quella della fecondazione in vitro seguita dal trasferimento dell’embrione nell’utero della madre surrogata, che , in questo modo, non ha più un legame genetico con il bambino che sta portando. In pochissimo tempo, si è sviluppato un gigantesco mercato globale, in India, in alcuni stati Usa, in Ucraina, in Russia. Oggi, le nazioni in cui è bandito l’utero in affitto possono aggirare il divieto grazia alla GPA transnazionale”.

È per questo che le attiviste della Coalizione Internazionale si ergono a gran voce contro il turismo riproduttivo: “Abolire la GPA ne singoli paesi o in Europa non basta. È indispensabile che sia dichiarata illegale in tutto il mondo. Va abolita, non regolamentata. La GPA etica che reclamano molte femministe per attenuarne i danni è inconcepibile: come è possibile attenuarne i danni? È forse possibile una prostituzione etica o un lavoro minorile etico?”.

Chiosa Catherine Morin Le Sech: “Alla base del femminismo c’è il principio dell’uguaglianza. E l’uguaglianza non è possibile se c’è lo sfruttamento di uno nei confronti dell’altro: si tratta di schiavitù. È possibile lo schiavismo etico?”.

A dar forza alle loro argomentazione, i racconti sulle “fattorie riproduttive” in Birmania, sulla possibilità in India fino a 11 gravidanze (attualmente regolamentate a 3), sul contratto che la femme porteuse – come dice alla perfezione la lingua francese – è obbligata ad accettare riguardante la rinuncia a ogni tipo di diritto sul nascituro: “C’è una clausola in quei contratti – dice Catherine – In caso di problemi durante il parto tra il bambino e la gestante si salva il bambino. La donna, prima di entrare in sala parto, deve firmare”.

Eppure, da più parti, a chi auspica l’abolizione senza se e senza ma della pratica della surrogata vengono opposti esempi di donne che con il proprio corpo, senza scopo di lucro ma per pura generosità, danno la possibilità a un’altra donna di diventare madre: “La generosità è un sentimento nobile – fa presente la De Villers – ma non si possono assumere dei casi individuali per generalizzare un diritto fondamentale. Per tornare all’esempio della prostituzione: si può legalizzare in nome di chi dice che vende il proprio corpo per piacere personale? Chi mette avanti i casi di chi è felice nel prestarsi a chi non può diventare genitore fa solo propaganda”.

I risultati ottenuti dalla CIAMS in questo primo anno di vita? “Questo movimento femminista transnazionale ci permette il confronto e di rimanere in contatto tra diverse associazioni, monitorando in questo modo gli eventi e la geopolitica della GPA. Non solo, parlare di surrogata ha contribuito ad approfondire il tema, anche sui media dove fino a qualche tempo fa sembrava prevalesse soltanto il punto di vista di chi è a favore. Infine, abbiamo potuto partecipare all’assise e collaborare con la Conferenza dell’Aja sui problemi di filiazione giuridica derivanti dalle convenzioni internazionali sulla maternità surrogata. Dobbiamo imporre una soluzione alternativa: l’abolizione della gestazione per altri laddove gli organismi internazionali pensano invece in termini di regolamentazione. Soltanto tutte insieme possiamo impedire lo sfruttamento del corpo della donna da parte degli uomini o di coppie benestanti, perché di sfruttamento si tratta”.

intervista a cura di Francesca Romana Buffetti

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