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Di Maio stizza funesta che infiniti silenzi impose ai rei

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Di Maio epura complotti, di lobby oscure s’intende. Ed è epuratore anche e soprattutto di contratti di lavoro, di gente in carne e ossa s’intende. Magari fossero solo gli 8 mila all’anno del Decreto Dignità. Sommare quelli da chiusura obbligatoria di negozi e punti vendita la domenica e i festivi. E quelli da non ratifica del trattato commerciale col Canada. E quelli da No Tav, No Tap…

Di Maio orgogliosamente epura, potesse li epurerebbe tutti, i tre milioni di contratti di lavoro a tempo determinato. Per lui il lavoro a tempo determinato coincide con lavoro precario e dignitoso diritto naturale dell’uomo è il posto fisso. Potesse, Di Maio li cancellerebbe tutti quei tre milioni di contratti e li trasferirebbe, uomini e donne che li avevano, al lavoro nero o al reddito di cittadinanza o ad un misto tra i due che è meglio.

Di Maio in rissa furibonda coi numeri mentre denuncia il complotto dell’aritmetica. Metti tre milioni di contratti a termine, durata massima tre anni. Riduci la durata massima a due anni. Rendi più costoso il rinnovo. E se di questi tre milioni supponi che il 90 per cento sarà rinnovato e solo il 10 per cento no, allora ecco la stima ottimistica di ottomila posti di lavoro in meno da Decreto Di Maio. Chi ha scritto quella cifra nella relazione tecnica che d’obbligo accompagna ogni legge è stato generoso nel supporre tutto o quasi vada come spera Di Maio.

Fa nulla, non si doveva permettere. Di Maio non ha letto la relazione. Non voleva proprio fosse scritta. E comunque, se andava scritta, doveva essere intonata alla narrazione M5S. Non esiste tecnica, matematica, scienza e disciplina che non debba cantare la canzone della politica ora che la politica è finalmente il popolo.

Per questo l’ira funesta di Di Maio annuncia, promette pulizia. Pulizia ovunque, ovunque via chi non sta con il popolo. Sono le parole e i concetti di Erdogan. Funzionari pubblici, professori, economisti, avvocati, ingegneri, medici…devono stare con il popolo. Altrimenti via, via i nemici del popolo e della nazione. E il popolo è il governo.

Popolo e governo finalmente e chiaramente in lotta e missione contro la divisione dei poteri e delle competenze: se il governo fa un Decreto sul lavoro, gli organi di vigilanza e studio devono applaudire, non vagliare. In lotta e missione contro la democrazia rappresentativa, il popolo è uno e in unione mistica col governo. In lotta e missione contro la finanza, il capitalismo, l’industrialismo. In lotta e missione non solo sacrosante ma sacre. Chi si mette di mezzo è nemico, traditore, al soldo di poteri oscuri e maligni.

Di Maio stizza funesta che ordina ai numeri Inps di cantare la sua canzone oppure di tacere è cosa che non si era mai vista. Salvini è la destra più autoritaria che c’è, la cosa più vicina al fascismo che c’è un secolo dopo il fascismo. Le Pen, Orban, Salvini…lo dicono loro di essere la democrazia illiberale. Ma Di Maio è di più, è: io il Bene, tu il Male. Di Maio è teocrazia, è lo Stato e religione fusi nella liturgia, dogmi e precetti dettati dal partito del popolo.

E mentre si va così scrivendo, una sensazione. Bassa come intensità ma netta come tonalità. Una sensazione mai provata quando si scriveva qualcosa contro Craxi o contro Berlusconi. La sensazione che oggi si possa ancora scrivere così, domani magari meno.

La sensazione che la pulizia cui pensa Di Maio e cui aspira M5S tutto non sia il prendersi i posti di comando come fanno tutti quando vincano. E neanche sia solo la promessa di non far fare carriera a chi non ci sta. E neanche solo la promessa di far fare carriera a chi ci sta. No, la pulizia che loro intendono è pulizia etica: chi non sta con loro non sta con il popolo, stare con loro è dovere etico, non stare con loro è peccato sociale da isolare e impedire.

Quindi la sensazione è di aver vissuto una manciata di decenni in cui la libertà di opinione ed espressione concretamente sempre si manteneva ed espandeva e di cominciare a vivere anni in cui queste libertà vanno a contrarsi.

Quindi la sensazione è che la stizza funesta di Di Maio apporterà molti silenzi. Non appena e anche prima che una generazione di giornalisti avvezzi e viziati a scrivere senza l’obbligo di essere amici del popolo sarà in qualche modo pensionata e archiviata.

Sensazione acuita dall’afflusso di nuovi fedeli alla religione e alla chiesa del popolo e dalla loro tipologia: Scamarcio, Mogol, Berti, Calà…Tipologia entusiasta e sincera e inossidabile: come si potrà mai spiegare a un Jerry Calà che i miliardi che lui dice spesi per salvare e banche non hanno salvato i banchieri ma il conto in banca di centinaia di migliaia di cittadini? Non si potrà senza essere fischiati dal popolo gente e ammoniti, la prima volta, dal popolo governo. La seconda volta espulsi dal popolo potere.

Eccola la sensazione, netta e nuova. Magari ci si sbaglia. O magari si sbagliano e non di poco quelli che con gli epuratori dei numeri e dei fatti ci vogliono dialogare, forse perché sono anche loro alla fine epuratori di posti di lavoro. Magari si sbagliano e di grosso quelli che oggi pensano e predicano dialogo. Con la religione pubblica M5S l’unico dialogo possibile è la conversione. Ecco, magari qualcuno pensa di salvarsi convertendosi. In effetti basterà dirsi convertiti…rieccola la sensazione.

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