Italia

Buoni risultati e limiti per le energie rinnovabili in Italia

Shares Share

Con le manifestazioni sul clima che si sono svolte in oltre duemila città nel mondo, si è espressa con forza una richiesta ai governi per politiche più incisive contro il riscaldamento globale, con l’obiettivo di ridurre realmente le emissioni di anidride carbonica, tra i principali gas serra.

Si tornano a chiedere politiche che favoriscano l’utilizzo delle fonti rinnovabili e la riduzione dei combustibili fossili soprattutto petrolio e carbone che aumentano il riscaldamento globale e nelle città provocano malattie del sistema respiratorio.

Secondo una ricerca della Fondazione sviluppo sostenibile, sviluppata in collaborazione con Enea e con la partnership delle Ferrovie dello Stato, il nostro paese ha una media di 1.500 morti premature all’anno per inquinamento per milione di abitanti, contro una media europea di 1.000. La Germania è a 1.100, Francia e Regno Unito a circa 800, la Spagna a 600. Malattie e decessi sono causati da un’eccessiva concentrazione di diossido di azoto, polveri sottili PM2,5 ed ozono, tutti prodotti dalla combustione di carburanti e altri derivati del petrolio.

Purtroppo, gli obiettivi fissati dalla Conferenza di Parigi sul clima rischiano di non essere raggiunti per il mancato impegno dell’America di Trump e per i ritardi nei contributi ai paesi in via di sviluppo. Il ritardo nella diversificazione delle fonti energetiche fa sì che ancora oggi il sistema energetico mondiale si basa sui combustibili fossili per circa l’82% dei consumi.

Dal primo prospetto elaborato da Eurostat e aggiornato al 2016 emerge come il nostro paese sia il secondo maggior produttore di energie rinnovabili (circa 25 milioni di Tonn. Equivalenti di Petrolio) dopo la Germania tra i 28 paesi dell’Unione Europea.

In questo quadro l’Europa si è data l’obiettivo di coprire entro il 2020 almeno il 20% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico, biomasse) e questo rappresenta il prospetto della produzione di energie rinnovabili nei 28 paesi dell’unione europea.

Dal secondo prospetto elaborato da Eurostat e aggiornato al 2016 emerge come il nostro paese sia tra quelli in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato. Questo grafico è diverso dal precedente, perché misura in percentuale quanto sia la dipendenza di un paese dalle fonti energetiche fossili e rinnovabili e su questa percentuale influiscono soprattutto le attività industriali energivore e il consumo di carburante per i trasporti.

Quindi paesi più piccoli e meno energivori raggiungono percentuali migliori di paesi industrializzati e con molte auto come Italia, Germania, Francia.

Il buon risultato dell’Italia è dovuto ad una buona produzione idroelettrica e geotermica ed agli incentivi che dal 2005 al 2012 hanno favorito l’installazione di molti impianti fotovoltaici diffusi sulle singole abitazioni e su grandi estensioni. Secondo il rapporto di Legambiente “Comuni Rinnovabili 2015esistono in Italia almeno 800 mila impianti solari sparsi sul territorio.

La progressiva riduzione degli incentivi ha ridotto negli anni successivi un’ulteriore espansione degli impianti.

L’ultimo piano di incentivi presentato dal Governo Conte per il periodo 2018-2020 è indirizzato soprattutto ai grandi impianti e favorisce più gli investitori privati che le famiglie. Infatti, gli incentivi sono previsti solo per impianti con una potenza superiore a 20 KW attraverso un complesso sistema di bandi ed aste, mentre per le famiglie e gli impianti con potenza inferiore si può accedere solo alla detrazione del 50% dei costi nell’arco di 10 anni.

Un’altra occasione mancata per il nostro paese è rappresentata dall’assenza di settori industriali avanzati che possano produrre strumenti tecnologici e componenti per gli impianti eolici e fotovoltaici, oggi importati interamente da altri paesi asiatici e anche europei, che hanno saputo sviluppare nuove filiere produttive. Esistono sicuramente nel nostro paese le capacità scientifiche e tecnologiche per avviare la produzione di questi prodotti del futuro, ma occorrerebbe una maggiore volontà e lungimiranza da parte di Governo e imprenditori per far partire una filiera produttiva delle energie rinnovabili, che sarà molto utile nei prossimi decenni.

Leave a Reply