Italia

Case chiuse: la prostituzione è una scelta?

Shares Share

Salvini, dopo aver chiuso i porti, vuole riaprire le case di tolleranza. Torna la polemica sulla prostituzione in Italia. “Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle case chiuse. Io continuo a ritenere che si debba togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario” ha dichiarato il ministro dell’Interno poche settimane fa.

Per la Lega la soluzione per combattere lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani operati dalla criminalità organizzata sarebbe quella di riaprire le case di tolleranza e tassare la prostituzione, ma andiamo con ordine. La legge che abolì la regolamentazione della prostituzione fu la legge del 20 febbraio 1958 n.75, meglio nota come legge Merlin, dal nome della sua promotrice.

La senatrice Lina Merlin, una delle ventuno “madri costituenti”, aveva iniziato la sua battaglia contro lo sfruttamento della prostituzione molti anni prima. Già nel 1948, infatti, aveva presentato il suo disegno di legge per la chiusura delle case di tolleranza. L’intento della senatrice era quello di garantire uguali diritti civili e sociali a tutti i cittadini, anche alle prostitute, che vivevano recluse e sfruttate all’interno delle case chiuse.

Le “lucciole” venivano schedate, sottoposte a controlli sanitari obbligatori e i loro figli avevano una carriera preclusa all’interno di molti rami della pubblica amministrazione. Cittadine, insomma, di serie B. L’Italia, insieme alla Spagna, all’epoca era l’unico stato in Europa dove la prostituzione veniva ancora gestita dallo Stato. Dieci anni e tante polemiche dopo, anche sotto la spinta dell’ONU, la legge Merlin viene finalmente approvata.

Oggi, più di sessant’anni dopo, però, si torna a parlare di case chiuse. Secondo Salvini “Prostituirsi è una sceltaed è quindi necessario regolamentare il settore così come avviene in altri paesi europei, perchè la prostituzione “è un lavoro come un altro che si fa per scelta ed è sanitariamente tutelato e tassato”. Alcune domande, però, sorgono spontanee: prostituirsi è davvero una scelta? Ci sono davvero donne che decidono volontariamente di utilizzare il proprio corpo come merce?

Secondo un’indagine realizzata dal Codacons, gli operatori del sesso in Italia sono circa 90.000, i clienti circa 3 milioni. Della totalità delle prostitute operanti nel nostro paese, il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’Europa dell’Est e dall’Africa. La maggior parte delle prostitute sono irregolari, arrivate in Italia da paesi poveri o in guerra.

In un contesto come questo, pensare che ci sia davvero una volontà di operare come “sex worker” lascia molti dubbi. La prostituzione è un giro d’affari enorme, che porterebbe milioni nelle casse dello Stato. Anche se lo Stato, nei fatti, dovrebbe entrare in un settore in cui regna lo sfruttamento del corpo e della dignità delle donne, ma, al solito, pecunia non olet.

Un altro dei motivi, poi, per cui si chiede di riaprire le case chiuse riguarda il decoro delle strade. Il senatore della Lega Gianfranco Rufa ha presentato un disegno di legge volto alla riapertura delle case di tolleranza, “un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada, per il decoro e l’immagine delle stesse strade”. Insomma, come se per mettere in ordine una stanza, una persona si limitasse a gettare tutti i vestiti nell’armadio, alla rinfusa, senza prima lavarli e stirarli.

Inoltre, sempre secondo il Codacons, in questi anni stiamo assistendo al boom della prostituzione sul web e a un forte calo di quella per strada. A sostegno della linea di Salvini&co è poi, arrivato anche l’endorsement di un altro grande statista, l’ ex senatore Antonio Razzi: “Anche il Papa sarebbe contento della riapertura delle case chiuse, almeno teniamo le strade pulite ”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, come al solito, ha calmato gli animi ed è riuscito a trovare le parole giuste per parlare dei temi più spinosi, con buona pace di chi cerca sempre di alzare i toni per emergere sugli altri. “Lo sfruttamento sessuale delle donne è una pratica criminale purtroppo diffusa. È bene chiamare questa condizione con il nome appropriato: schiavitù. Si tratta dell’infame schiavitù del nostro secolo” ha dichiarato il presidente Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione della festa della donna al Quirinale.

Il Capo dello Stato ha, poi, richiamato la legge Merlin che dichiaró illegale lo sfruttamento della prostituzione: “Fu una tappa importante nel cammino di liberazione della donna, è una lezione su cui meditare. Oggi la senatrice Lina Merlin sarebbe in prima linea contro la tratta di questo nostro tempo“. Case chiuse o meno, è palese che ci sia una certa difficoltà nel distruggere logiche patriarcali e di sfruttamento del corpo della donna ancora tristemente radicate nella nostra società.

Leave a Reply