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“Fare deserto” nella Metropoli.

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“Per chi si lascia cogliere dallo Spirito che anima la Parola di Dio, “deserto” è la ricerca di Dio nel silenzio” … “Non staccare il concetto di deserto dai luoghi frequentati dagli uomini, prova a vivere questa espressione “il deserto nel cuore della Metropoli”.

 

La vera domanda è: “quale Dio?” Già, quale? Questa è la domanda che la modernità, costituendosi sulla ferita dello snaturamento della Grazia, ha eluso. L’operazione della laicità, iniziata nei conflitti del ‘600, nel tentativo di fondare una legge unificante “etsi Deus non daretur” non è riuscita, perché il Dio della potenza, tutto sommato, costantemente è riemerso nei secoli della modernità, in buona parte anche oggi. Il Dio che “sorprende”, invece, è il Dio annunciato nelle ricerche di una spiritualità del servizio durante tutto l’arco del Novecento e, da Papa Giovanni in poi, in modo diverso, comprensibilmente secondo le indoli personali dei pontefici, è quello annunciato da Papa Francesco. Appunto il Dio di Gesù Cristo, quel peculiare comunicarsi come Servo, facendo a pezzi l’ideologia sacrificale del capro espiatorio. Una sorta di complessità di figure dell’Unico Volto che è il servo di Jahvé, come dicevamo prima, riassuntivo di tutte le differenti figure dell’Antico e arrivando al Nuovo Testamento che per noi cristiani va letto a partire dalla fine, cioè dall’Incar-nazione. Questo è il Gesù che sorprende la Samaritana al pozzo di Giacobbe, facendosi riconoscere come Messia e dicendole che il Regno è presente, perché Lui è il regno.

Di edizione in edizione non è Dio che cambia, ma come diceva Papa Giovanni del Vangelo, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio. E’ perché c’è una Pedagogia del Signore che gradualmente educa il Suo Popolo.

In questo senso la “Lettera a Diogneto” è la “costituzione sociale” di come va realizzata una spiritualità cristiana metropolitana nel XXI secolo. L’anonima risposta, scritta già nel II secolo d.c. all’illustre pagano Diogneto, da parte di un suo amico cristiano, appartiene ai primi tempi dell’elaborazione del “pensiero del Servo”. “I cristiani non si distinguono dagli altri uomini, né per territorio, né per lingua, né per il modo di vestire. Non abitano mai città loro proprie, … né conducono uno speciale genere di vita … Abitano ciascuno nella propria patria, ma come immigrati che hanno il permesso di soggiorno. Adempiono a tutti i loro doveri di cittadini … Si sposano ed hanno figli come tutti, ma non abbandonano i neonati … vivono nella carne, ma non secondo la carne”. Hanno il loro luogo di agàpe, di comunità elettiva, semplicemente attorno all’Eucarestia e alla preghiera: è questo il senso definitivo di questa magnifica lettera che così bene descrive i nostri “antenati”nella Fede.

“Per chi si lascia cogliere dallo Spirito che anima la Parola di Dio, “deserto” è la ricerca di Dio nel silenzio” … “Non staccare il concetto di deserto dai luoghi frequentati dagli uomini, prova a vivere questa espressione “il deserto nel cuore della Metropoli”. Sono questi alcuni appunti di scritti del piccolo fratello Carlo Carretto che, per me, con tanti altri della  generazione formatasi prima e durante gli anni del Concilio Vaticano II, è stato punto di riferimento formativo. Carretto spiega, in modo magistrale, insieme al priore dei Piccoli fratelli René Voillaume dell’inserimento nelle immense realtà “scartate” delle società metropolitane, non solo con la testimonianza silenziosa, ma anche in tante altre esperienze cristiane, con le testimonianze di vita professionale e, come io amo dire, di vita mixta, tra azione e contemplazione secondo le elaborazioni di Jacques e Raissa Maritain e i loro grandi amici di cultura domenicana.

Hong Kong mi è apparsa come la vera città del domani, ancorata su acque senza confini e con strade disseminate all’inverosimile da templi agli idoli come erano Corinto e Atene al tempo di San Paolo. I nomi dei templi sono Bank of America, The Hong Kong Shangai Banking, Bank of China, The Chase Manahttan Bank, Amsterdam Bank, ecc.”. “Mi ricordai che la stessa scena di grattacieli illuminati l’avevo vista per la prima volta a New York. I grattacieli illuminati sembrano diamanti … no, non c’è niente di veramente negativo … il deserto nella città, continuavo a ripetermi, spingendomi lontano, lontano fino all’origine geografica e biblica di quella parola ‘deserto’”. “Ma poi Dio mi fece sperimentare che non c’era luogo privilegiato, che ovunque tu lo potevi trovare. Fare il deserto nella propria vita, mi dicevo.” Ecco, con questi pensieri sparsi di Carretto,  ci apriamo alle ulteriori ricerche sulle strade del servizio, come loro, come i poveri .