Italia

Il governo gialloverde e la babele delle policy sul fisco

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Su cosa abbiano in comune proposte come il reddito di cittadinanza, la flat tax, le manette agli evasori, la pace fiscale, il mantenimento del bonus degli 80 euro (solo per citarne alcune) si potrebbe discutere. Su come esse si concilino con il mantenimento dei saldi strutturali di finanza pubblica è, del tutto, un mistero.

Solo per parlare della flat tax, o meglio della “quasi flat tax” – come è stata ridenominata – data la annunciata presenza di due scaglioni anziché di una sola aliquota costante, l’ammanco economico ammonta a 50 miliardi di minor gettito. Basterebbe già solo questo per chiudere il quadro. Che vi possa essere un recupero di base imponibile dalla minore evasione è tutto da dimostrare: si pensa infatti che da una diminuzione della pressione fiscale e da una semplificazione dell’assetto impositivo dovrebbe derivare un automatico e spontaneo maggiore adempimento. Una sorta di reiterata e indimostrata riedizione della curva di Laffer in salsa italiana, o meglio padana data l’origine della policy, anche perché già diversi economisti stanno spiegando come questa proposta di flat tax (corredata dalle clausole di per chi si troverebbe a pagare di più) sia tutto tranne che semplificatoria.

Se questo pacchetto di provvedimenti ha un filo conduttore esso è figlio anche di una impostazione neo-protezionista degli Stati Uniti, che con la loro riforma fiscale hanno lanciato una sfida competitiva a tutto il mondo a partire dal rilancio dell’economia nazionale sulla base di potenti sgravi fiscali. Non è di interesse di questo articolo analizzare la riforma fiscale di Trump, dato che altri l’hanno già fatto sempre su questo sito, ma sottolineare la comune radice culturale di quei provvedimenti con alcune delle (annunciate) proposte del governo gialloverde.

Ma il punto è anche un altro: un campo progressista non dovrebbe concentrarsi solamente sul fatto che questa babele di proposte sia economicamente insostenibile, ma su cosa questo comporta. La sinistra non può solamente ergersi a “guardiana dei conti” ma dovrebbe analizzare le politiche della destra e cercare le parole per proporre modalità e forme di rilancio del paese a partire da una nuova idea per lo sviluppo italiano. Ed è da qui che viene una ulteriore riflessione sulle riforme proposte dal governo.

Prendendo per buone le parole del ministro dell’economia Tria sul mantenimento dei saldi di bilancio, le strade sono prevalentemente due.

Una strada per realizzare le misure del contratto di governo è infatti un loro accantonamento parziale. Ad esempio, si accantonerà il reddito di cittadinanza per finalizzare risorse sulla flat tax. O, al contrario, si procederà verso una corposa misura assistenziale con una conseguente una diluizione delle riforme fiscali. Questo provocherà uno smottamento dell’asse di rappresentanza del governo, che va letto in maniera prospettica e convogliato verso una nuova idea di paese che concili uguaglianza, giustizia sociale e crescita economica.

Un’altra ipotesi è una realizzazione delle diverse proposte presenti programma di governo finanziata con pesantissimi tagli allo stato sociale: sanità, scuola e tanto altro, con buona pace dei cittadini e con un colpo mortale al welfare state di stampo europeo. Oppure finanziandole con tagli alle tax expenditures, e quindi diminuendo la pressione fiscale da un lato per alzarla dall’altro.

Sono due ipotesi di scuola ovviamente. E il ragionamento è volontariamente “polarizzato”, nel senso che strade altrettanto probabili sono infatti strade “miste”, che prevedano tagli in alcuni capitoli di spesa ed una realizzazione depotenziata di molti dei provvedimenti. Ma servono per chiarire che il campo su cui su cui si muoverà una proposta della sinistra può essere molto diversificato, e la necessità sarà sempre di più quella di leggerlo sapendo conquistare nuovi consensi e convincere gli elettori.

Ad oggi il consenso di questo governo è molto alto e per molti aspetti è inquietante, soprattutto sui temi dell’immigrazione. Tuttavia dobbiamo saper guardare avanti e vedere come l’operato della Lega e dei 5 Stelle soffrirà di forti contraddizioni nella sua realizzazione. E’ a quelle che dobbiamo guardare, cercando di intercettarle non in maniera tatticistica, o giocando di rimessa, ma con nuove idee per il futuro di una società italiana sempre più complessa ed immersa nella competizione globale.