Italia

Scontrarsi con l’indifferenza delle donne su pensioni, caporalato, part-time, badantato e non autosufficienza

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Francesca Marinaro conclude come segue il suo recente intervento: “No cari amici riformisti quel tempo è passato! Le donne devono poter prendere in mano il loro destino e quello dell’Europa e dell’Italia alla pari”(1)

Io dico finalmente, e provo a trattare la materia dal punto di vista di alcune questioni sociali per le quali mi sono impegnato, ma scontrandomi con l’indifferenza delle donne che pure si trovano in posizioni di potere nei sindacati e nei partiti.

Provo a esemplificare.

Pensioni. Per chi era il superamento dello scalone di Maroni? E adesso per chi è quota cento che nasce dall’enfasi sulla condizione dei cosidetti precoci? Sono problemi di maschi? Vi si può contrapporre l’idea che un anticipo al pensionamento può giustificarsi in ragione di lavori usuranti o per essersi dedicati a lavori di cura. Perfino opzione donna è sembrata non interessare le donne in carriera.

Caporalato. E’ una illusione pensare che basti la Legge con la sua impostazione giustamente repressiva a risolvere. Il motivo è che i caporali fanno un lavoro necessario: organizzano l’incontro domanda-offerta e il trasporto sul luogo di lavoro. Se non si mette mano a questo vincono i caporali salvo quei pochi che andranno in carcere.

Elasticità del part time. L’ubriacatura pro-flessibilità che ha generato il Job Act ha prodotto alcuni danni clamorosi alle donne che subiscono gli effetti delle flessibilità di orario che fanno comodo alle imprese. Troviamo scritto nel Decreto: Le clausole flessibili ed elastiche prevedono, a pena di nullità, le condizioni e le modalità con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi, può modificare la collocazione temporale della prestazione e variarne in aumento la durata”.

Cioè, con tutti i discorsoni che si fanno a proposito di “conciliazione”, due giorni di preavviso per cambiarti l’orario. E se ti chiedo di fare ore supplementari te le pago meno di quelle ordinarie.

Badantato e non autosufficienza. Parliamo di oltre tre milioni di soggetti per i ¾ donne; oltre 1 milione e mezzo di badanti per l’80% donne immigrate; almeno due milioni di caregiver a tempo pieno che sono donne quasi al 100%; altre centinaia di migliaia le donne dipendenti da coop sociali dedicate alle prestazioni di ADI (Assistenza Domiciliare Integrata).

Qualcuno ha l’impressione che il tema sia all’Ordine del giorno per Governi, partiti, sindacati? Io no.

Il Contratto nazionale del lavoro domestico (Colf e Badanti) è scaduto il 31 dicembre 2016 e non è stato neanche disdettato; quello delle coop sociali è scaduto da sei anni.

Essendo capo di una associazione di famiglie che combattono con il problema della non autosufficienza, colgo qualsiasi occasione per proporre il tema anche dando la caccia a singole donne che hanno ruoli nelle amministrazioni, nella politica e nel sociale.

Forse sono le mie proposte a non essere adeguate e suscettibili di ascolto.

Tuttavia sono approdato alla seguente considerazione: Se non ora quando?

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1 – Francesca Marinaro, “Serve un nuovo riformismo di donne e uomini”, L’Italia che verrà, 15 novembre 2018