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Italia/Europa: serve una politica sull’immigrazione

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Italia ed Europa necessitano una vera politica sull’immigrazione. Il dibattito politico nazionale sull’immigrazione, basato essenzialmente su un approccio ideologico e propagandistico, non aiuta nella definizione di una tale politica .

Una politica che certo deve far tesoro dell’azione delle organizzazioni umanitarie e sociali, ma deve essere chiaro che essa non si può sostituire all’azione dello Stato italiano e dell’Europa. I partiti di opposizione dovrebbero guardare di più a questa necessità e avvalersi di argomenti concreti per contrastare la politica di Salvini.

Prendiamo ad esempio il ritiro dell’Italia dalla missione Sophia.

Se nel Mediterraneo dove si sa che circolano navi, gommoni e barche cariche di vite umane, il governo italiano, gialloverde, decide di porre fine alla missione europea Sophia, che prevedeva delle navi militari per pattugliare e quindi controllare e salvare vite umane, appare evidente l’arrivo delle organizzazioni umanitarie perché fa parte della loro funzione.

Mentre non fa parte della funzione di uno Stato democratico rinunciare a controllare e salvare vite umane. Quello che serve non è fare la voce grossa contro alcune Ong per raccogliere consenso, per poi, in silenzio, continuare con gli sbarchi perché non si può fare altrimenti.

Quello che serve è appunto una politica sull’immigrazione, a partire dal riordino delle competenze e procedure per la guardia costiera, unica titolata a gestire le attività di controllo, ricerche e soccorso in mare e a decidere sull’utilizzo di altre unità navali, comprese quelle militari e a individuare i porti sicuri.

Agendo in questo modo si può anche spingere in sede di Ue per la creazione di una guardia costiera europea e altre azioni comuni per fronteggiare l’emergenza umanitaria, come lo è stato con la missione Sophia.

Le forze politiche, quelle europeiste per primi, devono essere consapevoli che senza una politica nazionale, senza innovazioni radicali sul piano della macchina statale, senza rivoluzioni concettuali e metodologiche, senza creatività politica, gli sforzi per governare il fenomeno immigratorio proveniente dal Mediterraneo tendono a fallire miseramente, producendo sfiducia verso gli apparati pubblici e terreno fertile per un maggiore radicamento delle predicazioni estremiste.

Per sconfiggere queste pulsioni una politica migratoria europea deve essere completata in tempi rapidi. Per questo un test importante sulla capacità dell’Europa di contribuire con incisività sulla governance globale, sarà costituito dalla sua politica sulla stabilizzazione e lo sviluppo del Mediterraneo e dalla sua volontà di istituire rapidamente il fondo europeo per i rifugiati, nonché adottare misure urgenti in materia di protezione per le persone che fuggono verso l’Europa.

Qui non si tratta di concessioni ai sovranisti, ma di assicurare la giusta interpretazione dei Trattati in materia di solidarietà e ripartizione degli oneri. Perché quando uno scafista, o una carretta del mare, carica di persone che scappano da situazioni drammatiche approdano sulle nostre coste, oppure su quelle di Malta, della Grecia o della Spagna non approdano solo sul suolo di questi Paesi, ma arrivano in primo luogo in quello europeo, e questo per effetto dell’abbattimento delle frontiere interne, del principio sulla libera circolazione dei cittadini e dello spazio comune di libertà e sicurezza.

In questo caso il problema della vigilanza sulla frontiera europea nel Mediterraneo, come pure dell’accoglienza umanitaria, non è più questione solo dello Stato di frontiera.

E’ innanzitutto un problema dell’Europa, per questo serve un nuovo processo di Barcellona nel e per il Mediterraneo, un nuovo partenariato Europa/Africa capace di offrire soluzioni ai tanti problemi che il fenomeno migratorio racchiude in se.

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