ITALIAROMA CAPITALE

La Città Metropolitana: progettare per sopravvivere

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Si parta da molto lontano, considerando che le nostre origini politiche partono dalla cultura – intesa come modo di vivere – contadina e dalla fede religiosa, principalmente quella cattolica.

Sono origini che lasciano ampio margine all’individualismo anche se le strutture economiche e sociali si accollano i poteri di indurre i consumi e di indicare le mete e le guide.

Gli storici sapranno meglio articolare o smentire queste indicazioni sommarie, oppure illustrarci come queste caratteristiche abbiano convissuto con le forme associative più gloriose e più prodighe di progressi: comuni, signorie, stati preunitari, unità d’Italia.

In un clima ‘contadino’ e fideistico l’individualismo è il principale motore di ogni azione sociale.

Le forme di sussidiarietà che in esso si configurano hanno più il carattere dell’autarchia che della solidarietà.

L’induzione dei consumi da parte della produzione, il primato dell’offerta sulla domanda, il primato del potere politico sulle folte folle solitarie caratterizzano buona parte della nostra era, comunque il XX secolo.

Si sovrappongono alle possibili manifestazioni libertarie di rari gruppi di individui che, senza strutture di riferimento percepibili e controllabili, si trasformano, prevalentemente, nell’accidia, nell’indifferenza nell’irresponsabilità e, talvolta, in sparute espressioni anarcoidi.

Gli individui come tali rispondono pedissequamente a induzioni che non governano e non controllano.

L’avvento della società dei consumi e della globalizzazione inverte questo schema.

La domanda prevale sull’offerta. I consumi inducono la produzione e la vincolano alla soddisfazione di bisogni parcellizzati, individuali.

L’inefficienza e il degrado delle istituzioni, la loro mancata trasparenza, l’impossibilità di un controllo immediato e risolutivo fanno sì che comportamenti individualistici, sicumera di sé, ma anche forme di accidia e di irresponsabilità, si propaghino.

Convivono con questi comportamenti forme di sussidiarietà orizzontale, talvolta anche numerose – specialmente in contesti anomici -, che non trovano però sbocco e corrispondenza con strutture istituzionali capaci.

Rapidamente e sommariamente si può quindi sostenere che l’obiettivo di un’azione politica immediata possa essere la ricomposizione delle forme di sussidiarietà; la ricostituzione e il rafforzamento delle istituzioni più prossime ai cittadini; il consolidamento delle loro autonomie; l’indicazione di mete collettive che non riguardino appunto la sola sussidiarietà orizzontale ma anche quella verticale, che indichino gli equilibri necessari mutevoli e adeguati alle varie forme di autorità e di libertà: un diritto all’individualità nel contesto di una società autorevole, partecipata, trasparente e controllabile.

È in questo modo che si possono progettare indicazioni e politiche e criteri e strumenti di azione per favorire “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

L’articolo 18 della Costituzione indica questo obiettivo e indica anche che esso è favorito da “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni”.

Allora si considerino le vicende politiche in cui ci troviamo impegnati.

Non è sufficiente il contrasto ai ‘contratti’ programmatici, agli effetti da questi scaturenti o agli ‘stili’ di governo delle forze politiche al potere.

Occorre sopravvivere in questo contesto che si ritiene ostile e dannoso per l’intera società, anche per la folla solitaria che lo ha sostenuto, ma bisogna progettare i modi e indicare le vie di uscita.

Progettare non è facile. Occorre anzitutto considerare il ‘fattibile’, il contesto e i tempi per la sua realizzabilità.

Si parta dalle scadenze più prossime: le elezioni europee del 2019 e l’elezione del Sindaco della Città Metropolitana di Roma del 2021.

Occorre progettare un’azione di medio periodo valida per le comunità locali che può avere una ricaduta utile per l’immediato.

Si tratta di ipotizzare un disegno di legge che attui la disposizione della Legge Delrio[1] relativamente all’elezione del Sindaco Metropolitano.

Si tratta di un’impresa laboriosa che deve essere fatta in sintonia con amministratori locali, con gli stessi enti locai, con associazioni quali Anci, Legautonomie, etc..

È nota la fallacia della Legge Delrio per quanto riguarda l’abolizione delle province. Tuttavia proprio questo problema può galvanizzare una partecipazione e può riportare in auge quei principi di sussidiarietà verticale e orizzontale, prima richiamati in astratto, che possono trovare rispondenza alla necessità di vari enti locali, degli stessi Municipi di Roma, di avere maggiore autonomia e maggiore coinvolgimento nell’amministrazione ma soprattutto nel governo della città metropolitana e nel suo sviluppo complessivo e nel suo sviluppo del suo ruolo nazionale e internazionale.

È possibile lavorare per una ipotesi ‘federalista’, compatibile con la Legge Delrio. Nel caso di Roma, organizzare i 120 Comuni della ex Provincia in collegi elettorali omogenei che possano esprimere una loro rappresentanza, controllabile e partecipativa. Dare autonomia effettiva ai 15 Municipi di Roma risolvendo il problema di Roma Capitale. Considerare la possibilità e l’utilità di elezioni di secondo grado in modo tale che i rappresentanti dei cittadini eletti in prima istanza possano essere il legame naturale con gli elettori e dar conto delle scelte successive di selezione di amministratori di enti verticalmente superiori, con il risultato conseguente che la sezione degli amministratori procede per valutazioni di merito e competenze e non solo per capacità di organizzare mastodontiche campagne elettorali.

È una dimensione progettuale in cui, accanto ai valori locali di solidarietà e partecipazione, trovano posto l’affermazione e ripresa dei principi e dei valori della civiltà e della cultura universali cui si è ispirata la società italiana negli ultimi 70 anni.

Principi e valori che debbono essere rispettati e sviluppati nei contesti locali, simultaneamente a quelli nazionali, europei e internazionali, nella vita quotidiana e nelle dichiarazioni politiche per poter procedere in un ordinato e pacifico sviluppo della società italiana che miri al superamento delle diseguaglianze sociali e territoriali, all’incremento del benessere, al mantenimento della pace, a garantire le libertà, in primis le libertà di parola e di espressione, di culto, di circolazione, dal bisogno e dalla paura.

Non si dimentichi che nelle comunità locali si attuano e si sviluppano i principi fondamentali per il rispetto della persona umana e anche progetti e politiche di sviluppo finanziati dall’Unione Europea

Con questa progettazione condivisa con numerose forze sociali si può affermare e comunicare a tutti cittadini che ogni atto legislativo o di governo, nazionale e locale, ogni dichiarazione politica, ogni atto o procedura amministrativa, ogni atto della magistratura debbano essere formulati tenendo conto dei principi e dei valori richiamati.

E questi valori, a fondamento delle politiche europee ed europeiste, collegano il tema della organizzazione delle autonomie locali con quello più ampio e non solo amministrativo dell’Europa, garante di pace e di sviluppo per la sua collocazione internazionale e per la sua funzione di civiltà millenaria, prodiga per cultura e solidarietà.

È una progettazione che impegna associazioni e studiosi ma che può, nelle forme dovute ed opportune, coinvolgere cittadini e amministratori locali.

L’Italia che verrà sta facendo la sua parte con iniziative qualificate relative a Roma.

La Città Metropolitana è stata oggetto, tra molte altre iniziative, di tre seminari – organizzati dal Circolo Fratelli Rosselli insieme a Koinè, Teorema e Agire Politicamente – in cui si sono esaminati le vitalità, i nuovi soggetti e la governance dell’area metropolitana di Roma.

Il lavoro va proseguito insieme, per confermare e innovare quanto elaborato finora nella nostra cultura e nella democrazia; per non cadere nell’accidia e nell’abulia; per indicare un futuro possibile che non sia solo speranza ma stimolo alla conquista di un vivere comune in cui le libertà fondamentali abbiano effettiva realizzazione.

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[1] Legge 7 aprile 2014, n. 56. Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni. (G.U. n. 81 del 7 aprile 2014)

  1. Lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. E’ inoltre condizione necessaria, affinché si possa far luogo a elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, che entro la data di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni. A tal fine il comune capoluogo deve proporre la predetta articolazione territoriale, con deliberazione del consiglio comunale, adottata secondo la procedura prevista dall’articolo 6, comma 4, del testo unico. La proposta del consiglio comunale deve essere sottoposta a referendum tra tutti i cittadini della città metropolitana, da effettuare sulla base delle rispettive leggi regionali, e deve essere approvata dalla maggioranza dei partecipanti al voto. E’ altresì necessario che la regione abbia provveduto con propria legge all’istituzione dei nuovi comuni e alla loro denominazione ai sensi dell’articolo 133 della Costituzione. In alternativa a quanto previsto dai periodi precedenti, per le sole città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti, è condizione necessaria, affinché si possa far luogo ad elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, che lo statuto della città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del comma 11, lettera c), e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con lo statuto della città metropolitana.

 

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