Italia

La libertà femminile utile alla “ripartenza” del Pd

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A proposito del seminario di studio che il Pd ha organizzato martedì 5 giugno con intellettuali e mondo della cultura, voglio dire che non se ne può più di vedere tutti questi uomini che discutono di politica tra di loro e con pochissime donne che parlano il linguaggio degli uomini.

Le donne non sono una categoria sociale per cui se ne può fare a meno nella costruzione di un progetto, di una visione di società futura. Di fronte ai cambiamenti profondi che il nuovo modo dello stare e vivere insieme pone, un Pd rigenerato è obbligato a fuoriuscire da una discussione neutra sul destino della libertà femminile per rispondere al tema vero: la costruzione di una società a dimensione di uomini e donne.

Maria Teresa Bartoli Macrelli e Nilde Iotti al dibattito “Le donne nei partiti politici”, 1962

Le donne sono un soggetto che reclama l’accesso pieno alla sfera della libertà e alla condivisione della responsabilità con l’altro da sé. Ecco perché la questione non può più essere affrontata prevedendo dentro, al modello di società plasmata sul maschile, uno strapuntino per le donne, ma rivoluzionando tutta l’organizzazione della società. Sono tanti i segnali che spingono in questa direzione: violenza, molestie, discriminazioni, questione demografica e calo delle nascite, lavoro e crescita, pari opportunità e differenza. Se guardiamo all’esperienza e ai tentativi in atto ci accorgiamo, infatti, che la tendenza a considerare la “liberazione” della libertà femminile dalla propria corporeità e dalla maternità, non fa altro che un’operazione di omologazione della donna al modello maschile.

In quest’ottica la democrazia paritaria non va vista solo come tema di riequilibrio della rappresentanza, ma soprattutto come la via necessaria per costruire una democrazia per tutte e tutti, portatrice di legami diversi tra donne e uomini. Infatti, la democrazia paritaria è la ricostruzione delle Istituzioni democratiche attraverso la condivisione del potere pubblico e delle responsabilità private, che presuppone una rivoluzione nella cultura, nella mentalità, nel modo in cui oggi il potere è distribuito, nella forma in cui il lavoro è organizzato. Inoltre, l’evoluzione tecnico-scientifica che, attraverso il mercato, irrompe prepotentemente nella sfera della riproduzione umana, e quindi nella vita e il futuro dell’umanità, richiede una critica del Riformismo alla modernità senza limiti e valori, prima fra tutti la dignità della persona. Quest’appare ancora più necessario di fronte alle nuove scissioni della procreazione che l’evoluzione tecnico-scientifica propone, in particolare con la pratica dell’utero in affitto. Quella dello sganciamento della maternità dal corpo, dalla sessualità e dalla differenza è un’interpretazione che oltre ad ignorare tutta la complessità che pone la questione può condurre anche al risultato paradossale di un maggiore indebolimento della identità femminile, della democrazia rappresentativa e delle relazioni tra Stati e popoli uguali.

Ridurre le disparità tra uomini e donne deve diventare una priorità. In questo senso le politiche pubbliche dovrebbero essere maggiormente orientate in un’ottica di genere perché non è solo un’elementare questione di equità fra i sessi, ma costituisce un vero e proprio volano per lo sviluppo. E’ risaputo ormai che ciò che fa la differenza sul reddito di un Paese e le sue dinamiche di sviluppo è il lavoro delle donne.

Nelle società postindustriali le maggiori prospettive d’incremento occupazionale si concentrano nei servizi alla persona e alle famiglie. Ed è proprio, su questo terreno, che l’Italia appare come intrappolata in un circolo vizioso: scarsità di servizi e bassa partecipazione femminile, che a sua volta è collegata alla scarsità di servizi.

Una situazione che accentua le diseguaglianze sociali e di genere, con conseguenze negative anche per la natalità.

Una democrazia rinnovata, quindi, nella quale donne e uomini condividono lo spazio pubblico e quello privato, la carriera e la cura familiare, la partecipazione alle Istituzioni e al mercato del lavoro, deve stare al fondamento del nuovo Riformismo pena la non soluzione delle attuali difficoltà.

Qui c’è la necessità di un Riformismo che sappia promuovere una democrazia e un assetto della società fondato sul riconoscimento dei due sessi come nuovo patto sociale.

In un tale quadro di riferimento un Riformismo nuovo si deve porre l’obiettivo di non spingere la categoria dei diritti molto oltre i limiti propri ed evitare soprattutto di farli coincidere con tutto quello che può apparire desiderabile. Una cultura che spinge la categoria dei diritti molto oltre possiede un indubbio fascino attrattivo ma bisogna stare molto attenti perché può portare anche a una sorta di cortocircuito fra quantità di diritti e qualità della democrazia.

Quest’approccio dovrebbe anche comportare una forte e decisa critica alla struttura neutra della cittadinanza, allargando l’idea di cittadinanza dai diritti alla responsabilità e alla condivisione di donne e uomini uguali ma differenti.

Di fronte al difficile passaggio della Nazione è importante acquisire la consapevolezza che oggi più che mai è impossibile una ripartenza del Pd senza l’apporto delle donne; voglio dire artefice e pienamente parte di un progetto a dimensione di donne e uomini.