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Prospettive delle migrazioni internazionali 2018 / leggi la Sintesi in italiano del Rapporto OCSE

By 17/04/2019 No Comments
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OECD Multilingual Summaries International Migration Outlook 2018

La pubblicazione integrale è disponibile in lingua inglese e francese all’indirizzo: https://www.oecd-ilibrary.org/social-issues-migration-health/international-migration-outlook-2018_migr_outlook-2018-en

 

Prospettive delle migrazioni internazionali 2018

Principali tendenze

I dati preliminari indicano che nei Paesi OCSE sono stati registrati nel 2017 poco più di cinque milioni di nuovi migranti permanenti regolari. Per la prima volta dal 2011 questi movimenti in entrata stanno diminuendo (una diminuzione di circa ‐ 5% rispetto al 2016). Ciò è tuttavia ascrivibile alla diminuzione significativa del numero di migranti cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato nel 2017, mentre le altre categorie di migranti sono rimaste stabili o sono aumentate.

Dopo due anni di livelli record delle richieste d’asilo nei Paesi dell’OCSE, nel 2017 si è registrato un notevole calo, con 1,23 milioni di domande. Questa cifra, tuttavia, è ben superiore a quelle registrate prima del 2015. I tre principali Paesi di origine delle richieste sono stati l’Afghanistan, la Siria e l’Iraq. Nel 2017 gli Stati Uniti hanno ricevuto il maggior numero di richieste di asilo dell’area OCSE (330.000), seguiti dalla Germania (198.000).

Rappresentando quasi il 40% delle entrate a carattere permanente, la migrazione per motivi di famiglia (ricongiungimento, creazione di una famiglia o accompagnamento di membri della propria famiglia) resta il principale canale di migrazione verso l’area OCSE. Il forte aumento di questa categoria nel 2015‐2016 ha invertito la tendenza al declino, iniziato nel 2010, della migrazione per motivi di famiglia.

Per la prima volta, quest’anno le “Prospettive” includono un dato numerico consolidato per l’insieme delle categorie di migranti per lavoro temporaneo verso i Paesi dell’OCSE. Queste categorie comprendono le assunzioni internazionali di lavoratori stagionali e di altri lavoratori stranieri temporanei; i lavoratori UE trasferiti dai loro datori di lavoro verso altri Paesi UE con contratti locali (lavoratori distaccati) e le persone trasferite in seno alla propria impresa. Complessivamente, nel 2016 sono stati registrati nell’area OCSE oltre 4,2 milioni di lavoratori stranieri temporanei, pari all’11% in più rispetto all’anno precedente. I principali Paesi di accoglienza dei lavoratori temporanei sono stati la Polonia (672.000 migranti provenienti soprattutto dall’Ucraina) e gli Stati Uniti (660.000 lavoratori migranti, provenienti principalmente dall’India).

Circa 3,3 milioni di studenti internazionali erano iscritti negli istituti di istruzione superiore nell’area OCSE, ossia l’8% in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, le recenti tendenze negli Stati Uniti indicano una forte diminuzione del numero di permessi per studenti nel 2016 (‐27%). In media, gli studenti internazionali rappresentano il 9% del totale degli studenti iscritti negli istituti di istruzione superiore nei Paesi dell’OCSE nel 2015. Essi rappresentano il 14% degli studenti iscritti ai corsi di master e il 24% di quelli iscritti ai programmi di dottorato.

In media tra i Paesi dell’OCSE il tasso di occupazione degli immigrati è aumentato di 1 punto percentuale nel 2017, attestandosi al 67,1%. Il tasso medio di disoccupazione degli immigrati è diminuito di un punto percentuale, al 9,5%, e il divario medio del tasso di disoccupazione tra persone nate all’estero e autoctoni è diminuito fino ad arrivare a 3 punti percentuali nel 2017. Questi sviluppi sono in parte riconducibili a miglioramenti significativi in alcuni Paesi dell’UE.

Riguardo alle politiche, in molti Paesi si continuano a perfezionare i canali migratori per gli stranieri altamente qualificati, con aggiustamento dei criteri di selezione previsti nei programmi destinati ai migranti permanenti e revisione dei requisiti contenuti nei programmi rivolti ai migranti temporanei. Continua ad aumentare il numero di visti per i creatori di imprese start‐up, mentre sono in corso di revisione i programmi riguardanti gli investitori, con un inasprimento dei requisiti. Si stanno rivedendo anche i criteri di autorizzazione per il ricongiungimento familiare.

L’impatto dei recenti flussi di rifugiati sul mercato del lavoro

Per i Paesi europei nel loro insieme l’impatto relativo stimato dei recenti ingressi di rifugiati sulla popolazione in età lavorativa non dovrebbe superare, secondo le proiezioni, lo 0,4 % entro dicembre 2020. In termini di forza lavoro, se si considera che i tassi di partecipazione dei rifugiati sono generalmente molto bassi nei primi anni di permanenza nel Paese di accoglienza, la stima dell’entità dell’impatto netto aggregato sul mercato del lavoro dovrebbe essere ancora più bassa, meno dello 0,25% entro dicembre 2020.

Nei Paesi in cui gli effetti aggregati sono più elevati, l’impatto sarà probabilmente molto più ampio per specifici segmenti del mercato del lavoro, specie per gli uomini giovani meno istruiti. Poiché questa fascia di popolazione è già vulnerabile in gran parte dei Paesi di accoglienza, sono necessarie misure ben mirate per fornirle adeguato sostegno.

Il lavoro illegale dei lavoratori stranieri

L’occupazione illegale di lavoratori stranieri può derivare dal mancato rispetto delle norme in materia di migrazione o di lavoro. Affrontare tale problema è quindi un obiettivo delle politiche sia economiche che migratorie.

Di conseguenza, i Paesi OCSE dovrebbero provare a migliorare il coordinamento e la coerenza delle azioni tra le autorità di controllo. Essi dovrebbero inoltre sensibilizzare i datori di lavoro e i lavoratori e utilizzare migliori sistemi di accertamento dello status dei migranti nell’ambito delle misure volte a evitare il lavoro illegale dei migranti. Tuttavia, quando il lavoro illegale dei lavoratori stranieri diventa una questione preponderante o tale da essere considerata come strutturale, si potrebbe valutare l’opportunità di programmi di regolarizzazione. Questi devono essere formulati con cura e accompagnati da opportuni cambiamenti nei canali di migrazione regolare di manodopera e da un rafforzamento delle misure di controllo. Infine, le politiche per contrastare l’occupazione illegale di lavoratori stranieri dovrebbero essere attuate non solo a livello nazionale e settoriale, ma anche a livello internazionale.

Principali conclusioni

L’integrazione degli immigrati nel mercato del lavoro

  • Tra il 2016 e il 2017 il tasso di disoccupazione dei migranti nei Paesi dell’OCSE è diminuito di oltre un punto percentuale attestandosi al 9,5% e il tasso di occupazione è aumentato dal 65,5% al 67,1%. Il miglioramento è stato più netto per le donne nate all’estero.
  • Specifici gruppi di migranti fanno registrare tassi di occupazione particolarmente alti. Per esempio, nell’Unione europea il tasso di occupazione dei migranti originari di un altro Paese dell’UE supera di 5 punti percentuali quello delle persone nate nel Paese di accoglienza. Negli Stati Uniti, per la prima volta negli ultimi anni i migranti provenienti dal Messico e dall’Africa hanno superato i migranti provenienti dall’Asia di 1 e 3 punti percentuali rispettivamente.
  • Nei Paesi dell’OCSE si continuano a predisporre programmi d’integrazione per migranti e rifugiati di recente arrivo, incentrati su acquisizione di competenze e della lingua del Paese di accoglienza. Molti Paesi hanno inoltre sviluppato misure destinate ai più vulnerabili, in particolare i minori non accompagnati e i bambini entrati tardi nel sistema d’istruzione del Paese ospite.L’impatto dei rifugiati sul mercato del lavoro

• Tra gennaio 2014 e dicembre 2017 i Paesi europei hanno ricevuto 4 milioni di nuove richieste di asilo, ossia tre volte tanto rispetto al precedente periodo di quattro anni. Nello stesso periodo (2014‐17), circa 1,6 milioni di persone hanno beneficiato di qualche forma di protezione.

 

INTERNATIONAL MIGRATION OUTLOOK 2018 – ISBN 978-92-64-301955 © OECD 2018

  • Per l’insieme dei Paesi europei l’impatto relativo dell’afflusso recente di rifugiati sulla forza lavoro è stimato a meno dello 0,25% entro dicembre 2020. Tale impatto, tuttavia, potrebbe essere più marcato per gruppi specifici (uomini giovani con bassi livelli d’istruzione) nei Paesi che hanno accolto molti rifugiati (Austria, Germania, Svezia).
  • Se nessun migrante dovesse rientrare nel suo Paese di origine, il numero totale di richiedenti asilo respinti potrebbe essere di 1,2 milioni entro la fine del 2020. L’effetto sul mercato del lavoro informale dipenderà dal numero di ritorni volontari e dall’efficienza delle misure di applicazione della legge.Il lavoro illegale di lavoratori stranieri

• E’ probabile che tra i lavoratori stranieri l’occupazione illegale colpisca maggiormente gli uomini relativamente giovani. I settori più colpiti dal fenomeno del lavoro illegale sono l’agricoltura, l’edilizia, l’industria manifatturiera e i servizi domestici.

Sintesi OCSE Parigi in Italiano (scarica il documento di sintesi in PDF)

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© OECD

Questa sintesi non è una traduzione ufficiale dell’OCSE.

La riproduzione della presente sintesi è autorizzata sotto riserva della menzione del Copyright OCSE e del titolo della pubblicazione originale.

Le sintesi sono traduzioni di stralci di pubblicazioni dell’OCSE i cui titoli originali sono in francese o in inglese.

Il testo integrale in lingua inglese è disponibile online sul sito OECD iLibrary!

© OECD (2018), International Migration Outlook 2018, OECD Publishing. doi: 10.1787/migr_outlook-2018-en

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