Riforma della PA

Automazione e robotica. Appunti sul futuro prossimo.

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Le ‘regolarità’ strutturali di innovazione sociale e conflitto, come ben sappiamo, hanno subito/provocato, negli ultimi trent’anni un’accelerazione dei processi tecnologici e di ‘riduzione’ dello spazio/tempo, di imponente diffusività in tutto l’occidente e anche oltre. La globalizzazione dei processi finanziario-tecnologici è stata un’asse decisivo nei processi geopolitici su scala mondiale. Componendo nuovi centri di potere su scala globale e, letteralmente,rendendo ‘liquida’, cioè scomponendo socialmente e precarizzando il tutto, la classica forza-lavoro nelle terre più avanzate del passato sviluppo che si è trasformato in una stagnazione economica di lungo periodo.

La ‘maturità’ delle forze produttive non poteva dare che questo risultato: non essendoci più soggetti sociali organizzati in grado di produrre contro-progetti positivi e di allargamento dei controlli democratici per reali mutamenti socio-politici progressivi. Il tutto si è arenato come si fosse a vivere in una graduale ‘entropia sociale’. Tutto ciò, dal 2008, ha assunto caratteri vistosi su scala internazionale. Non ne siamo ancora sortiti, sebbene accenni, anche da noi, indichino possibilità di inversione di marcia. Qui la capacità di decisione politica ha un suo decisivo ‘spazio’ e quello che si tenta nel PD è di andare avanti verso quantificazioni di crescita economica più evidenti e generali. Fuoriusciti, oramai, dal “regno” delle necessità storiche,dai primissimi anni del terzo millennio -ovviamente con ampie parti degli spazi di altri continenti collocati in realtà più arretrate di noi e alle prese con i convulsi e classici processi di auto trasformazione degli strati proletari- abbiamo assistito a quello che viene denotato dalla comunità dei ricercatori sociali come processo di ‘accelerazionismo’ nel fare società’. Con dimensioni tali di automazione al posto delle macchine meccanizzate da creare preoccupazioni gravi, anzi gravissime, proteste sociali vigorose, ma impotenti senza direzione politica e inevitabilmente travolte dalla rude brutalità delle innovazioni che sempre hanno caratterizzato i mutamenti sociali nelle realtà tardo-capitalistiche occidentali.

Solo oggi ne intravvediamo i lineamenti concreti nella robotizzazione diffusa nelle aziende e nei servizi su scala internazionale. Tutto ciò si accompagna, come bene ha descritto Piketty nei suoi studi, ad una crescita costante del potere della rendita di contro all’intraprendere del profitto e del conflitto del lavoro. Insomma starebbe vincendo il ‘700 protezionistico, starebbero perdendo il profitto ed il conflitto sociale.Bastiat da una parte contro i due “sconfitti storici “ Riccardo e Marxdall’altra. Cosicchè l’idea di futuro sembra restringersi nei SOLI PROCESSI DI AUTOMAZIONE GENERALE E NON COMBINANDOSI con le dinamiche innovative, che nei grandi passaggi d’epoca hanno ‘segnato’ la cosiddetta’ grande politica’.

Invece abbiamo, processi di frammentazione politica come ‘amministrazione’ e basta. Se l’economia è in crisi le tecnologie, come abbiamo notato, continuano ad evolvere sotto i nostri occhi. Gli algoritmi dei calcoli statistico-matematici organizzano sempre diffusivamente orientamenti socio-culturali che non vengono controllati dai poteri democratici travolti dalle accelerazioni del capitale tecnologico. Verrebbe quasi la tentazione, se non fosse anch’essa sicuramente perdente, di proporre una sorta di ‘neo-luddismo’ di frenaggio, forte delle stesse evoluzioni da me descritte.Sarebbe un fatale errore per la stessa tardo-democrazia. Le strade della governabilità di questi enormi processi sociali sono le UNICHE possibilità razionali per il rilancio di decisione e partecipazione. Qui ci possono aiutare le straordinarie visioni della lettera enciclica di papa Francesco ‘Laudato sì. Dove, comprendendo l’irreversibile processo di complessità/coscienza che sta subendo l’insieme dei ‘generi’ umani, le indicazioni pontificie allargano lo sguardo sulle dinamiche educative diffuse e necessarissime anche a livello etico combinandosi alle culture dei ‘limiti’ che sono immanenti ai processi tecnologico-scientifici ovviamente se i ricercatori sono preparati da studi comprendenti la complessità dei raccordi culturali-tecnici che, in quest’epoca così velocistica, sono urgenti non cedendo mai ai miti dell’algoritmo in grado di risolvere da solo gli immensi problemi degli umani. La ‘regolarità’ decisiva è sempre il primato della persona umana a tutti i suoi livelli.

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